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18. 09. 2021 00:22

Coronavirus, intervento da primato al Policlinico: il trapianto di polmoni salva la vita ad un 18enne

Al Policlinico di Milano un intervento da primato: il primo trapianto di polmoni in Italia salva la vita ad un giovane positivo di 18 anni

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In questi mesi la pandemia ci ha mostrato i suoi aspetti più crudeli, ma per fortuna ci ha fornito anche tante piccole storie a lieto fine. Tra queste quella di Roberto, 18 anni, sottoposto ad un trapianto di polmoni, fondamentale per salvargli la vita, dopo che il Covid-19 aveva determinato il deterioramento dell’intero apparato respiratorio del giovane.

La storia. Roberto (nome di fantasia, ndr) è colpito dal virus all’inizio di Marzo. La situazione si presenta immediatamente come piuttosto grave, tanto da ricorrere al ricovero nella terapia intensiva di via Olgettina, quella donata al San Raffaele da Fedez e Chiara Ferragni.

Le condizioni precipitano nel giro di poche settimane: il 23 marzo è costretto ad essere collegato ad una macchina Ecmo che permette la circolazione extracorporea e l’ossigenazione del sangue, funzioni non più fornite dai suoi polmoni ormai compromessi.

Un intervento da primato. Il caso di Roberto è tanto delicato, quanto complicato. I medici decidono allora di prendere spunto dalla Cina, dove un paziente con una situazione clinica molto simile  era stato sottoposto ad un trapianto di polmoni.

In Europa nessuno aveva mai tentato un’operazione del genere. Tuttavia i dottori del Policlinico di Milano decidono di intraprendere questa strada. Il giovane viene così inserito nella lista dei pazienti bisognosi di un trapianto il 30 aprile.

Il lieto fine. Due settimane dopo arrivano gli organi tanto attesi. L’organizzazione dell’intervento chirurgico viene affidata al professor Mario Nosotti del reparto di Chirurgia Toracica e Trapianti di Polmone del Policlinico di Milano.

L’intervento ha dell’incredibile non solo per la sua complessità, ma soprattutto per le condizioni in cui i chirurgi si trovano ad operare. L’ equipe è costretta a lavorare con addosso i caschi per la ventilazione, con cambi di medici e infermieri a intervalli regolari per permettere a tutti di riprendere fiato e riuscire a operare in sicurezza.

Il trapianto, dopo 12 ore intense, riesce alla perfezione. Oggi Roberto è ancora ricoverato, ma sta riprendendo lentamente: grazie alla fisioterapia giorno dopo giorno sta abbandonando il ventilatore per tornare a respirare autonomamente. Un futuro che sembrava spezzarsi così precocemente, ora ha un nuovo orizzonte a cui puntare.

 

 

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