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17. 09. 2021 15:19

Bentornata montagna: gli impianti sciistici sono pronti a riaprire, in sicurezza

Da lunedì riparte lo sci, in sicurezza. Piccola consolazione per le località lombarde

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Lunedì prossimo si riprende a sciare e, per chi è capace, praticare altri sport invernali. La decisione risale a giovedì scorso quando il Cts, il Comitato tecnico scientifico, ha dato il via libera alla richiesta della conferenza delle Regioni di cui fa parte, ovviamente, la Lombardia.

La disposizione ha riguardato le regioni in zona gialla ma non quelle in zona arancione, ciò significa che i lombardi abituati a recarsi in provincia di Bolzano dovranno optare per il Veneto oppure per le località regionali.

Il protocollo prevede una capienza ridotta al 30 per cento, non al 50% come chiedevano le regioni, su funivie, cabinovie e seggiovie e l’utilizzo obbligatorio di mascherine Ffp2. Misure non sufficienti per il virologo Fabrizio Pregliasco, Direttore sanitario IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano: «Fosse per me non le riaprirei. Non ho paura della problematica riguarda lo sci in senso stretto, il guaio è quel che c’è intorno. Un po’ come a scuola. Servirebbe almeno contingentare le presenze, tenendo sempre presente che è necessario limitare i contatti».

Incognite. Da oggi a domenica, tuttavia, esiste qualche possibilità che salti tutto. Dipende tutto dalla crisi in corso a Roma: tocca al Governo decidere se confermare il blocco per le montagne che scade lunedì 15, il problema è che al momento è dimissionario e si occupa solo di affari correnti per cui dovrebbe toccare al nuovo. Che succede se il nuovo non si insedia entro lunedì? In tal caso il provvedimento decadrà.

E’ probabile che questo sarà l’esito, per cui si dovrebbe tornare sulla neve, come è stato chiesto venerdì scorso nelle principali stazioni sciistiche lombarde e italiane con il più grande flash mob del mondo della neve dal titolo “Per chi suona la montagna”: hanno aderito in particolare le località montane della provincia di Sondrio, dall’Aprica a Ponte di Legno, da Madesimo al Passo del Tonale. E poi ancora: Chiesa in Valmalenco, Santa Caterina Valfurva, Piani di Bobbio, Foppolo, Castione della Presolana, Monte Pora, Lizzola, Spiazzi di Gromo, Val Palot, Pian del Poggio.

Semaforo verde. Via libera, quindi, a sci di fondo, sci alpinismo, ciaspole, anche se bisogna ricordare che lo sci alpino rappresenta almeno l’80% del flusso turistico nelle stazioni sciistiche.

La notizia dell’entrata della Lombardia in zona gialla è stata accolta con grandissimo favore dagli operatori turistici delle località turistiche della Lombardia, una regione ad alta vocazione sciistica dove i chilometri di piste sono ben 700, distribuiti nei vari comprensori, concentrati principalmente nelle province di Sondrio, Bergamo e Brescia.

Grande riposta dovrebbe arrivare anche dagli appassionati della montagna che, a giudicare dalle prenotazioni, dovrebbero riversarsi in gran numero sulle località innevate. Dal punto di vista economico l’obiettivo è recuperare almeno una parte di quegli oltre 500 milioni di euro fatturati con il turismo invernale grazie a 2,2 milioni di presenze. Per sostenere questo afflusso Confcommercio Lombardia ha chiesto il ripristino della ristorazione fino alle 22, vedremo se troverà ascolto.

L’assessore regionale alla Montagna, Sertori: «Stagione comunque compromessa»

E’ stato un coriaceo sostenitore della riapertura della montagna e dell’avvio della stagione sciistica. Adesso che è riuscito in quella che fino a non molto fa sembrava un’impresa Massimo Sertori, assessore regionale alla Montagna e Enti locali predica prudenza e rispetto delle regole per ridare fiato a un settore importante dell’economia lombarda.

Il 15 si torna in montagna?
«Potranno riaprire gli impianti di risalita con le modalità previste dai protocolli approvati dal Cts, il Comitato tecnico scientifico. E’ l’occasione per fare ripartire l’economia del territorio».

Quanto è legata l’economia della montagna alle attività sciistiche?
«Faccio solo un esempio: un impianto di risalita è un moltiplicatore per 7-8 volte di tutte le altre attività, da quelle alberghiere a quelle più legate alla pratica dello sci».

La stagione è compromessa?
«Purtroppo sì, è evidente che non sarà possibile recuperare ciò che è stato perso con questo periodo in cui sarà concesso riattivare le attività».

Qual è il danno economico?
«Il 40% del turismo della regione è in territorio montano, gli operatori economici realizzano gran parte del fatturato in due tre mesi».

Ritiene che gli indennizzi del governo siano sufficienti?
«Nella conferenza delle regioni abbiamo proposto che i ristori non siano limitati agli impianti di risalita ma a tutte le attività correlate: penso ai maestri di sci, ai fornitori dei rifugi che si sono trovati con un crollo del fatturato».

Parliamo di lunedì prossimo: le zone di montagna sono preparate ad un riavvio delle attività?
«La norma vigente prevede un utilizzo del 30% come tetto massimo, la gestione sarà organizzata bene con gli acquisti online».

Ancora non c’è la sicurezza che il 15 si possa riaprire, c’è anche la crisi di governo in corso…
«C’è un protocollo proposto dalle regioni e approvato dal Cts, la circolazione è inibita fino al 15 febbraio poi è possibile la mobilità tra le regioni gialle: se non subentra una normativa inedita il 15 si riapre».

Ritiene che ci potranno essere rischi di assembramenti?
«Proprio perché ho lavorato molto per questo esito l’appello che faccio ai cittadini, a tutti coloro che vanno in montagna è di rispettare le regole basilari, di evitare assembramenti. Capisco che la gente vuole divertirsi e che, non appena allentati i vincoli, si vuole circolare ma non bisogna dimenticare l’esistenza del Covid». GS

QUI BERNINA: «C’è tanta voglia di sciare»

L’anno prima di chiudere a causa della pandemia aveva registrato il record storico di presenze. Poi è arrivato un altro anno di segno diverso “molto duro”, mitigato dalla riapertura in estate, per cui Franco Vismara, amministratore delegato della funivia al Bernina, preferisce parlare di «apertura non di riapertura. Abbiamo avuto la coppa del mondo di bordercross il mese scorso ma si tratta di operazioni che servono solo a tenerci in vita».

Stare fermi significa avere lo stesso spese di manutenzione, gli impianti delle funivie necessitano le operazioni di rimessaggio in primavera e di collaudo in ottobre. Adesso c’è l’opportunità di ospitare gli appassionati della montagna: «C’è un gran voglia di divertirsi, di sciare, di stare sulla neve, noi siamo pronti a offrire i nostri servizi ricordando che, al contrario di come ci ha dipinto qualcuno, non siamo untori: abbiamo 60 dipendenti e nessuno si è ammalato».

QUI APRICA:«Il digitale per evitare code»

La stagione turistica non si è fermata del tutto ad Aprico, attività come lo sci di fondo, le ciaspole le passeggiate hanno un po’ animato la stagione. Ma non basta, come spiega il sindaco Dario Corvi: «Tutto l’indotto è fermo, lo sci traina gli alberghi, le seconde case, la ristorazione».

Adesso si può ripartire e Aprico sta ritornando a essere una meta ricercata: «Stanno arrivando le prenotazioni – aggiunge – arriveranno coloro che possiedono le case, dovremo fare in modo di applicare tutte le misure di sicurezza». Si fa affidamento, per evitare rischi contagio, sul digitale in particolare per evitare le code nelle cabinovie si sta puntando sulle prenotazioni on line: «Non siamo come a marzo dello scorso anno – conclude Corvi – siamo attrezzati, per le attività di controllo potremo poi contare sul supporto della Croce Rossa e del Soccorso Alpino».

QUI CHIESA IN VALMALENCO: «Vogliamo ricominciare»

Si sta per uscire di un periodo di grande sofferenza, «è stata un crisi mai vista che ha come unico precedente il dopoguerra», spiega Renata Petrella, sindaco di Chiesa in Valmalenco. «Tutta la comunità è coinvolta dal punto di vista lavorativo nel settore turistico – prosegue il sindaco – le conseguenze del lockdown hanno riguardato tutto il territorio della Valtellina e in generale della montagna che non ha ottenuto l’attenzione che merita: siamo stati dimenticati, non abbiano usufruito dei ristori in modo adeguato».

Nonostante le perdite, la ripresa dell’attività avviene con determinazione: «La stagione in gran parte è persa – spiega Petrella -, se ce lo consentono andremo vanti fino a Pasqua e poi riapriremo in estate con altri tipo di eventi non legati alla neve come le arrampicate e le passeggiate. Questa riapertura è un segno di speranza, è importante anche dal punto di vista psicologico, sappiano che avremo tanta gente, si farà il pienone e noi dovremo essere pronti ad accogliere tutti in sicurezza».

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