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28. 11. 2021 15:53

Ospedale Sacco, Galli sulla riapertura: «Milano è una bomba»

Il primario di Malattie infettive del Sacco, Massimo Galli, esprime tutte le sue preoccupazioni sulla riapertura definendo Milano una "bomba"

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L’imminente riapertura delle attività commerciali, fissata per il 18 maggio, sta destando la preoccupazione di diversi esperti. Tra questi anche Massimo Galli, primario di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano.

“Bomba” Milano. «È un dato di fatto: con la riapertura possono presentarsi problemi e c’è il rischio di richiudere – afferma Massimo Galli in un’intervista rilasciata a La Repubblica  -. Milano è un po’ una bomba perché in tanti sono stati chiusi in casa con la malattia. Avremo un numero altissimo di infettati, che ora tornano in circolazione. È evidente che sono necessari maggiori controlli».

massimo galli

Il primario si chiede anche per quale ragione in Lombardia non siano stati adottati test rapidi, utili ad individuare gli infetti in maniera tempestiva. «Mi chiedo – aggiunge Galli – perché da noi ci sia stato un atteggiamento quasi forcaiolo nei confronti dell’uso dei test rapido, il ‘pungidito’, che poteva comunque essere utile».

Liberi tutti. Il professore bacchetta anche il comportamento di milanesi dall’inizio della fase 2. «Alcuni – osserva Galli – hanno interpretato l’ingresso nella Fase 2 come un liberi tutti. È un segnale di grande pericolosità, perché dovrebbe invece prevalere la cultura della responsabilità per limitare al massimo i danni».

Messe. Durante l’intervista il professor Galli viene incalzato anche sul tema delle cerimonie religiose. «Non mi tirate sempre in mezzo con questa storia delle messe- sbotta Galli -. Il punto è che soprattutto gli anziani, che sono importanti frequentatori dei luoghi di culto, devono stare ben attenti e quindi se restano a casa ancora un po’, non è una cattiva idea».

Futuro. Per l’esperto la prospettiva futura sarà caratterizzata da una crescita dei contagi. «In questi giorni mi aspetto di vedere una crescita dei casi osservati a Milano – conclude Galli -perché persone che non sono riuscite ad ottenere precedentemente il tampone arriveranno finalmente a diagnosi».

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