clara munarini
clara munarini

Le doti di un buon arbitro? Entrare in empatia con i giocatori e saper mettersi in discussione, anche ammettendo i propri errori: parola della 29enne Clara Munarini, da sette anni arbitro di rugby. Il 24 febbraio debutterà come direttore di gara di Galles-Inghilterra nello storico impianto dell’Arms Park di Cardiff: si tratta di uno dei quattro arbitri italiani fra i tredici designati dal World Rugby per il 6 Nazioni femminile.

Clara, cosa l’ha spinta a diventare arbitro?
«La sorte. Non sono una ex giocatrice, ma una semplice appassionata che un giorno ha conosciuto un arbitro di Noceto che vedendomi così presa da questo sport mi ha proposto di fare il corso. E poi me ne sono sempre più innamorata, grazie anche ai tutor che mi hanno seguita passo dopo passo».

Fino al 6 Nazioni, un palcoscenico mondiale. È agitata?
«Ho la certezza che farò del mio meglio seppur sia ben consapevole di approcciarmi ad un ambiente per me così ricco di novità. Ma come arbitro ho acquisito consapevolezza, sia dei miei pregi che dei miei difetti. E poi quando fischi l’inizio, una partita è una partita. Poi chiaro che non sarà come quando la domenica esco da casa per andare ad arbitrare…».

Com’è stato arbitrare la prima partita?
«È stata caotica. Non sapevo cosa fare, dove stare. Vedere la partite dal bordo campo o dal divano è decisamente diverso che stare in mezzo ai giocatori. Mi ricordo che ero tesissima e avevo una certa ansia di prestazione, ma allo stesso tempo ero entusiasta. Avevo voglia di iniziare. Mi è volato il tempo. Tutto attorno a me era un vortice di cose che accadevano e di cui non avevo la percezione. Se ci ripenso adesso, ero molto tenera».

Quando ha cominciato a sentirsi più sicura?
«Non saprei indicare un momento preciso. Ogni volta che mi sono approcciata a una nuova categoria ho subito un po’ la tensione del nuovo, ma dopo un anno e qualche esordio tra Under 14, 16, 18 e serie C, credo di aver raggiunto una maggiore consapevolezza di me. È stato tutto un migliorare un po’ alla volta e quindi divenire mano a mano più sicura, tranquilla».

Un episodio bello che ricorda?
«Faccio fatica a ricordarne uno preciso. In campo ho soddisfazione a relazionarmi e instaurare rapporti con i giocatori, le giocatrici, i dirigenti e gli allenatori. La finale femminile dello scorso anno è stato un momento bellissimo perché le assistenti erano delle mie amiche e abbiamo fatto un gran lavoro di squadra. E poi il riconoscimento nel corso degli anni di alcuni allenatori che all’inizio si erano dimostrati un po’ scettici nel vedere una ragazza».

E uno meno bello?
«Quando sono stata redarguita dall’allenatore di una squadra sconfitta. Forse non avrò diretto una gran partita, ma il maggior fastidio è legato all’allusione alla malafede. Noi arbitri possiamo sbagliare, ma mai con intenzione».

A che livello vede il rugby milanese?
«Il livello è sicuramente alto, ci sono molte squadre a tutti i livelli e questo fa bene a tutto il movimento. È bello che si crei competizione sul territorio».

Voglia di fischietto?
Il Coni in via Piranesi propone corsi per allievi arbitro gratuiti. Per info: crlombardo@federugby.it.


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Foto: Ph. Fornasetti