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19. 05. 2022 00:38

Milano-Cortina 2026, Roberto Radice: «Il Para Ice Hockey cerca giocatori per una medaglia»

Il milanese è uno degli storici membri della nazionale, reduce da Pechino e che guarda già al 2026: «L'azzurro un orgoglio, ma abbiamo pochi tesserati: dobbiamo allargare il bacino»

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Il quadriennio olimpico invernale è cominciato da poco. Per l’Italia, per Milano, sarà ancora più speciale perché nel 2026 la rassegna a cinque cerchi sarà divisa tra la Madonnina e Cortina. Reduce dall’esperienza a Pechino, il milanese Roberto Radice, storico membro della Nazionale di Para Ice Hockey, comincia a guardare a quel punto lontano nel calendario.

Milano-Cortina 2026, il Para Ice Hockey cerca giocatori: intervista a Roberto Radice

Com’è andata in Cina?
«È stato un torneo positivo. Siamo usciti ai quarti di finale, speravamo di poter raggiungere almeno un quinto posto, ma ci sono nazioni nettamente più forti. Contro la Corea del Sud ci siamo giocati il pass per la semifinale fino alla fine».

Proprio la Cina, che in un quadriennio ha innalzato il livello per i Giochi in casa, può essere d’ispirazione?
«Speriamo di crescere, visto che i numeri sono pochissimi. Abbiamo solo una cinquantina di atleti. Dobbiamo allargare il bacino, altrimenti è difficile competere ad alto livello. Io sono in Nazionale da Vancouver 2010 e spero sempre di vedere un movimento in crescita. In realtà da allora abbiamo perso in termini di numeri».

paraice hockeyOra quattro anni davanti. Come li vedi?
«Abbiamo davanti un quadriennio di sacrifici. Non siamo professionisti, come invece accade per i nostri avversari. Abbiamo tutti un’altra vita lavorativa e familiare. Per me giocare a Para Ice Hockey in azzurro significa andare in palestra ogni volta che finisco di lavorare e per 2-3 giorni alla settimana dedicarmi al ghiaccio. Non tutti vogliono o possono farlo».

Com’è stata la preparazione ai Giochi, con in mezzo la pandemia?
«Io sono tesserato per la Polha Varese, il cui palazzetto di casa è rimasto chiuso in questi mesi. Ci allenavamo tutti all’Agorà a Milano. Un problema è stato anche avere visibilità, è difficile in condizioni normali e lo è stato di più non potendo ospitare pubblico».

Quali sono le modalità per il “reclutamento”?
«A volte lo facciamo di persona, in giro per strada. Però le istituzioni devono fare il loro, andando nei centri in cui si possono trovare dei disabili che vogliono fare sport ad alto livello».

L’obiettivo per Milano-Cortina?
«L’età passa per tutti, io ho fatto 40 anni nel 2021 e molti compagni sono più anziani di me. Se non hai giovani in squadra è difficile. Visto che il quarto posto lo abbiamo centrato quattro anni fa, arrivare alla medaglia sarebbe bellissimo. Ma serve un grande lavoro da parte del Comitato Paralimpico e della Federazione. Quattro anni non sono tantissimi, passeranno in fretta».

Cosa significa avere i Giochi in città?
«A Milano sono nato e cresciuto per 36 anni. Ci lavoro tuttora, in Federazione. Adesso vivo a Crema e Milano mi manca. Ha tutto quello che si può chiedere».

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