Su San Siro è tornato il sereno. Troppo forte la volontà di Inter e Milan di non allontanarsi da un luogo che più volte è stato riconosciuto come iconico dalle stesse società, mai del tutto convinte dalle alternative (Sesto San Giovanni, San Donato o altre che fossero).

 

San Siro, i nuovi progetti

Pur nella perplessità di dover dare un senso diverso a una struttura di San Siro che, rimodellata, perderebbe gran parte del suo volto storico, i club hanno portato all’attenzione del Comune di Milano i progetti di Manica e Populous con una nuova idea di rifunzionalizzazione della Scala del Calcio.

Resterebbero la tribuna arancio, una delle due curve e una delle storiche torri, a far da contorno a una cittadella dello sport aperta alla cittadinanza in cui poter costruire una pista d’atletica, un campo da basket, strutture dedicate a più discipline.

Accordo vicino. Secondo quel che trapela, un nuovo incontro a Palazzo Marino potrebbe avvenire già questa settimana o la prossima, allorché gli uffici della ragioneria avranno dato una risposta riguardo alla sostenibilità economica dell’ultimo progetto presentato. Rispetto al mese di dicembre, la differenza è soprattutto nei toni, più distesi, meno aspri.

Da una parte come dall’altra c’è una maggiore volontà a dialogare, perché il sindaco Sala in primis ha riconosciuto lo sforzo del Ceo interista Antonello e del presidente rossonero Scaroni nell’andare incontro in maniera decisa a quelle che sono le richieste dell’amministrazione.

Non solo per la questione dello stadio, il cui abbattimento è stato contestato da una fazione trasversale all’interno del Consiglio Comunale, ma anche riguardo al pagamento del canone annuo. Inter e Milan hanno dato disponibilità a un pagamento immediato, a partire dall’anno zero, non più dal 32° anno.

Il nodo. Superata questa impasse, la fase successiva sarà quella riguardante le volumetrie. Dalle competenze dell’assessorato al bilancio si passerà a quelle dell’urbanistica. Il tema di quel che potrà essere o non essere costruito nel distretto in tema di palazzi, alberghi e tutto quanto possa portare in dote ai club un ritorno per coprire almeno in parte un investimento enorme non è stato ancora sviscerato a fondo.

Quando si è cercato un accordo in tal senso, le distanze sono sembrate marcate: c’è un Pgt, dei limiti da rispettare. Poi esistono le deroghe, ma non è mai qualcosa a cui si fa ricorso a cuor leggero perché il rischio di creare un pericoloso precedente è dietro l’angolo.

Lo spauracchio della Sovrintendenza

L’ultima spada di Damocle, da cui dipende ogni ragionamento, è il pronunciamento della Sovrintendenza riguardo a quel che si può o non si può toccare del Meazza per come lo conosciamo. Comune e club stanno lavorando a prescindere da quella che sarà la decisione in merito nella speranza che dal Ministero non mettano i proverbiali bastoni tra le ruote.

L’ultima presa di posizione sulla vicenda risale allo scorso ottobre, quando il parere sembrò dar ragione più all’amministrazione (che ha sempre spinto sul tasto della riqualificazione) che non ai club, escludendo di fatto l’ipotesi di una demolizione in toto.

Tutto sta nel capire se quella parziale andrà bene o no per evitare che le parti debbano rimettersi attorno a un tavolo e ricominciare daccapo, magari dopo aver trovato faticosamente un punto d’incontro. A Palazzo Marino attendono una risposta entro il prossimo mese di marzo.

san siro
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