17.3 C
Milano
27. 10. 2021 19:11

Milano Fashion Week, si accendono i riflettori sulle passerelle. E finalmente si torna in presenza

La Milano Fashion Week Women’s Collection al via oggi segna l’attesissimo ritorno in presenza sulle passerelle. Riecco Cavalli, Moncler e Boss. E la filiera guarda sempre più agli emergenti

Più letti

Si riparte. E in presenza. Segno della ripartenza per un comparto produttivo determinante per il made in Italy e l’economia del Paese. Da oggi e fino al 27 settembre, la Milano Fashion Week Women’s Collection segna il ritorno agli eventi fisici con un calendario di 65 sfilate (di cui 2 doppie), 42 in presenza e 23 digitali; 75 presentazioni e presentazioni su appuntamento (56 in presenza e 19 digitali) e 33 eventi (29 in presenza e 4 digitali) per un totale di 173 appuntamenti in calendario (125 in presenza e 46 digitali).

Milano Fashion Week: tante novità tutte da scoprire

Tra le principali novità, il ritorno in calendario del marchio Roberto Cavalli sotto la direzione creativa di Fausto Puglisi e dei brand Moncler e Boss. Debutteranno con una sfilata MM6 Maison Margiela, Luisa Spagnoli, Hui, Vitelli, Joy Meribe e Maison Alvine Demanou. Presenti per la prima volta nel calendario presentazioni i brand Colville, Cormio, Quira, Andreadamo, Defaince by Nicola Bacchilega, Roberto Di Stefano, Aniye By, Iuri, Traffico, Radica Studio, Airin Tribal e ATXV. Supportate dal Camera Moda Fashion Trust la sfilata di Vitelli e le presentazioni dei brand Andreadamo e Alessandro Vigilante.

milano fashion week

SUL CAMBIAMENTO SOSTENIBILE

«Questa edizione di Milano Fashion Week Women’s Collection – spiega Carlo Capasa, Presidente di CNMI – segna un momento di rinascita che siamo felici di celebrare con la città di Milano che finalmente può tornare ad essere in una versione fisica ed in presenza. Attraverso il fitto programma di iniziative che abbiamo ideato in collaborazione con tanti partner e con i nostri associati Camera Nazionale della Moda continua il suo percorso finalizzato al raggiungimento di obiettivi ambiziosi: contribuire ad accelerare il cambiamento sostenibile nella filiera della moda, accelerare l’evoluzione multiculturale del nostro Paese in un’ottica di diversity and inclusion, promuovendo il talento dei migliori designer emergenti nel panorama nazionale ed internazionali».

E continua: «Ancora una volta, affrontiamo queste sfide con entusiasmo e coraggio, lieti di essere diventati dei punti di riferimento nel panorama globale. Siamo onorati che il British Fashion Council ci abbia chiesto di ospitare durante la Milano Fashion Week il digital talk sulla sostenibilità Creating Collective Change: A Circular Fashion Ecosystem in programma il 22 settembre».

TRAGUARDI IMPORTANTI

Molti appuntamenti collaterali arricchiscono il calendario, tra cui la mostra per il 40° anniversario dalla nascita del brand Emporio Armani, l’evento per il 20° anniversario della collezione Nudo di Pomellato, la celebrazione dei 50 anni di carriera di Chiara Boni e l’anniversario per i 60 anni del brand Marcolin. Giunto alla sua terza edizione, il progetto Black Lives Matter in Italian Fashion offrirà a 5 nuovi talenti BIPOC (Black Indigenous People of Color) la possibilità di presentare le proprie collezioni all’interno di un fashion show digitale che aprirà la Milano Fashion Week.

«I nostri abiti omaggio all’Italia»
Cristina Parodi, con Daniela Palazzi, presenta Crida

Una storia di amicizia. E non solo. Cristina Parodi – che non ha bisogno di presentazioni – e Daniela Palazzi, impegnata da sempre nel mondo della comunicazione, sono unite dalla passione per la moda. Ma anche da una visione della vita che mira sempre alle cose che contano: sette figli in due, stessi problemi, stessi obiettivi. Da lì nasce Crida, una collezione creata sul loro concetto di stile, presentata durante questa Milano Fashion Week. «Ci integriamo molto bene», ammette Cristina Parodi a Mi-Tomorrow, con il suo ineffabile sorriso.

Giornalista, commentatrice di moda, ora stilista?
«Non mi sento stilista. La tecnica, tra noi due, è Daniela, ma il progetto è nato insieme e creiamo gli abiti insieme. A differenza mia, lei sa disegnare».

Però non è obbligatorio disegnare per creare abiti.
«È vero, comunque per me è un triplo salto mortale. Un conto è amare la moda, conoscerla da sempre anche dietro le quinte dato che l’ho seguita tanto come giornalista, ma un altro discorso è fare l’imprenditrice. Sono due mondi molto diversi. Ora capisco tante cose che prima sentivo da chi intervistavo. Quindi è tutt’altro che facile».

Siete amiche da tanto tempo?
«Sì. Sono arrivata a Bergamo venticinque anni fa quando mi sono sposata e una volta qui ho iniziato a creare il gruppo delle amiche del cuore, fondamentali nella mia vita. Daniela è una di queste, con lei c’è stata subito una grande affinità anche dal punto di vista dello stile. Abbiamo lo stesso modo di ragionare. E la passione per la moda è maturata fino al punto di dar vita a questo progetto. Lei ha un grande intuito, ha una naturale predisposizione per le tendenze che noi non seguiamo pedissequamente».

Quando è nata Crida?
«Siamo state di un tempismo… Dopo averci pensato a lungo e averlo preparato per bene, abbiamo esordito a febbraio 2020 in show room. Dopo le prime settimane di grande entusiasmo, dato che nella moda quando c’è qualcosa di nuovo tutti sono curiosi e lo vogliono, il Covid ha fermato tutto ed è stato molto duro proseguire. Ma ora presentiamo la terza collezione tutta made in Italy, anzi, made in Bergamo».

Capo clou?
«L’abito, da sempre. I nostri sono no season, siamo convinte che l’abito in seta lo metti sempre. E vogliamo essere riconosciute per questo: l’abito è l’outfit ideale per le donne che come noi sono impegnate in tante cose, hanno una vita sempre di corsa e non hanno tempo di pensare ai vari abbinamenti. Ma deve essere bello e soprattutto confortevole. Non sono pensati come abiti aderenti, sexy o appariscenti: sono classici, estremamente contemporanei e moderni. Non usiamo mai cerniere, amiamo la fluidità del look perciò usiamo tessuti di alta qualità».

La novità di questa collezione?
«L’abito emblema si chiama Levante. Come per le altre collezioni, i nostri capi prendono il nome dalle città e dalle zone italiane. Dopo un anno difficile vogliamo ricominciare da una regione, la Liguria, che a noi piace tanto».

 

In breve

Ddl Zan giunge alla fine, a darne il triste annuncio l’ironia di Taffo

Sulla prematura scomparsa del Ddl Zan dopo lo stop di oggi in Senato, causato dalla "tagliola" che ha ucciso...