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27. 10. 2020 01:02

Coronavirus, Burioni: «Il vaccino sembra funzionare. Dobbiamo sentirci come sull’1-0 dopo 20 minuti»

Il virologo Roberto Burioni racconta la sperimentazione del nuovo vaccino anti-Covid negli Stati Uniti

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Il virologo Roberto Burioni, attraverso Medical Facts, il sito di cui è fondatore torna a parlare della sperimentazione del vaccino contro il coronavirus.

Il resoconto. «Mentre in Italia il dibattito pseudoscientifico sul coronavirus mi ricorda molto le ‘bombe del calciomercato’ del compianto Maurizio Mosca – scrive in tono polemico Burioni -, la scienza prosegue con serietà e raggiunge i primi importanti traguardi. Poche ore fa sono stati pubblicati i dati relativi alle prime sperimentazioni sull’uomo di un vaccino statunitense».

Quello che stupisce il virologo è la velocità con cui è stato prodotto questo primo campione. «Avete letto bene: quello che in generale richiedeva più o meno sei-otto anni è stato fatto in 66 giorni -rimarca Burioni-. Questo infatti è il tempo che è trascorso dalla definizione della sequenza del nuovo virus alla prima somministrazione del vaccino a un paziente. Se qualcuno mi avesse chiesto un anno fa: “È possibile fare una cosa del genere?”, io avrei risposto certamente no. Per fortuna la scienza va più veloce della nostra fantasia».

Altro elemento di straordinarietà del vaccino sarebbe dato proprio dalla sua composizione. «Questo vaccino segue una strada radicalmente innovativa – sottolinea il virologo -: infatti per vaccinare il paziente si inietta direttamente materiale genetico, che viene usato dalle cellule umane per sintetizzare la proteina del virus contro la quale si vuole che il paziente produca anticorpi. In altre parole, con i vaccini più tradizionali noi produciamo la proteina del virus in laboratorio, la purifichiamo e poi la iniettiamo nel paziente, che se tutto va bene produce anticorpi contro di essa. In questo caso invece la “macchina” che produce la proteina è il paziente stesso».

Tuttavia è ancora troppo presto per cantare vittoria. «Ebbene i primi dati sembrano indicare che funziona – scrive ancora Burioni -. Sono dati estremamente preliminari e derivano da soli 45 pazienti, giovani e in ottima salute. Non stappate lo champagne, perché non c’è nulla di definitivo. Quarantacinque pazienti seguiti per 57 giorni sono un niente rispetto ai miliardi di persone che dovrebbero essere vaccinate. Però il nostro sentimento deve essere quello di una squadra di calcio che scende in campo davanti ai più forti del mondo, che dopo 20 minuti del primo tempo poteva essere sotto 0-4 e invece si trova a vincere 1-0. La partita è lunga e tante cose possono succedere, ma – credetemi – quella di oggi è davvero una bellissima notizia che legittimamente ci spinge a un notevole ottimismo».

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