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11. 05. 2021 06:02

Covid, nuovo studio: «La scuola non è responsabile della seconda ondata»

Una ricerca pubblicata sul Lancet, alla quale ha preso parte anche lo IEO di Milano, dimostra quanto la scuola sia utile anche per contenere i contagi

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Dopo le proteste dei giorni scorsi e l’ordinanza del Tar, arriva anche una ricerca scientifica a sostenere che la scuola non è la responsabile della diffusione dei contagi. Lo studio è stato pubblicata sulla rivista Lancet e fra i promotori è presente anche lo IEO di Milano.

Lo studio. Sara Gandini è una delle professoresse dell’Istituto Europeo di Oncologia che ha preso parte alla ricerca. «Fino alle scuole medie, il tasso di trasmissione del virus tra gli studenti è del 39% più basso rispetto ad altre classi di popolazione, questo dato è ancora basso tra gli allievi delle scuole superiori anche se la trasmissione è maggiore rispetto ai giovanissimi e si presenta più simile alla dinamica riscontrata tra i docenti – racconta la docente-. L’indagine rileva quindi che non solo a scuola ci si contagia meno ma che stare in classe permette di contenere l’epidemia perché in questo modo i ragazzi restano in luoghi maggiormente sicuri, controllati e anche testati: gli studenti e i docenti hanno fatto molti test e tamponi nei mesi in cui gli istituti sono rimasti aperti. La scuola non è stata la responsabile della seconda ondata».

scuola unione studenti milano

Lo studio si è basato sull’analisi di diversi dati prodotti dall’Iss, dalle Asl e dalla protezione civile. Il tutto è stato incrociato con altri dati forniti dal ministero dell’Istruzione. «Se si chiudono le scuole i ragazzi devono essere gestiti da persone esterne al nucleo familiare e questo alimenta la trasmissione del virus – prosegue Gandini -. Poi c’è l’aspetto del danno psicologico sulle chiusure della scuola che invece è certo. Tutti i nostri report, in ogni caso, sono stati consegnati al ministero dell’istruzione, già nei giorni scorsi; così come abbiamo fatto pervenire i nostri dati al Cts. Già a dicembre i dati su cui abbiamo lavorato erano nella disponibilità dei decisori politici».

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