scherma
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Ci sarà anche la scherma alla Borsa Internazionale del Turismo: fino a martedì la Ferazione Italiana ha in programma alcuni appuntamenti per presentare le prossime tappe del calendario sportivo e per discutere del tema Sport Industry e Territori: opportunità di sviluppo (in) Comune e del progetto City Partner.

Una tavola rotonda a cui saranno presenti gli amministratori di dodici città che hanno aderito al progetto, grazie alla quale la Federazione presieduta da Giorgio Scarso ha trovato supporto per mantenere un’adeguata attività in tutto il Paese.

Presidente Scarso, cosa c’entrano scherma e Bit?
«Il turismo sportivo è diventato un settore estremamente interessante. La nostra è una pratica che ha un valore dal punto di vista economico. Per questo intendiamo dialogare con le amministrazioni per ottenere un risultato comune, che è quello di mettere in condizione gli atleti di gareggiare in contesti adeguati e gli organizzatori di aiutarli nella gestione dell’impianto».

Per questo avete creato il progetto City Partner.
«Organizzare una gara costa, bisogna pagare l’impianto. Una volta veniva programmata una gara in città e arrivava un contributo di 6-7.000 euro. Mutata la situazione economica abbiamo dovuto sopperire. Oggi l’impianto lo fornisce direttamente il Comune, con una compartecipazione. E alla fine il conto torna anche per l’organizzatore. Si sta creando un bel canale. Di fatto siamo dei precursori per necessità. Ci siamo ingegnati come gli atleti in pedana. In certi casi, se non lo avessimo fatto, avremmo dovuto ridurre il numero di gare».

Qual è la situazione della scherma a Milano?
«Fino a qualche anno fa era un po’ la capitale della disciplina. Oggi c’è stato un riassetto. Purtroppo c’è una carenza di impianti: se si toglie San Siro, la città è sportivamente un deserto. La pratica di tutti i giorni è un problema, lo sport non può essere a disposizione solo di chi ha possibilità economica. Dobbiamo consentire a tutti i ragazzi di poter praticare la nostra disciplina, come le altre e per farlo servono strutture pubbliche a costi accettabili».

In compenso ci sono delle realtà che hanno radici importanti.
«Mangiarotti Milano ha più di 400 iscritti, ma opera in locali che non sono al passo coi tempi. Va avanti perché c’è un enorme entusiasmo degli istruttori. Piccolo Teatro è un’eccellenza, a livello di atleti, anche se riunisce campioni che non sono cresciuti qui ma si sono spostati per necessità».

Come vi state avvicinando ai prossimi eventi?
«Presenteremo domani gli Europei cadetti e giovani di Foggia, gli Assoluti e Paralimpici di Palermo e il campionato del mondo di Budapest. È un preolimpico, per cui vale doppio. Abbiamo fatto un bel Mondiale in Cina lo scorso anno, ma questo avrà un altro peso».

Pensa che gli eventuali Giochi a Milano possano avere delle ricadute su discipline come le vostre?
«Io sono dell’avviso che un grande evento sportivo debba lasciare al territorio qualcosa. Ci sono una serie di discipline che hanno necessità. Spero non accada quel che ho visto a Torino, dove impianti straordinari sono stati consegnati a una società francese e oggi sono inavvicinabili economicamente. Per fortuna, quando abbiamo avuto necessità, ci è venuta incontro la Regione Piemonte con il Pala Alpitour».


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