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20. 05. 2022 22:29

Gli azzurri del sitting volley al Pavesi: «A Milano per arrivare ai Giochi»

Da giovedì a domenica il collegiale della Nazionale italiana, il capitano Paolo Gamba: «Livello altissimo, ma il Centro è un'eccellenza»

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Il Centro Pavesi di Milano accoglierà, da giovedì 17 a domenica 20 marzo, l’allenamento della Nazionale italiana di sitting volley. È il secondo raduno del 2022 per la squadra guidata dal nuovo ct Alireza Moameri. L’inizio di un ciclo olimpico che si chiuderà a Parigi 2024. L’obiettivo principale è proprio quello di qualificarsi per la rassegna a cinque cerchi, traguardo mai centrato prima. Capitano della squadra, ormai dal 2014, è Paolo Gamba.

Il sitting volley sbarca a Milano, il capitano Paolo Gamba guida gli azzurri

Iniziamo dalle basi: cosa s’intende per sitting volley?
«È la pallavolo paralimpica. Le regole sono le stesse del volley, ma si sta seduti sul terreno di gioco e c’è la possibilità di murare direttamente sul servizio. Il campo è grande 6×10 metri, la rete è alta 1,15 per gli uomini e 1,05 per le donne. Non ci si può mai alzare: se l’arbitro vede aria tra il pavimento e il sedere fischia un fallo».

sitting volleyCome sono composte le squadre?
«Nelle Nazionali gli atleti hanno due classificazioni: VS1, che è il disabile fisico visivo, per esempio chi ha delle amputazioni, mentre il VS2 è il minimo disabile, con difficoltà di deambulazione per via di protesi agli arti o malattie. Il roster è composto da dodici elementi, solo due possono essere VS2 e solo uno va in campo. Gli altri devono essere VS1».

Com’è nata l’avventura azzurra del sitting volley?
«Io ho cominciato nel 2014, pochi mesi dopo è stata creata la Nazionale e sono partiti i primi raduni. L’anno dopo siamo andati agli Europei in Germania».

E com’è stato l’ingresso nell’élite della disciplina?
«Abbiamo trovato giocatori molto più preparati. Il sitting volley è nato nel ’56. Fino ad allora l’Italia era l’unica nazione, tra quelle con tradizione pallavolistica importante, a non avere il volley paralimpico. Nel maschile non riusciamo purtroppo a trovare giocatori già pratici di pallavolo. La femminile, invece, ha tante ex pallavoliste. Sono andate alle Paralimpiadi l’anno scorso, arrivando settime. Noi abbiamo tentato una qualificazione mondiale nel 2018 in Corea del Sud, ma non siamo passati alla fase finale».

Che benefici può portare il cambio di ct?
«Parliamo di un allenatore che ha vinto due Paralimpiadi e un Mondiale con l’Iran da vice-selezionatore. Ha esperienza da vendere, si è visto già nei primi collegiali. Abbiamo tre anni davanti, per andare ai Giochi dobbiamo vincere il Mondiale o l’Europeo, oppure passare attraverso uno dei due tornei di qualificazione previsti. Si qualificano in otto, per cui è difficile. Il problema è anche che in Europa ci sono le squadre più forti».

Dove si svolgono i collegiali?
«Con la Nazionale abbiamo due appuntamenti al mese, dal giovedì alla domenica. Da quando è scoppiata la pandemia ci alterniamo tra Milano e Roma, prima giravamo per l’Italia».

Perché è stato scelto il Centro Pavesi?
«È un’eccellenza che ci consente di stare in “bolla” in questo periodo di pandemia. Possiamo stare nel convivio. Con le nostre difficoltà di spostamento, avere tutto in due minuti è il massimo. È chiaro che per noi sarebbe meglio riprendere a girare per ragioni di reclutamento, ma la location è perfetta».

Altri progetti a Milano?
«In questi anni siamo stati in alcune scuole in città per parlare degli sport paralimpici, assieme al CIP e alla Federazione, per raccontare la nostra esperienza e far conoscere la disciplina».

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