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25. 06. 2021 02:28

La grande sfida di Milano: una progettualità alternativa per una nuova urbanistica

Primo viaggio nel futuro fra progetti finalmente partiti e suggestioni da rendere concrete

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Un museo di fotografia open air, utilizzando le recinzioni di un cantiere edilizio, come sede espositiva sui temi della sostenibilità e della rigenerazione urbana. A Santa Giulia, quartiere in forte trasformazione urbanistica alla periferia sud est di Milano, è sorto in questi giorni un progetto di arte pubblica, urbano e temporaneo, destinato a cambiare quartiere e contenuti di volta in volta.

E che ha qualcosa da dirci sul futuro di tutte le città, Milano inclusa. Il progetto è nato dalla collaborazione fra ArtsFor e Lendlease, il colosso immobiliare che sta ricostruendo un pezzo di Rogoredo, sempre più business district e futura sede dell’Arena in vista delle Olimpiadi del 2026.

La mostra, allestita sulle barriere di cantiere dei complessi terziari in costruzione Spark One e Spark Two, si chiama Human Nature. Un nome programmatico, perché sia chiaro a tutti che la vera sfida (nonché la vera urgenza) riguarda oggi l’emergenza ambientale. Le quaranta fotografie in grande formato di Lucas Foglia parlano di allevamenti intensivi, di animali in via d’estinzione, di foreste pluviali, di robotica, di cambiamenti climatici e di resilienza della Natura.

È un progetto interessante perché parla della città alla città. E allora parliamo di città: inclusione sociale, benessere fisico e psicologico, rapporto tra naturale e costruito e permeabilità del suolo non possono essere concetti vuoti ma missioni. Milano cambia la sua pelle urbanistica molto velocemente ma deve sempre ricordarsi qual è la direzione e qual è il messaggio che vuole inviare.

Non tutte le scelte fatte negli ultimi tempi rispondono in maniera coerente con gli indirizzi programmatici: la distruzione del parco Bassini (al cui posto sorgerà il nuovo edificio di Chimica) e la realizzazione dell’edificio sperimentale Deng su parte del bosco urbano spontaneo cresciuto in Bovisa ne sono un evidente esempio. Per il resto la strada sembra tracciata.

Poteva essere salvato?

Da dedalo di vie disordinato a luogo di socialità alberato: rinasce l’area nel cuore della Milano romana. È stato presentato così l’intervento dal Comune tra via Porlezza e via Giulini in zona Cairoli, con l’obiettivo di creare un nuovo punto di socialità e di valorizzare una zona di pregio.

La nuova piazza. L’intervento di riqualificazione, si legge, si caratterizza nel suo insieme per l’ordine del suo disegno, l’inserimento di alberi (ciliegi) e sedute, il miglioramento dell’accessibilità pedonale e il recupero dell’area davanti alla chiesa ortodossa. L’intera piazza si svilupperà su un’unica quota, con l’innalzamento del tratto stradale di fronte alla chiesa e la posa di parigine.

Verrà riqualificata la pavimentazione con la risistemazione della rizzata esistente e il rifacimento della parte centrale in cubetti di porfido e cordoli di granito. Pur mantenendo i percorsi carrabili, l’area è pensata per restituire la percezione di una piazza pedonale diffusa; per questo sarà sistemata una castellana a raccordo tra la chiesa e la piazzetta e sarà istituita una zona 30.

Il progetto ha avuto l’approvazione della Sovrintendenza ed è frutto di una donazione della Società Santa Maria alla Porta S.r.l., mentre la realizzazione è a cura di InvestiRe Società di Gestione del Risparmio S.p.A. quale opera a scomputo oneri nell’ambito dell’intervento di riqualificazione dell’immobile tra via San Giovanni sul Muro 9 e via Porlezza 12. I lavori dureranno circa 4 mesi.

Però… L’anfiteatro ideato dall’architetto Danilo Pasquini, costruito nel 1986 e simbolo della piazza è stato distrutto in questi giorni. Un peccato, perché la posizione scelta non era casuale (lì terminava l’antico anfiteatro romano) e perché il muro fronte teatro si prestava benissimo come superficie di pubblica proiezione o come quinta per l’uso performativo del teatro.

Nella graziosa piazzetta è presente anche la piccolissima chiesa ortodossa dei santi Sergio, Serafino e Vincenzo, testimonianza di un antico complesso monastico in stile tardo-gotico frequentato dalla comunità russa in particolare di domenica mattina, la cosiddetta casa dimezzata (ex edificio abitativo) e l’edificio Istat con il suo basamento che si presta per altezza e per la posizione in direzione teatro a essere una seduta pubblica anch’esso. Parliamo di un passaggio caratterizzato da notevoli flussi pedonali, vista la presenza di numerosi uffici e la vicinanza all’università Cattolica.

E non è da dimenticare che, benché la costruzione della piazza sia recente, a livello di configurazione spaziale manifesta un’evidente antica matrice: quel dedalo di vie disordinato è un prezioso retaggio del tracciato della Milano medievale, in gran parte scomparsa.

Le proteste. Domenica scorsa molte persone si sono radunate vicino alle transenne per leggere e suonare e per sottolineare l’importanza dell’anfiteatro ormai perduto. Il collettivo Tempi diVersi, che dal 2013 organizzava in loco letture di poesia, piccoli spettacoli teatrali e mini-concerti, ha anche lanciato una raccolta firme indirizzata al sindaco e all’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran chiedendo di rivedere il progetto. È immaginabile ricostruirlo? A Milano nulla è impossibile…

Loreto: simbolo del futuro

Una piazza diffusa, non più un crocevia di auto in transito, ma un invito alla permanenza delle persone, che riconquisteranno 24.000 metri quadri di spazio pubblico pedonale, di cui oltre 12.000 nella piazza (69% dell’area), a fronte dei 2.484 mq utilizzabili oggi, e il restante distribuito tra via Padova e via Porpora.

Questo l’obiettivo della trasformazione di Piazza Loreto, la rivoluzione di LOC – Loreto Open Community -, il progetto vincitore della seconda edizione di Reinventing Cities, il bando internazionale indetto dal Comune di Milano insieme a C40, che prevede l’alienazione o la costituzione del diritto di superficie di siti da destinare a progetti di rigenerazione urbana in chiave sostenibile.

Cinquecento nuovi alberi e sei diverse tipologie di paesaggio, piantumato con essenze autoctone, saranno la nuova veste di una piazza che ha l’ambizione di trasformare i propri spazi centrali dedicandoli alle persone, con un asse ciclopedonale che colleghi viale Monza con corso Buenos Aires, intervenendo sulla riqualificazione e la pedonalizzazione di via Padova.

Un team multidisciplinare

Il masterplan è stato presentato da un team multidisciplinare con capofila Ceetrus Nhood e realizzato grazie al contributo di Arcadis Italia, Metrogramma Milano (coordinatore del Design Team), Mobility In Chain, Studio Andrea Caputo, LAND, Temporiuso e Squadrati.

Prevede la realizzazione di una grande agorà verde con gradoni, percorsi ciclopedonali, elementi d’acqua e nuove costruzioni. L’area si riconfigurerà come organismo architettonico aperto destinato alla vita di comunità, con un piano ribassato e ipogeo che sarà la vera piazza anfiteatro, flessibile e adattabile a diversi usi temporanei pubblici come concerti, manifestazioni, mercati, attività sportive e occasioni di aggregazione.

Si prevede uno sviluppo dello spazio pubblico su tre livelli, per un totale del 69% della superficie: oltre alla piazza a raso, si svilupperanno sulle aree a cielo aperto ottenute con l’apertura del mezzanino della metropolitana e sulle terrazze verdi dei tetti di tre nuovi edifici destinati ad attività commerciali, svago e uffici.

Saranno presenti, oltre a giochi d’acqua, colonnine di ricarica elettrica, rastrelliere e stazioni di bike sharing. Il traffico verrà posto ai margini della piazza per favorire gli spostamenti ciclabili e pedonali all’interno dell’area. Piazzale Loreto è caratterizzata da una configurazione geometrica di nodo di traffico dove convergono otto arterie principali della viabilità di Milano: sarà mantenuta la connettività lungo tutti gli assi principali, ma i flussi di traffico verranno rimodulati seguendo le nuove geometrie della piazza, con la realizzazione di attraversamenti a raso in tutte le direzioni, la ridefinizione delle fasi semaforiche e la pedonalizzazione del primo tratto di via Padova.

Pronti per il 2026

«L’obiettivo – spiega l’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran – è che sia tutto pronto per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026». «Se si crede che la città a 15 minuti non sia solo uno slogan, bisogna fare interventi come questi – le parole del sindaco Giuseppe Sala –. Ho avuto un incontro con altri sindaci di grandi città del mondo e l’inviato speciale per il clima del presidente degli Stati Uniti John Kerry, dove si è evidenziato che la questione ambientale è universale, interessa moltissimo le nuove generazioni ma soprattutto ci ha richiamato al nostro dovere: sembra paradossale, ma la trasformazione dell’ambiente partirà dalle città».

Giambellino-Lorenteggio: il rilancio è commerciale

Parte il rilancio commerciale del Giambellino-Lorenteggio con 14 i nuovi progetti vincitori del bando “AdP Lorenteggio – Sostegno all’avvio e al rafforzamento alle attività imprenditoriali con effetti socialmente desiderabili”, partito lo scorso luglio e conclusosi ad aprile, che metteva a disposizione 1,2 milioni di euro a fondo perduto.

Fra i progetti vincitori si va da “Diejelisio Tradizione Africane”, laboratorio per la produzione e vendita di strumenti musicali, alla nuova “Libreria Libera”, passando per la “Lavanderia Smart”, che oltre ai vestiti igienizza anche gli oggetti, sino alla piattaforma web “Justdelivery” per sostenere e promuovere i negozi del quartiere.

All’interno del mercato coperto di Lorenteggio nasce “Mercato di quartiere”, piattaforma di social delivery e e-commerce a disposizione degli operatori. Poi c’è la musica di “Family Affairs”, studio di registrazione musicale con casa di produzione indipendente, mentre “Tu mi fai girar”, la rosticceria dedicata al pollo allo spiedo, accarezza il palato.

Per i bisogni delle famiglie nascono “Family Hub”, che propone servizi di supporto educativo e scolastico e attività ludico-ricreative per bambini e “Bridge Lab” con laboratori per ragazzi dai 13 ai 18 anni. Spazio anche all’artigianato in versione 2.0 con l’open hub “Switch on Giambellino”, che progetta format e oggetti per lo sviluppo sostenibile, mentre “Lelibrellule” darà vita a una sartoria creativa e sociale con corsi rivolti alle donne fragili.

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