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18. 05. 2021 22:25

A cielo aperto: si avvicina una nuova estate dei dehors a Milano

Conto alla rovescia verso la riapertura, anche serali, dei locali. Ma solo per chi avrà il dehors

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Torneremo finalmente a cenare fuori di casa, a prendere un gelato o un caffè accomodati al tavolo. Il governo ha fissato regole e tempi per questo ennesimo ritorno alla vita pubblica da quando è insorta la pandemia.

Il Comune, da parte sua, ha stabilito le modalità, vediamo questo combinato disposto di norme che ci aiuterà a vivere meglio la stagione estiva.

Zona gialla. Lunedì 26 aprile potranno riaprire, soltanto nelle regioni che si trovano in fascia gialla, i locali che possono servire pranzi e cene all’aperto. Il coprifuoco è previsto per le 22.00, bisognerà sempre utilizzare le mascherine eccetto, ovviamente, quando si è seduti per mangiare o bere.

Ma non è tutto, a tavola bisognerà essere al massimo in quattro e il numero dei commensali potrà aumentare solo se si è conviventi. Non si potrà sostare fuori dai locali, oppure consumare cibo e bevande in piedi.

Al momento la Lombardia si trova in zona arancione, venerdì prossimo il governo Draghi stabilirà se sarà possibile il passaggio alla gialla tenendo conto di una serie di fattori: il numero dei nuovi contagiati e dei guariti, la tenuta delle strutture sanitarie e i posti occupati in terapia intensiva, il dato relativo alle persone vaccinate e, soprattutto, il valore Rt, l’indice di trasmissibilità del Covid-19.

Se si considera quest’ultimo si può dire la Lombardia ha buone possibilità di diventare gialla in quanto l’Rt risulta ben al di sotto dell’indice 1 considerata la soglia di allarme.

Al chiuso. Dal 1° giugno si cambia ancora. I ristoranti potranno ospitare i clienti anche al chiuso, ma soltanto a pranzo, con queste disposizioni: la distanza tra i tavoli è stata portata a due metri, per il personale rimane l’obbligo di indossare la mascherina, protezione che dovrà essere utilizzata anche dai clienti quando non sono seduti a tavola. Resta, invece, il divieto di cenare all’interno.

Cosa succederà a luglio? Dipenderà da quei fattori sopra elencati: qualora i numeri lo consentiranno è prevedibile un ulteriore allentamento della morsa con l’autorizzazione a cenare anche nei luoghi al chiuso.

Incentivi. Le linea del governo si sposa bene con quella del comune che già lo scorso anno ha promosso l’uso degli spazi all’aperto da parte degli esercenti. Bar, ristoranti e caffetterie, con il via libera alla zona gialla, potranno di nuovo avere clienti al tavolo sia a pranzo che a cena. Agli esercenti che hanno ottenuto la concessione lo scorso anno è stata offerta dal Comune la possibilità di chiedere la conferma, chi la chiede per la prima volta deve sapere che stavolta i criteri di assegnazione sono più restrittivi per evitare che vengano cancellati altri posti della sosta.

Da risolvere. Resta aperto il discorso per quei locali, non pochi, che non dispongono di dehors né possono avvalersi di spazi limitrofi adeguati per sistemare i tavolini: in questi casi rimane consentita la vendita per l’asporto e la consegna a domicilio, potranno cioè lavorare nello stesso modo degli ultimi sei mesi. E resta da definire, nel prossimo decreto, la posizione dei locali che operano all’intero dei centri commerciali.

L’esperimento del 2020: tremila tavoli in strada

L’idea è venuta quando nella primavera dello scorso anno si andava attenuando la prima ondata del covid: autorizzare i tavolini all’aperto per consentire agli esercenti di riprendere l’attività in sicurezza, visto che all’aria aperta le possibilità di contagio si riducono in modo considerevole. Palazzo Marino ha così concesso l’occupazione dei marciapiedi e delle carreggiate stradali con tavoli e sedie.

Per agevolare le operazioni ha stabilito due punti allettanti: i tavoli si possono mettere anche a distanza notevole dal locale, non c’è bisogno di indicare lo spazi di fronte all’ingresso, e la Cosap, la tassa sul suolo pubblico, viene sospesa. Date queste opportunità si è subito registrato il boom con ben duemila domande arrivate agli uffici comunali: per avere un’idea del successo basti pensare che in tutta la città sono circa ottomila i locali di cui mille già disponevano dei dehors.

Così l’estate scorsa in ben tremila locali è stato possibile pranzare o cenare all’aperto, quasi uno su due. Inoltre, è cambiata la geografia urbana, sei aree sono state chiuse al traffico, circa 50 mila metri quadrati la porzione occupata da tavolini e sedie con interi marciapiedi o anche carreggiate stradali coperti da una fila di gazebo. Una novità che ha portato a quasi 6.500 metri quadrati l’area pedonalizzata, con 25 chilometri di strade a velocità 30 all’ora e più di 3 chilometri di strade con limite a 15 all’ora.

Tributi. Per gli operatori, perlomeno coloro che hanno potuto usufruire di questa opportunità, è stata una boccata d’ossigeno cui hanno dovuto rinunciare già in ottobre con la seconda ondata del covid.

A rendere più agevole l’attività estiva ha contribuito la sospensione della Cosap, la tassa sul suolo pubblico ma non della Tari e della Icp, l’imposta comunale sulla pubblicità per le quali è stata comunque prevista una dilazione dei termini di pagamento. Sono restate invariate, invece, le tasse statali: l’Irpef, ovvero l’imposta sulle persone fisiche, il cosiddetto cuneo fiscale che il datore di lavoro deve pagare in relazione ai propri dipendenti.

Squeri (Epam): «Troppi locali penalizzati»

La categoria è ferma da ottobre e si trova quasi allo stremo, i tavolini all’aperto sono una boccata d’ossigeno. Ma non basta, per il segretario di Epam , Carlo Squeri, i pubblici esercizi hanno bisogno di un sostegno sulla tassazione e di maggiori ristori.

Partiamo con un bilancio dell’esperienza dello scorso anno.
«E’ stata positiva per coloro che avevano spazi all’esterno dei locali ma difficile per coloro che non sono riusciti a ottenerli».

Un bilancio in chiaroscuro?
«Il Comune ha favorito il nostro settore ma si sono create iniquità perché per alcuni sono sorte possibilità che prima non esistevano: in questo modo si è alterato il mercato, c’è stata una deregulation, un allargamento delle maglie».

Il Comune vuole riproporre queste misure.
«In modo diverso perché ci sono state lamentele, si sono visti gli effetti collaterali prodotti sulle soste. Il regolamento di quest’anno è più stringente, cerca di venire incontro ai residenti».

Avete chiesto interventi su Cosap e Tari: cosa vi aspettate?
«La Cosap è sospesa fino al 30 giugno, poi dipende dal Governo, sulla Tari mi auguro che si trovi una soluzione perché colpisce anche chi non può mettere i tavolini fuori: mi auguro che ci sia un intervento più significativo rispetto a quello dell’anno scorso quando lo sconto del 40% sulla parte variabile è diventato del 17-18% sul complessivo».

E’ stato comunque un aiuto.
«Certo, era accettabile, il problema è che a ottobre abbiamo chiuso di nuovo e a dicembre, quando si realizza una parte importante del fatturato, non abbiamo lavorato. Questo discorso vale in modo particolare per due categorie colpite più degli altri».

Quali?
«I locali che si sono trovati le nuove ciclabili, non avendo spazio davanti, hanno lavorato poco, quelli della Galleria hanno avuto un calo del 90% considerando che si trovano in uno spazio turistico: mi auguro che si tenga conto di queste due situazioni».

Di cos’altro avete bisogno per ripartire?
«Spero che non vengano poste restrizioni ai tavoli tra commensali e che, se ci saranno fondi, si pensi a chi ha bisogno».

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