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05. 12. 2021 14:22

Waterpolo Milano debutta lontano “da casa”

Mercoledì la Waterpolo Milano Metanopoli farà il suo esordio casalingo nel massimo campionato di pallanuoto, ma lontano da “casa”.

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«A Milano e provincia ci sono piscine idonee all’A1, ma la pallanuoto di alto livello non è una priorità», dichiara sconsolato il presidente Alessandro De Marco. Mercoledì la Waterpolo Milano Metanopoli farà il suo esordio casalingo nel massimo campionato di pallanuoto, ma lontano da “casa”. Il settebello milanese, infatti, tra le mura amiche della Mompiano di Brescia (ore 20.15 Via dello Stadio, 20, 25133 Brescia BS, Italia) sfiderà i campioni d’Italia dell’An Brescia. «Non è la prima volta che succede», prosegue.

La Waterpolo Milano debutta in casa, ma lontano dal Duomo

Presidente De Marco che succede?
«A Milano ci sarebbero almeno quattro piscine idonee alla serie A1: una privata, due sono pubbliche ma seguono logiche commerciali, oltre ad avere in certi casi necessità di manutenzione. Infine Mecenate, quella federale, che è dedicata prevalentemente alle gare di nuoto. Purtroppo siamo in difficoltà».

Come mai?
«Molte piscine seguono, giustamente, una logica commerciale. Per affittare lo spazio in acqua bisogna pagarlo. Noi siamo un’associazione che fa attività agonistica: ci autofinanziamo. Purtroppo, però, non avendo un “nostro impianto” che ci consente di avere entrate, dobbiamo fare le nozze con i fichi secchi. Siamo disposti a pagare gli spazi in acqua, ma non a “strapagarli”, non possiamo. Noi, che facciamo anche attività giovanile e abbiamo circa 200 ragazzi, chiediamo solo di venirci incontro».

Cosa vi hanno consigliato?
«Tanti di retrocedere in A2, ma sarebbe un passo indietro. Abbiamo iniziato nel 2009, dalla D, e abbiamo costruito una realtà importante fino alla serie A1. Questo campionato ci serve per la crescita del movimento. Nel milanese c’è un movimento amatoriale molto “intenso”, ma che difficilmente convoglia nell’agonismo per via di queste difficoltà. Noi siamo orgogliosi di rappresentare Milano e gli chiediamo soltanto 2 sabati al mese, 6 ore totali, per poter giocare e difendere i suoi colori».

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