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26. 09. 2020 06:47

Quattro diciottenni e l’idea Pc4u.tech: un pc o un tablet da donare per la didattica a distanza

Quattro studenti milanesi hanno realizzato la piattaforma Pc4u.tech: «Attraverso il sito chiunque può donare o richiedere un dispositivo»

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«Vogliamo dare una spinta al processo di digitalizzazione in Italia». E’ l’ambizioso obiettivo di quattro studenti diciottenni milanesi: Jacopo Rangone, Matteo Mainetti, Emanuele Sacco e Pietro Cappellini. La loro idea si è concretizzata nella creazione della piattaforma Pc4u.tech, che permette di mettere in contatto chi ha un pc o un tablet da donare per la didattica a distanza e chi ne ha bisogno, a Milano e hinterland.

 

Pc4u.tech, parlano gli sviluppatori

Come è nato questo progetto?
«L’dea è nata durante la quarantena, in particolare a Jacopo osservando la situazione che stava vivendo la sorella con la didattica a distanza alle scuole medie: famiglie che non avevano dispositivi a sufficienza e alunni dovevano usavano il cellulare della madre. Confrontandoci tra noi poi abbiamo messo appunto il progetto della piattaforma online per dare una risposta nel nostro piccolo a questo problema».

Come funziona Pc4u.tech?
«Attraverso la piattaforma, semplice e intuitiva, chiunque può donare o richiedere un dispositivo: nella schermata appare subito il pulsante “dona” o “ricevi”. Una volta cliccato, si accede ad un form da compilare con le informazioni necessarie. Saremo noi a prendere in carico la richiesta e ritirare l’apparecchio, imballarlo e consegnarlo al destinatario, dopo la formattazione operata da un tecnico».

C’è una selezione o un controllo da parte vostra per coloro che fanno richiesta di un dispositivo?
«Quasi sempre le persone ci contattano e ci spiegano la situazione familiare e l’eventuale difficoltà. Una volta arrivata la domanda facciamo una ricerca per capire se realmente ci sia bisogno ed evitare che qualcuno voglia approfittare della nostra iniziativa. Instauriamo sempre un rapporto con chi fa richiesta e chi dona, li contattiamo personalmente prima per mail poi su WhatsApp».

Ci sono delle zone della città da cui per ora state rilevando maggior richiesta?
«Noi copriamo Milano e Hinterland, nel nostro form sul sito è espresso chiaramente. Le richieste arrivano soprattutto dall’Hinterland, c’è molto movimento dalla città verso le zone limitrofe e secondo noi è un bel segnale perché è come se Milano aiutasse gli altri in questo processo di digitalizzazione. Poi fa molto effetto il passaparola: abbiamo fatto una consegna ad una famiglia di Busto Arsizio e ora abbiamo moltissime richieste da quella zona».

Che relazione si instaura con chi compie la donazione o chi riceve il dispositivo?
«Cerchiamo di non essere un’associazione “fredda”: creiamo un rapporto con le persone e diamo la possibilità a chi dona di lasciare un messaggio al nuovo proprietario. Ovviamente saremmo felici che il nostro progetto acquistasse popolarità e si diffondesse in altre zone dell’Italia».

Vi siete occupati voi di tutto?
«Sì, ci siamo divisi i compiti: grafica, il sito o la parte social. Probabilmente essendo nativi digitali abbiamo creato una soluzione famigliare ai ragazzi, che parla la loro lingua: la piattaforma ci distingue dalle molte attività simili pensate da istituzioni».

Come vi siete trovati voi con la didattica a distanza?
«Noi personalmente non abbiamo avuto particolari problemi dal punto di vista tecnico ma pensiamo che la didattica a distanza, escluse situazioni di emergenza, non possa sostituire quella in presenza. È un periodo della vita in cui sono fondamentali i rapporti sociali: in questi mesi a casa anche i ragazzi che non volevano andare a scuola hanno rimpianto i compagni, persino i professori… Il processo di digitalizzazione comunque sarà molto importante per migliorare l’offerta formativa».

Le difficoltà della didattica a distanza

Secondo una recente indagine Istat il 33,8% delle famiglie italiane non ha un pc o un tablet in casa e il 57% dei ragazzi deve condividere un solo computer in famiglia. Parte da questo dato e dall’esperienza personale di questi quattro studenti milanesi la spinta per creare Pc4u.tech.

Operativamente fanno tutto loro: ritirano i dispositivi al domicilio di chi li dona, li controllano al fine del corretto funzionamento e procedono con una nuova inizializzazione, li consegniamo poi agli studenti che ne hanno bisogno.

Per ora operano tra Milano e hinterland, ma vorrebbero ampliare il progetto: «Per questioni logistiche non possiamo andare oltre in questo momento, durante l’estate ci possiamo arrangiare a gestire tutto, ma quando ricomincerà la scuola avremo bisogno di aiuto. Speriamo di allargare il nostro team di volontari e magari un giorno coprire una zona più vasta, con l’aiuto di corrieri per le spedizioni».

I ragazzi si rivolgono ai privati e soprattutto alle aziende con cui hanno già instaurato delle relazioni che hanno portato i loro frutti: «Le aziende hanno necessità di cambiare spesso i pc, perché diventano obsoleti per il lavoro. Queste macchine – tuttavia – possono avere una nuova vita, aprendo a molte possibilità per gli studenti, scolastiche e non solo».

CONTATTI CON ICONE

Sito: pc4u.tech
Facebook: PC4U.tech
Instagram: @pc4u__tech

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