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04. 08. 2021 16:47

Il commissario Arcuri attacca le Regioni: «Non hanno attivato tutte le terapie intensive inviate»

Il Commissario per l'Emergenza Arcuri chiede alcune spiegazioni alle Regioni: i motivi

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I contagi continuano a crescere a ritmi record in questi ultimi giorni. La strategia delle “Tre T” (tracciabilità, test e trattamento) sembra ormai crollare impietosamente sotto il peso degli ultimi numeri. Dal confronto con le Regioni è emersa anche un ulteriore falla: la mancata attivazione di molte terapia intensive fornite dal ministero nei mesi passati.

Spiegazioni cercasi. È lo stesso Commissario per l’Emergenza, Domenico Arcuri a puntare il dito contro gli enti regionali. «In questi mesi alle Regioni abbiamo inviato 3.059 ventilatori polmonari per le terapie intensive, 1.429 per le subintensive – spiega Arcuri -. Prima del Covid le terapie intensive erano 5.179 e ora ne risultano attive 6.628 ma, in base ai dispositivi forniti, dovevamo averne altre 1.600 che sono già nelle disponibilità delle singole regioni ma non sono ancora attive. Abbiamo altri 1.500 ventilatori disponibili, ma prima di distribuirli vorremmo vedere attivati i 1.600 posti letto di terapia intensiva per cui abbiamo già inviato i ventilatori».

arcuri regioni

Altre criticità. Al di sotto delle aspettative il sistema dei tamponi messo in piedi dalle Regioni. I presidi “drive through”, i quali avrebbero dovuto velocizzare i test, si stanno invece rilevando un flop con code chilometriche ed ore ed ore di attesa per sottoporsi al tampone.

«Sui tamponi – suggerisce il ministro Boccia – sarebbe opportuno utilizzare lo schema utilizzato da alcune regioni, Veneto, Lazio o Emilia Romagna che indicano chiaramente sul proprio sito i luoghi e i laboratori in cui è possibile effettuare tamponi, molecolari, antigenici e quelli rapidi».

Anche il sistema di tracciamento non sta dando i frutti sperati. Le squadre di igienisti dell’Asl sono troppo esigue per poter scovare, testare ed isolare le persone contagiose. In Lombardia ci sono 1,3 igienisti per ogni 100.000 persone: impossibile così garantire un tracciamento efficace.

Il contact tracing continua ad arrancare anche sul fronte digitale. L’app Immuni, nonostante i download abbiano avuto un’impennata del 15% nelle ultime due settimane, è stata scaricata solamente da 9 milioni di italiani.

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