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25. 06. 2021 02:55

Milano, case popolari: il problema sono le occupazioni abusive?

Le liste d'attesa per ottenere una casa popolare a Milano sono infinite: quali sono i motivi?

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A Milano ci sono ben 16.000 famiglie nelle liste d’attesa delle case popolari. Paradossalmente in città sono presenti circa 10.000 appartamenti di edilizia popolare vuoti. Fare il calcolo è piuttosto semplice: 3.356 appartengono direttamente al Comune, mentre altre 3.839 sono in gestione all’Aler. A questi 7.200 immobili vanno aggiunte altre 3.000 abitazioni dichiarate “inagibili”.

Un “serbatoio” di case popolari inutilizzato

La conta però non si conclude con le case al momento vuote. Si possono sommare anche tutti quegli appartamenti su cui pende un decreto di decadenza. Gran parte degli inquilini hanno infatti perso il diritto di abitazione per varie illegalità: subaffitti, alloggi lasciati vuoti per oltre 6 mesi (magari perché si ha una casa altrove), subentri o ospitalità non dichiarati, abitazioni utilizzate per spaccio o prostituzione.

I casi più curiosi sono poi quelle delle “decadenze economiche”, ovvero famiglie a cui la casa popolare era stata assegnata, ma nel corso degli anni hanno aumentato il proprio reddito oltre i 35.000 euro di Isee perdendo anch’essi il diritto d’abitazione. Nonostante le condizioni economiche permetterebbero di cambiare facilmente abitazione, preferiscono restare comunque nelle case popolari. Inoltre non si parla di un fenomeno circoscritto: vertono in tale situazione ben 3.000 abitazioni.

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Tuttavia i decreti di decadenza vengono da anni ignorati e solo in rarissimi casi lo sfratto porta a qualche risultato. Nonostante la politica punti il dito sulle occupazioni abusive come problema principale per le lunghe lista d’attesa per ottenere una casa popolare, la realtà è un’altra: le occupazioni illegali sono circa 3.120 nelle case Aler e 662 in quelle del Comune. Un valore che corrisponde ad un quarto delle case vuote a disposizione a Milano.

Gli interessi politici più forti delle necessità

«Perché si guarda così tanto agli abusivi? — dichiara al Corriere un alto dirigente pubblico che segue da anni il “dossier casa” —. Case vuote da ristrutturare e assegnare ne abbiamo migliaia. Anzi, quelle già libere sono troppe per le attuali capacità di fare appalti rapidi, eseguire i lavori e firmare i contratti con i nuovi inquilini che hanno diritto a una casa. Da anni stiamo insinuando nelle famiglie il dubbio che le case mancano perché sono occupate da abusivi. Non è vero. Migliaia di alloggi restano sfitti. Affondano nelle sabbie mobili».

Per quale motivo nessuno fa nulla affinché la situazione migliori e vengano fatti rispettare i decreti di decadenza? Che lo si voglia o no i quartieri popolari sono bacini di voti e una gran parte delle elezioni si gioca in periferia. Alterare gli equilibri che assicurano flussi di consenso storici e consolidati potrebbe essere un pericolo per tutte le parti politiche interessate.

«Sono le sabbie mobili amministrative – chiosa ancora il dirigente -, mescolate alle difficoltà economiche, gravate da problemi antichi, impastate da interessi politici».

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