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17. 06. 2021 03:43

Il futuro di San Siro si gioca ai tempi supplementari: il tempo stringe per Inter e Milan

Prorogato al 20 giugno il termine per Inter e Milan entro cui presentare la documentazione integrativa per il nuovo stadio: strettissimi i tempi per avere l'impianto pronto in vista di Milano-Cortina 2026

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A due anni e mezzo di distanza dal comunicato congiunto di Inter e Milan che annunciava l’intenzione di un nuovo stadio in comune, l’iter per il futuro impianto prosegue a ritmi molto lenti.

Era il 9 novembre 2018, a settembre dell’anno successivo sono stati presentati i progetti di Populous (favorito per la vittoria ma non ancora ufficialmente assegnato) e Manica-Sportium, quindi l’approvazione del consiglio e della giunta cittadina in poche settimane e nel giugno scorso l’accordo definitivo dopo aver ottenuto dai club un disegno rivisto con una rifunzionalizzazione del Meazza.

Nel frattempo, però, è stata chiesta una documentazione integrativa e non è mancato lo scontro tra Inter e sindaco per una volontà di chiarezza espressa da Sala sulla proprietà nerazzurra. Era il 18 marzo ed erano ricorrenti le voci di una cessione del club da parte di Suning, la cui nota seguente definiva come “irrispettose” le dichiarazioni del primo cittadino.

La scadenza prorogata al 20 giugno

La scadenza per la consegna della documentazione è slittata dal 5 maggio al 20 giugno. Il termine, secondo Palazzo Marino, è stato prorogato «per consentire alle società di reperire le attestazioni necessarie e completare gli atti e le autocertificazioni già forniti nei mesi scorsi», in uno spirito «di reciproca collaborazione».

san siro

Il tempo stringe. Milan e Inter vorrebbero cominciare a monetizzare un investimento da 1,2 miliardi di euro per il quale sarà necessario almeno un quinquennio di lavori. Il ritorno riguarderebbe tutto il distretto e la città dopo un anno economicamente disastroso per la pandemia e va considerato il fattore rappresentato da Milano-Cortina 2026. Anche se non è previsto dal dossier olimpico, sarebbe certamente importante a livello d’immagine poter ospitare la cerimonia inaugurale nel nuovo San Siro.

Prove di pubblico. All’esterno
Tante polemiche dopo gli assembramenti per lo scudetto dell’Inter, il 23 maggio una nuova festa

Nessuno stadio ha avuto la possibilità di ospitare partite con il pubblico, nella serie A in corso. In compenso il Meazza ha fatto da punto d’incontro per uno degli assembramenti che più hanno fatto discutere di recente.

Lo scudetto vinto dall’Inter aveva scatenato l’entusiasmo dei tifosi nerazzurri già il 2 maggio con le celebrazioni divise tra piazza Duomo, Cairoli, via della Liberazione (sede del club) e lo stesso San Siro. Le autorità cittadine hanno dato il permesso per ospitare sabato scorso, in un’area di 15mila metri quadrati, circa 3.000 tifosi che hanno avuto l’opportunità di salutare da vicino il pullman della squadra diretto all’interno dell’impianto per Inter-Sampdoria.

tifoso san siro

La prima impressione dall’interno della festa era di un assembramento numericamente molto più folto e anche la Questura ha dato conferma: ufficialmente nella zona vicina alla curva Nord, attorno alle 16 dell’8 maggio, c’erano 3.500 tifosi e un altro migliaio appena fuori dalla zona transennata, controllati da un pesante spiegamento di mezzi e agenti che comprendeva un elicottero dall’alto. Distanziamento ben poco e più di qualcuno non ha avuto l’accortezza di indossare la mascherina per proteggersi dal Covid.

Precedenti. Qualcosa di molto simile era già successo durante l’annata il 21 febbraio, quando circa 10mila tifosi tra Inter e Milan avevano atteso l’arrivo dei due pullman dando vita anche a qualche scontro. Prevedibili le rimostranze in un momento nel quale (guardando al settore calcio e senza entrare in altre situazioni) almeno fino al 1° giugno non è consentito nemmeno ai genitori di assistere a bordo campo alle partite dei ragazzini attivi nel settore giovanile.

Appunti ai quali il sindaco Sala ha risposto la scorsa settimana demandando (e sostanzialmente appoggiando) l’operato in tema di ordine pubblico a Questura e Prefettura, che già per il 2 maggio avevano optato per non creare zone rosse al fine di non peggiorare una situazione già molto complicata da gestire. E il 23 maggio, dopo l’ultima di campionato con l’Udinese, è prevista nel Piazzale dello Sport una nuova festa organizzata dalla Curva Nord.

Gianfelice Facchetti: «Serve un dibattito che
non parta dalle ideologie»

Gianfelice Facchetti ha dedicato al Meazza il suo ultimo libro: «Una vera discussione non c’è ancora stata, serve chiarezza»

Lo stadio Meazza, per Gianfelice Facchetti, non è solo la casa della squadra del cuore. È anche l’impianto all’interno del quale, sempre per ragioni legate all’Inter, ha messo in scena uno dei suoi spettacoli più celebri: un monologo dedicato alla storia del club, davanti al pienone delle tribune, in occasione della festa del centenario interista del 2008.

Milanese di nascita, ha dedicato alla Scala del Calcio la sua ultima opera letteraria, C’era una volta San Siro, edito da Piemme (206 pagine a 16,50 euro) e con prefazione di Ligabue.

Com’è nata l’idea di questo libro?
«Una volta ripartito il calcio dopo il lockdown, poco meno di un anno fa. Vedevo questo deserto in cui si giocava, per lo sport una situazione inusuale. L’idea era quella di celebrare la bellezza dello stadio per poterne parlare e affrontare il presente e il futuro della questione. Sono partito dalle ultime gare disputate e poi sono andato indietro nei ricordi».

Cosa pensa del dibattito sullo stadio?
«Che in realtà un vero dibattito non è stato fatto. Conosciamo la posizione e le necessità delle parti, le perplessità del sindaco riguardo alle proprietà, quello che pensano i residenti, cosa hanno detto i club, ma di fatto non si è mai aperto un dialogo. Bisogna cominciare a parlarsi perché San Siro merita di essere trattato con un senso di rispetto. Non partendo da posizioni ideologiche, siano esse nostalgiche o progressiste».

Quali punti dovrebbero essere affrontati in prima battuta?
«Oggi non riesco a entrare in una cosa del genere proprio perché ci vorrebbe chiarezza. Parlo anche del distretto attorno, che ridisegnerebbe la città. Dopo una mia recente dichiarazione ho visto che qualcuno ha scritto che sono d’accordo con Sala, ma non è così in toto: ho solo sottolineato che le sue obiezioni sono legittime».

gianfelice facchetti san siro
Gianfelice Facchetti

Cosa troveranno i lettori in questo libro?
«Ho cercato più spunti possibili, partendo dalle origini di uno stadio che inizialmente era solo del Milan, anche se da interisti gli abbiamo guastato la festa vincendo la partita d’inaugurazione. C’è poi il tema dell’unicità, a livello mondiale, di due grandi club che hanno deciso di giocare nello stesso stadio. Ho aperto una parentesi sulla Nazionale, che non ha mai perso al Meazza, cosa che potrebbe far pensare di trasformarlo nella casa degli azzurri come succede in Francia a Saint-Denis».

Che significato ha avuto questo campionato senza tifosi?
«Io l’ho vissuto bene lo stesso, anche se purtroppo non da vicino, come è stato per tutti. Per il resto credo che il valore sportivo dell’impresa resti intatto».

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