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16. 10. 2021 13:23

Caso camici, il rilancio di Fontana davanti al Consiglio regionale: «Non intendo arrendermi davanti a nulla»

Fontana: «L’autonomia è la condizione per ricominciare a correre». Usuelli: «Avete fatto come Trump»

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Si è appena concluso l’intervento del governatore della Regione al Consiglio regionale. Durante la conferenza, Fontana ha ripercorso l’operato della Lombardia fino ad oggi, ribadendo il suo desiderio al non volersi dimettere e di guardare avanti.

Caso camici, il rilancio di Fontana davanti al Consiglio regionale: «Non intendo arrendermi innanzi a nulla. Ora voglio costruire una Lombardia orientata al futuro»

«Ho riflettuto molto sull’opportunità di intervenire oggi in aula, soprattutto per le conseguenze di un’ulteriore risonanza. Ma sono qui per voltare pagina. Andare oltre e affrontare le sfide e le opportunità del futuro. Abbiamo vissuto e stiamo vivendo una circostanza storica né prevista né prevedibile. Il Covid ha investito la Lombardia come uno tsunami, ci siamo trovati ad affrontare una grave situazione di incertezza alla quale la regione ha risposto a testa alta sin dallo scorso 20 febbraio. Certo, Molti punti rimangono ancora oggi oscuri rispetto alle responsabilità della gestione dell’emergenza. Lo scorso 30 gennaio il presidente Conte in una conferenza affermava che il nostro Paese non stava sottovalutando l’emergenza e che erano già state prese tutte le precauzioni del caso».

Competenze. Prosegue il governatore Fontana, «Voglio porre l’accento su una questione: certe competenze sono del Ministero in prima fase e della Regione solo in seconda fase. Quante volte ho espresso le mie perplessità? Faccio l’esempio dei minori rientrati dalla Cina, avevo chiesto tempestivamente una finestra di quarantena. Oltre alle accuse di razzismo, vorrei ricordare l’intervento della ministra Azzolina che diceva che la scuola non stava affrontando un’emergenza e non c’era nulla di cui preoccuparsi».

Personale medico. «I decessi in Lombardia – aggiunge Fontana – sono un dramma che hanno dovuto affrontare migliaia di famiglie, ma gli interventi applicati subito dalla Regione hanno permesso di salvare tante vite e per questo ringrazio ancora una volta il personale medico che assicura inoltre alla Lombardia di essere una regione all’avanguardia e in prima linea».

Senso civico. «Grazie ai cittadini lombardi abbiamo raccolto più di 58 milioni di euro che si sono sommati ai 131 milioni raccolti dagli ospedali». Il Governatore ha esposto i suoi ringraziamenti ai cittadini della Regione che grazie al loro senso civico hanno condotto un lockdown che ha contribuito positivamente alla lotta contro il virus. Ha poi puntato il dito sulla copertura mediatica, accusandola di essere sempre alla ricerca di figure sulle quali addossare le colpe.

Agire. «Era indispensabile agire in tempi rapidi. Aria si è fatta carico di gestire un carico di lavoro molto complesso. Non vi racconterò le difficoltà che abbiamo affrontato, né parlerò dei tanti che hanno cercato di intromettersi nel nostro operato per truffarci».

Forniture. «Camici chirurgiche, dpi di terza categoria, defibrillatori, guanti in nitrile e in vinile, kit per detection molecolare, mascherine chirurgiche, mascherine FFP2 e FFP3, mascherine per uso civile, occhiali protettivi a maschera, ossigenatori, tute protettive, visiere per un totale 365 milioni di euro. Questo – annuncia Fontana – è ciò che la Regione è riuscita a fornire seguendo le procedure eccezionali autorizzate dal governo».

Bongiovanni. E’ stata fatta una considerazione anche su Bongiovanni che «in una fase difficile ha svolto il ruolo con competenza, senza mai venir meno alle mansioni affidate, seguendo le regole dettate dall’emergenza».

Scandalo. «Ho preso decisioni non facili. Ogni tanto sarebbe da guardare se non con ammirazione, con rispetto al lavoro di certe persone e mi riferisco a chi ha lavorato attivamente nell’emergenza. Non era competenza della Regione fornire le mascherine alle RSA, agli ospedali privati, ai medici di medicina generale, ma in tale scenario ci è sembrato, quando abbiamo avuto delle adeguate forniture, di intervenire ugualmente. Report mi accusa di aver tramutato una fornitura di camici da onerosa a gratuita. Sapevo che Dama si era resa utile, lo aveva già fatto in altre occasioni e la fornitura dei camici non esulava dalla nostra collaborazione. Come per altre aziende che hanno contribuito alla fornitura dei camici, abbiamo agito seguendo l’iter abbreviato approvato dal governo e Regione Lombardia. Ho chiesto a mio cognato di rinunciare al pagamento per evitare strumentalizzazioni, nonostante ritenga che il negozio sia avvenuto in maniera ordinaria. Ho pensato di mia spontanea volontà di coprire parte della spesa e così il mio gesto è diventato sospetto. Losco, addirittura, secondo Report. Non ero al corrente di ciò che stava avvenendo tra Dama e Aria e, in ogni caso, Regione Lombardia non ha speso 1 euro per i 50mila camici».

Retrospettiva. «Una rilettura retrospettiva ci ha fatto capire che probabilmente da gennaio erano presenti il Lombardia 3 ceppi attivi. Una serie di eventi meteoriti ha permesso il rapido proliferare di focolai in tutta la Regione. Per quanto riguarda i tamponi, ci siamo mossi esattamente come Regione Veneto, fino a quando abbiamo avuto la possibilità di farlo. Riconosco la nostra debolezza, ad un certo punto sono mancate le materie prime per poter effettuare i test. È stata criticata anche la costruzione dell’ospedale d’emergenza, una struttura costruita in tempi record e che in altre parti del mondo è mancata. L’ospedale verrà mantenuto attivo come da piano emergenza approvato, per essere pronti ad una eventuale seconda ondata autunnale. Per quanto riguarda le zone rosse, mi sono sempre attenuto alla Costituzione».

Futuro. «Potrei andare avanti a lungo ad approfondire tutti questi temi, ma ciò che si evince è che a causa di tutte queste accuse, la Regione Lombardia ha perso parte della sua reputazione. Abbiamo bisogno dell’autonomia regionale. Lasciateci scegliere in base alle nostre esigenze. E qui ci dico: pensate cosa sarebbe accaduto se non ci fossero state le Regioni a gestire l’emergenza sanitaria. Sono ancora utili le Regioni a XX anni dalla loro istituzione? In primo luogo, ci siamo accorti, le comunità primarie sono essenziali. Le opposizioni, i media e altre istituzioni hanno iniziato ad attaccare l’operato lombardo, anziché occuparsi del loro lavoro. Basta polemiche, è ora di guardare avanti. Alla crisi sanitaria si sta sommando una crisi economica (il PIL corre ad un ribasso di 3-4 punti già nei prossimi mesi del 2020)».

Lombardia. «Ci siamo indebitati fino a 3 milioni per poter permettere alla Regione di risollevarsi e portare ad adempimento opere fondamentali che rientrano in questi due termini semplificazione e digitalizzazione. La burocrazia troppo spesso ostacola semplici iter. Vogliamo scommettere sulla fiducia dei cittadini e puntare sui loro progetti e il loro futuro. Bisogna colmare il digital divide e diventare più sostenibili. E’ tempo di investire su infrastrutture adeguate, sui giovani, sulle università e sulla ricerca pubblica e privata. Nessuno deve essere più escluso. Pensiamo si possa ripartire se ripartono le imprese. Una gestione centralistica non riuscirà a gestire queste risorse per la nuova programmazione 2021/2027. Il nostro regionalismo va ripensato: aperto all’UE e alle opportunità del Mediterraneo».

Autonomia. «Tanti soni i temi aperti e ai quali non possiamo sottrarci. Ci aspettano tempi duri, tanti licenziamenti e l’ombra della seconda ondata in autunno. Ci auguriamo che tutto possa riprendere nel migliore dei modi. Ma è ora che il governo parli con una voce definita: come sarà il rientro a scuola? Come gestiremo i trasporti? Come proseguirà la gestione del lavoro? Crediamo che la fase più critica sia ormai alle spalle, ma c’è ancora molto da fare. Abbiamo visto che anche Milano non è autosufficiente da sola. Ha bisogno di uno sguardo che non si concentri solo sulla città-capitale, ma deve essere più glocale, valorizzare anche i comuni e le province e puntare sulle periferie. Una risposta unitaria farà rialzare la nostra Regione. Si riparte dallo spirito lombardo, dalla resilienza dei nostri cittadini. L’autonomia è la condizione per ricominciare a correre. Non intendo arrendermi innanzi a nulla, intendo guidare con orgoglio e rinnovato entusiasmo. La Lombardia è libera e come tale va lasciata».

Altri interventi. Ha preso poi parola il consigliere Usuelli «Manca ancora un minimo senso di autocritica. Tante le gravi sviste della Regione. Troppe bugie ai cittadini lombardi. Avete fatto come Trump. Se sarà il caso chiederemo di tornare ai voti».
«La Lombardia  – interviene De Rosa – non è la Lega. Si è trincerato dietro l’operato dei medici e dei lombardi».

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