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24. 07. 2021 00:07

Milano, dopo un folle weekend è ritorno all’arancio

Da oggi bar e ristoranti nuovamente chiusi o comunque solo con servizio d’asporto. Anche i luoghi della cultura, faticosamente riavviati, devono ancora subire lo stop

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Da oggi la Lombardia è in zona arancione. E vi rimarrà ancora almeno fino a domenica 14 marzo, visto che la normativa impone il regime di restrizioni per almeno due settimane consecutive prima di poter riconquistare la zona gialla. D’altronde i dati sui contagi e sulle ospedalizzazioni preoccupano non poco, pur rimanendo ancora distanti dai picchi toccati nel corso della seconda ondata lo scorso novembre.

Settori. Cambiano le regole soprattutto per bar, ristoranti, pizzerie con lo stop all’apertura al pubblico per le consumazioni sul posto. Viene consentita l’apertura solo per asporto dalle 5.00 alle 22.00 per i ristoranti e solo dalle 5.00 alle 18.00 per i bar senza cucina. Il regime arancione impone la chiusura anche di sedi espositive e musei che, invece, in zona gialla erano stati riaperti almeno nei giorni feriali.

Per quanto riguarda gli spostamenti, non sono consentiti quelli fuori dal proprio Comune di residenza se non per motivi di comprovata necessità, salute e lavoro. L’unica deroga riguarda i residenti nei Comuni con meno di cinquemila abitanti che possono spostarsi in un raggio di trenta chilometri dal proprio confine.

Stime. Una perdita vicina ai 56 milioni di euro (-42%) alla settimana per le 21mila imprese della ristorazione. Tanto vale il ritorno in zona arancione per le imprese della ristorazione secondo una stima dell’ufficio studi di Confcommercio Milano. Rispetto alla zona gialla i ricavi settimanali delle imprese (ristoranti, bar, gelaterie, mense, catering) scendono da 132,5 a 77 milioni con un calo del 42%.

«Il ritorno di Milano e dei nostri territori in zona arancione seppur comprensibile per la sicurezza sanitaria, ha un costo molto pesante per le migliaia di imprese colpite da questo nuovo lockdown e impossibilitate a lavorare – ha sottolineato Marco Barbieri segretario generale di Confcommercio Milano -. Non c’è altra strada, per sostenerle, che quella di indennizzi rapidi rapportati alle perdite effettive. L’alternativa, altrimenti, è quella di chiudere definitivamente».

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