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17. 06. 2021 03:50

Il nostro rugby è femmina: sempre più ragazze scelgono la palla ovale

Un movimento in costante crescita a livello regionale, con Milano ottimamente rappresentata dalle Erinni del Cus. Di Giandomenico: «Queste ragazze sono un faro»

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Il successo della nazionale maggiore guidata da Andrea Di Giandomenico ha portato ad una crescita del rugby femminile. In Lombardia, secondo la Fir regionale, nell’anno pre pandemia erano 1.300 le tesserate di cui 410 residenti a Milano.

Nel capoluogo, però, solo un club vanta una squadra Seniores che milita in Serie A: sono Le Erinni del Cus Milano (in cui giocano anche le azzurre Maria Magatti e Laura Paganini) che si allenano al Bicocca Stadium. Lì Di Giandomenico ha tenuto la lezione di convalida per gli allenatori del livello 3, di cui è responsabile nazionale per la federazione.

«Per me il confronto con gli staff regionali è un momento di arricchimento – racconta a Mi-Tomorrow il coach azzurro, accompagnato dalla padrona di casa Lucia Visconti Parisio, delegata della Rettrice della Bicocca per lo sport universitario, e da Diego Dominguez, ex azzurro ora dirigente del Cus –. Si tratta di un’occasione formidabile di formazione, inclusione e conoscenza del territorio in tutte le sue sfaccettature».

È stato un anno molto difficile…
«Un anno che ha impattato sugli sportivi, ma più in generale sulle persone perché dietro ogni atleta c’è un individuo. Il rugby, poi come sport di contatto, è stato particolarmente svantaggiato. Tutto il mondo sta cercando di reagire nel miglior modo possibile e lo sport è una leva fondamentale per riuscirci».

Con la Nazionale siete riusciti a giocare, seppur in una formula ridotta, il torneo delle 6 Nazioni.
«È stato comunque bello. Il timore era legato ai carichi di lavoro ai quali non eravamo più abituati, ma a me interessava di più la parte emotiva: la reazione egregia delle ragazze mi fa guardare con fiducia al futuro».

Le Erinni non vedono l’ora di allenarsi con lei, ritenuto un faro nel mondo del rugby italiano.
«Il vero faro sono loro, le ragazze, le società come il Cus e tante altre diffuse sul territorio nazionale che mettono in campo energie e competenze importanti per permettere alle atlete di praticare il loro sport preferito. Io ho il privilegio di allenare una squadra nazionale che rappresenta tutto questo movimento: siamo orgogliosi di rappresentarle tutte, nella piena consapevolezza che senza di loro noi non saremmo».

Qual è la lezione di questo ultimo anno?
«Come sempre, fare tesoro di tutto quello che ci è successo e volgerlo in positivo. La cosa a cui penso sempre, a partire dal mio essere padre di un bambino di 10 anni, è la necessità di investire sulla formazione, a partire dalla scuola. E ritengo che lo sport ne faccia parte a pieno titolo, perché forma l’individuo. È stato evidente a tutti e mi auguro che ora ci sia una risposta adeguata».

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La sua delega denota l’attenzione che la vostra Università ha per lo sport.
«Nel nostro programma strategico abbiamo una formazione che riguarda lo studente a 360 gradi perché, certo, vogliamo che dalle nostre aule escano dei professionisti, ma anche dei bravi cittadini che possano avere un impatto positivo sulla società civile. E da questo punto di vista lo sport e i suoi valori sono un passe-partout. Inoltre aiuta a insegnar loro a curare un sano stile di vita fatto di movimento, nutrizione, prevenzione».

Ci credete molto.
«Ci crediamo al punto che nel prossimo senato accademico approveremo il progetto di Dual Career in aiuto agli studenti di alto livello atletico affinché possano continuare con successo carriera accademica e carriera agonistica senza dover fare una scelta».

Investimento nella formazione e sviluppo delle infrastrutture sportive possono essere l’eredità lasciata dalla pandemia. Ci crede?
«Non solo noi, anche la Bocconi e il Politecnico hanno investito nei loro campus, la Statale lo farà. Perché puntare sullo sport vuol dire puntare molto sui giovani e credo che dopo questo anno e mezzo di grandi sacrifici e difficoltà puntare su di loro, spendere i fondi del Recovery per loro, sia la scelta migliore».

L’ex azzurro Dominguez: «Il Giuriati resti la casa del rugby milanese»

Dominguez, che giornata per le Erinni con Di Giandomenico.
«È un grandissimo, che sta facendo un ottimo lavoro nel rugby femminile. Anch’io e il Cus ci crediamo tantissimo, tanto che il club ci sta investendo molto, come nel maschile. Stiamo rafforzando le strutture sportive e migliorando la formazione: se formi bene, dalla base ti arrivano giocatori forti e così, insieme, formazione e strutture ci porteranno i risultati in modo naturale».

Il Bicocca Stadium e un Giuriati tutto nuovo: che in Italia si stia tornando ad investire nello sport?
«Speriamo. Le infrastrutture sportive sono basilari per la formazione dei giovani. Spesso gli studenti italiani vanno all’estero attratti proprio dai Campus universitari che qui mancano».

Il Giuriati è stato rinnovato per ospitare 12 discipline sportive…
«Il Giuriati è da sempre la casa del rugby milanese, sin dagli anni Venti. Io stesso ci ho giocato quando indossavo la maglia del Mediolanum. Ricordo gli spalti pieni. Mi auguro che questa sua vocazione non venga mai snaturata».

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