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11. 05. 2021 06:05

Barbieri chiusi? C’è il consulente via Zoom: l’iniziativa di Barberino’s

La catena Barberino’s ha messo in campo modalità alternative per rimanere in contatto con i propri clienti

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La zona rossa ha imposto la chiusura di parrucchieri e barbieri, servizi che erano rimasti chiusi nel primo lockdown (marzo-maggio), ma aperti durante la seconda ondata, da novembre in poi.

«La decisione di cambiare nuovamente approccio con riferimento ai servizi di barberia non fa altro che aumentare l’incertezza – hanno commentato Michele Callegari e Niccolò Bencini, co-fondatore di Barberino’s, la catena di barbershop con 10 saloni in Italia, e-shop e scuola di barberia -. Come settore ci siamo attrezzati con investimenti importanti, come ad esempio visiere, distanziamento, pannelli separatori, revisione degli spazi. Inoltre, il nostro tipo di servizio non comporta assembramenti essendo soggetto al rapporto 1:1, con un cliente alla volta servito da un operatore. Cambiare idea ora non fa altro che aumentare ulteriormente l’incertezza, rendendo ancora più difficile la programmazione economica, delle assunzioni e degli investimenti. La cosa più importante è che ci sia almeno coerenza nelle decisioni del nuovo Governo. Con le nuove chiusure ci aspettiamo ristori adeguati e non gli ammontari totalmente inadeguati messi sul piatto nel 2020».

Investimenti. In questo contesto di incertezza, Barberino’s ha comunque cercato non soltanto di mantenere la business continuity, ma anche di supportare i propri dipendenti, partendo dall’anticipare la cassa integrazione a chi tra i dipendenti ne aveva veramente bisogno e dalla rinegoziazione degli affitti dei negozi con quasi tutti gli affittuari.

Dall’inizio della pandemia, nonostante le difficoltà, Barberino’s ha aperto 4 nuovi punti vendita, assunto 10 persone e ha concluso con successo una campagna di equity crowdfunding da 1.25 milioni di euro, sottoscritta da investitori qualificati ma soprattutto da gran parte della community tra cui fornitori, dipendenti e clienti.

Di fatto, Barberino’s ha potuto sostenersi non tanto grazie allo Stato quanto al supporto ricevuto da parte della sua nutrita community. Lo ha dimostrato ad esempio a Torino, dove Barberino’s ad inizio 2021 ha aperto il suo primo punto vendita piemontese grazie ad un crowdfunding, una raccolta fondi caratterizzata da piccoli ma significativi contributi: gli aspiranti clienti hanno infatti pre-acquistato i trattamenti in sconto e contributo così a finanziare parte dei lavori di ristrutturazione del nuovo negozio.

In generale, i clienti hanno dimostrato una forte fidelizzazione e hanno continuato a comprare gli e-voucher sostenendo il brand nei mesi di lockdown.

Social. Ora, nonostante le nuove chiusure imposte in zona rossa, Barberino’s si propone comunque di rimanere vicino alla propria community: i clienti potranno acquistare online voucher sui servizi, da riscuotere quando i saloni riapriranno, ma anche restare in contatto con i barbieri di Barberino’s sui social, dove con pillole video daranno consigli di stile, o prenotando consulenze in diretta su Zoom.

Inoltre, rimarranno attive le promozioni sull’eshop di Barberino’s, che negli ultimi mesi ha registrato una crescita del 70% rispetto all’anno precedente. «Gran parte dei traguardi raggiunti in questi mesi sono stati quindi possibili grazie alla comunità e ai privati, non allo Stato.L’attività ha potuto reggere perché c’è un solido management che pianifica, decide e si prende la responsabilità di decisioni forti. Noi fondatori, ad esempio, abbiamo deciso di non pagarci lo stipendio nei mesi di lockdown senza poter contare su nessun sussidio (escluso per gli amministratori anche di piccole srl come la nostra). Siamo molto orgogliosi – concludono Callegari e Bencini – sia della nostra community che del nostro team: dipendenti, fornitori e clienti, tutti insieme hanno contribuito e fatto squadra».

 

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