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27. 11. 2021 15:24

Indispensabili? In Lombardia due milioni di dipendenti al lavoro nonostante il blocco

Il 58% della forza lavoro di tutta la Lombardia è ancora in attività

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Secondo i codici ATECO (ATtività ECOnomiche) in Lombardia sono circa 155.000 le aziende indispensabili che realizzano, cioè, prodotti essenziali. Queste aziende contano un totale di 2.1 milioni di dipendenti, ovvero il 58% della forza lavoro di tutta la Lombardia. La denuncia da parte dei sindacati riguarda una parte di queste aziende, questo perché l’elevatissimo numero di indispensabili presenti sul territorio lombardo è al netto di tutte quelle aziende che, all’ultimo, hanno modificato il loro codice ATECO, portando più del 10% della loro produzione ad essere essenziale per poter continuare a lavorare senza blocchi.

 

 

 

Province. Ma dove si concentrano gli esercizi indispensabili? La provincia di Sondrio conta circo il 68% delle aziende ancora in funzione, risultando la più indispensabile. Seguono a ruota nella classifica degli indispensabili le province di Milano, con quasi il 64% degli esercizi in funzione, Lodi, con circa il 63% delle aziende funzionanti, e Bergamo con il circa il 56%. Dati allarmanti tenendo in considerazione l’attuale situazione sanitaria di queste zone. Lodi, in particolare, fu il primo focolaio della malattia, eppure lavorano ancora due aziende su tre. Mantova, invece, è all’ultimo posto della classifica degli indispensabili; attualmente è in funzione solo il 39% delle aziende. Brescia la segue, con circa il 43% delle aziende ancora in funzione.

Paradosso. Siamo di fronte ad un vero e proprio paradosso: indispensabili, sì, almeno nella maggior parte dei casi, ma fabbriche ed esercizi aperti comportano lo spostamento di migliaia di persone che devono intraprendere, tra le altre cose, lo spostamento casa-lavoro e lavoro-casa. Carlo Bonomi, presidente di Assolombarda, ha difeso anche ieri la posizione delle imprese: «Non siamo degli untori. Le imprese sono sicure e proclamare lo sciopero è da irresponsabili».

Confronto. Il confronto tra sindacati e imprese in Lombardia e la conseguente discussione sulle  aziende da considerare indispensabili è in realtà è da tempo un argomento delicato che porta, in un momento come questo, allo strano paradosso di scelta tra: diritto alla salute dei dipendenti e diritto a compiere le proprie scelte produttive. Un’alternativa drammatica, soprattutto in quelle zone dove il coronavirus ha colpito in maniera più aggressiva e diffusa.

Sud. C’è da dire che il tasso di esercizi indispensabili in Lombardia è alto, ma non è il più alto in Italia. Nelle regioni del Sud, dove ancora non si sono registrati i numeri di contagio del nord Italia, le aziende mantengono un tasso di attività maggiore. Il record nazionale è della provincia di Crotone dove il lavoro è attivo all’89,4%.

Compromesso. Si sta lavorando ad un compresso e da quello, forse, l’Italia capirà anche che direzione prendere per poter ripartire.

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