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02. 08. 2021 19:43

Tra l’onda e il naufragio. Sempre caldo il fronte anti-5G. E i milanesi? Non hanno dubbi

Fronte anti-5G, la tecnologia in un’autentica morsa tra scienza e pensiero comune. Un’alleanza italiana, oltre 550 le amministrazioni comunali che hanno emanato ordinanze o promosso atti amministrativi per il controllo degli effetti sulla salute della tecnologia

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Il 5G, complice (o no?) la pandemia in corso, sta diventando – anzi, lo è già – il caso tecnologico dell’anno. Ma esiste effettivamente un pericolo legato alle onde elettromagnetiche generate dalle antenne? Ufficialmente no. Per ora, almeno, non esistono studi scientifici che confermino una spiccata è determinante nocività del sistema 5G.

Tra l’onda e il naufragio. Sempre caldo il fronte anti-5G: i milanesi sembrano non avere dubbi…

Eppure il parere della scienza non è servito a fermare l’ondata dei comuni ribelli, tutti di piccole dimensioni e sotto i 30.000 abitanti (escluso Reggio Calabria), che continuano a voler vietare in via precauzionale la nuova tecnologia. Nonostante le dimensioni locali del movimento, il fronte anti-5G ha alcuni estimatori anche a Roma. Spulciando gli ordini del giorno e le mozioni presentate alla Camera e al Senato, sarà possibile imbattersi in qualche interrogazione a riguardo.

La teoria complottista. La correlazione tra 5G e coronavirus è stata paventata da numerosi media appartenenti alla galassia della controinformazione. In alcuni casi si è addirittura passati dalle parole ai fatti: video su YouTube documentano gli incendi dolosi di alcune presunte antenne 5G (4G, in realtà), mentre il movimento Stop 5G si batte per una maggiore informazione sui potenziali danni delle onde elettromagnetiche. «Non siamo contro la tecnologia – spiega Stefano Galliozzi, membro di Stop 5G e tecnico all’Istituto Nazionale di Astrofisica –. Ci battiamo per la tutela della salute dei cittadini e perché tutti abbiano una maggiore consapevolezza dei rischi connessi alle onde elettromagnetiche». Al centro del dibattito, gli interessi economici delle lobby telefoniche.

Il movimento Stop 5G. Ma le antenne sarebbero solo una goccia nel mare: «Il problema dei campi elettromagnetici eccessivi – prosegue Galliozzi – nasce con la diffusione del digitale terrestre. Siamo gli unici insieme alla Grecia ad utilizzare un sistema del genere. Il 5G costituisce solo l’1% rispetto alla produzione di onde prodotte dal sistema televisivo, ma un sistema così “denso” di antenne si sarebbe potuto evitare con investimenti statali nella copertura in fibra ottica utilizzata efficacemente da tanti altri Paesi».

Covid. E sulle teorie complottiste legate al Covid? «Sulla nostra pagina Facebook contiamo oltre 30mila persone – conclude il tecnico –: quando alcuni membri hanno iniziato a condividere documenti che sostenevano una correlazione tra il virus e il 5G, li abbiamo bannati ma solo dopo aver effettuato un’indagine sui loro profili personali. E abbiamo scoperto che molti lavoravano per compagnie telefoniche. Insomma, un’operazione di discredito non casuale».

10 domande a… Antonio Capone, Professore di Telecomunicazioni al Politecnico di Milano

Un paradosso tutto italiano

Antonio Capone è professore ordinario di Telecomunicazioni presso il Politecnico di Milano, dove è anche Preside della Scuola di Ingegneria Industriale e dell’Informazione, membro del gruppo strategico POLIMI2040 e direttore del Advanced Network Technologies Laboratory (ANTLab) del Dipartimento di Elettronica Informazione e Bioingegneria (DEIB). Il suo ambito di ricerca principale è proprio quello delle Telecomunicazioni e in diverse occasioni, tra cui importanti convegni scientifici, ha ribadito più volte la sicurezza del nuovo sistema 5G.

Antonio Capone, professore ordinario di Telecomunicazioni presso il Politecnico di Milano
Antonio Capone, professore ordinario di Telecomunicazioni presso il Politecnico di Milano

Il 5G può essere un pericolo per la salute umana?
«Non esistono prove scientifiche a riguardo. Anzi aggiungo anche che non esistono ipotesi scientifiche. Non essendoci uno studio che confermi in maniera scientifica la nocività del 5G, è impossibile anche ipotizzare delle contro ricerche per verificare la veridicità di certi risultati».

Perché si parla allora di una correlazione tra 5G, salute e addirittura coronavirus?
«Rientra tutto nel fenomeno delle teorie complottiste e dell’ipotetico “conflitto di interessi” tra profitto e tutela della salute pubblica. Per quanto riguarda il coronavirus per comprendere la falsità della teoria basterebbe guardare un dato: l’installazione delle antenne 5G è avvenuta solo in alcune città tra cui Milano, ma anche Bari e Matera. Zone in cui i contagi sono stati bassissimi».

Perché proprio il 5G e non il 4G o altri sistemi?
«È una questione mediatica. Il 5G è l’ultima tecnologia lanciata. Fa ovviamente più rumore parlare male di una novità, piuttosto che di una tecnologia desueta. Provi ad immaginare se io facessi una campagna contro il Bluetooth. A chi interesserebbe?».

Quindi non ha senso interrogarsi sulla pericolosità di certe tecnologie?
«È indubbiamente utile interrogarsi sui potenziali rischi, ma andrebbe fatto in maniera più ampia. Bisognerebbe chiedersi quali siano gli effetti generali della tecnologia radio sull’uomo, non semplicemente sul 5G. Inoltre studi sulla pericolosità ne esistono da quando Marconi inventò la radio».

E i risultati?
«Lo scorso febbraio è stato pubblicato un rapporto dell’Oms sulla diffusione del cancro. Nel capitolo 2 si parlava proprio di quanto le onde elettromagnetiche delle antenne incidessero sul suo sviluppo. I risultati hanno ancora una volta evidenziato la mancanza di una correlazione tra le onde e le patologia».

Ma perché allora si temono così tanto le onde elettromagnetiche?
«La pericolosità delle onde è relativa alla loro frequenza e potenza. Ovviamente l’esposizione ad onde di una certa intensità per l’uomo può essere dannosa. Ciò nonostante gli impianti rispettano rigidi standard per quanto riguarda le trasmissioni. Ci sono organizzazioni internazionali che dettano le linee guida a cui governi e operatori si adeguano».

Quali sono queste organizzazioni?
«Una delle più importanti è l’ICNIRP. È un’organizzazione non profit, quindi senza legami con governi o aziende, che analizza i vari studi cercando di individuare un denominatore comune per stabilire il livello di pericolosità, stabilito 50 volte sotto la soglia di attenzione. In Italia, poi, la legge è ancora più stringente».

In che senso?
«Nel 2002 è stato emanata una legge che si rifaceva alle linee guide dettate dall’ICNIRP, ma per ragioni squisitamente politiche il limite delle frequenze, al posto di essere fissato 50 volte sotto l’attenzione, è stato stabilito addirittura 5.000 volte sotto il valore di potenziale pericolosità. Questo è un limite per lo sviluppo del nostro sistema Paese».

Come mai?
«I limiti imposti dalla legge italiana impongono agli operatori commerciali di installare più antenne sul territorio per raggiungere le frequenze utili allo sviluppo della tecnologia: un limite strutturale che ci penalizza rispetto ad altri Paesi europei».

Un paradosso italiano.
«Le dirò di più: i limiti funzionano esclusivamente sull’antenne che solitamente sono installate sui tetti e poco vicine alle persone. Al contrario, non viene emessa alcuna limitazione sugli smartphone, che sono i principali generatori di onde elettromagnetiche in prossimità dell’uomo».

5G, le voci raccolte da Mi-Tomorrow

Stellato
Stellato

Laura Stellato
Stilista, 25 anni
«Inutili allarmismi»

«Non sono molto informata sulla questione, non è stata spiegata in maniera chiara. Però mi sembra difficile pensare che la diffusione del Covid-19 sia legata alla rete del 5G. Non ci credo, la malattia è fondata su tutt’altra teoria, non ci trovo un collegamento. Non vedo niente di male sul 5G, è una questione di innovazione. Dovrebbero diffondere meno allarmismi su questi temi. Non sono contraria all’installazione della rete a Milano, è da provare e poi potremo giudicare».

De Carlo
De Carlo

Federico De Carlo
Studente, 23 anni
«Passo avanti necessario»

«Non sono un esperto di informatica e tecnologia, quindi sul 5G non so niente. Però mi sento di dire che chi crede che questa rete in qualche modo possa causare tumori o altre malattia sia lo stesso tipo di persona che crede che la terra sia piatta e che i vaccini uccidano. Il 5G è fondamentale per il nostro futuro. Viviamo in un Paese dove addirittura il 3G funziona male e la fibra ottica non è diffusa in tutto il Paese. Insomma, serve un ulteriore passo avanti».

Brescia
Brescia

Simone Brescia
Studente, 28 anni
«Solo cose buone con il 5G»

«Credo che il 5G sia un passo in avanti essenziale per il nostro futuro. Dovremmo magari informarci di più su chi diffonde questa tecnologia: ci sono troppe domande senza risposte sulle innovazioni che arrivano dalla Cina, ad esempio. In generale, faccio fatica a credere che sia una tecnologia legata allo sviluppo di patologie mortali. È un qualcosa che porta e porterà più un beneficio per tutti. Tra l’altro, dove porti beneficio economico porti anche lavoro».

Naliato
Naliato

Luca Naliato
Gommista, 18 anni
«Tranquillizzare tutti»

Il 5G è un’innovazione importante, non credo che da una linea telefonica sia possibile trasmettere malattie per l’uomo. Poi è chiaro che in questi mesi siamo diventati più attenti, più sospettosi, più sensibili. Ma non esageriamo. Peraltro, la connessione che ci serve oggi è piuttosto scadente, ben venga un’innovazione di questo genere. Mi aspetto un intervento delle unità competenti per fare chiarezza sulle malattie di cui tanto parlano. Occorrerebbe tranquillizzare i cittadini».

Cerisio
Cerisio

Michele Cerisio
Impiegato, 28 anni
«Meglio non rischiare»

Non sono d’accordo con l’installazione di una rete 5G. Siamo già a posto così, è un passaggio non necessario al momento. Se la rete può causare determinate malattie? Non ne sono così convinto. Può essere solo un caso, ma andrebbero comunque fatte verifiche approfondite in merito. Al momento penso sia meglio non rischiare e non installare la rete, possiamo andare avanti anche senza. In questo periodo non la metterei al vertice delle priorità del nostro Paese e della nostra città».

Petriccione
Petriccione

Emanuela Petriccione
Studente, 20 anni
«Paese più unito e veloce»

«Penso sia qualcosa di necessario, un’innovazione che può essere utile a rendere più veloce il nostro Paese, ad unire giovani e persone anziane. Serve per il presente, ma soprattutto per il nostro futuro. Personalmente non riesco a credere a chi dice che il 5G sia legato all’esplosione del Covid. Mancano spiegazioni scientifiche. Insomma, penso potrebbe essere un passo in avanti per tutti in un mondo che sta andando sempre più veloce. E che non deve fermarsi più».

Vigilante
Vigilante

Alessia Vigilante
Studente, 19 anni
«Sul 5G ho letto che…»

«Non credo che il 5G ci serva per ora, basta la rete che abbiamo. Il 4G è sufficientemente veloce. Partiamo dal presupposto che non credo alle voci complottistiche che stanno girando, tuttavia mi sono informata e ho letto che il 5G ha provocato morti in alcune specie di volatili. Anche per questo non mi trovo d’accordo con la sua installazione: sono animalista convinta e penso che il bene del mondo venga sempre più di tutto. Prima anche di ogni innovazione».

Peruzzo
Peruzzo

Giorgio Peruzzo
Stagista, 26 anni
«Si fanno passi da gigante»

«Il 5G risolverà tanti problemi, soprattutto dove una buona rete è sempre necessaria. Ben venga una copertura che garantisce un miglioramento delle prestazioni tecnologiche, in questo ambito stiamo facendo passi da gigante. Sono favorevole e non ho le competenze per poter giudicare le voci sulle possibili malattie causate dal 5G, attendiamo comunicati scientifici. Sono stati fatti degli studi e non mi risultano ci siano correlazioni, almeno per il momento».

 

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