3.2 C
Milano
03. 12. 2020 18:49

I frigoriferi Smog, l’arte di strada, la libertà. Biancoshock si racconta: «Non istituzionalizzateci»

Un pensiero controcorrente (ma non troppo) nel pieno dell’Art Week milanese: Biancoshock racconta poco di sé e molto delle sue opere. Per questo piace alla “sua” Milano

Più letti

Bollettino regionale, triste record di morti nelle ultime 24 ore: Milano, +438

I positivi riscontrati nelle ultime 24 ore sono 3.751, di cui 342 “deboli”, con la percentuale tra tamponi eseguiti (36.271...

Le cartoline di Natale dei ragazzi dello Ied per essere diversamente “positivi”

Dare una nuova e ulteriore accezione alla parola positivo, ovvero essere contagiosi ma in modo diverso rispetto a quanto...

“Aquile randagie”, un documentario per ricordare il gruppo ribelle di scout milanesi

Nel gennaio 1927 Mussolini decretò lo scioglimento dei reparti scout, affidando la disciplina muscolare dei giovani italiani all'Opera Barilla....

Oltre mille installazioni urbane rigorosamente site specific (e rigorosamente «non autorizzate»), tre lustri di attività, Milano sempre in testa e un nome d’arte che è ossimoro ed emblema della sua arte. Biancoshock ha tutto, ma non assomiglia a nessuno.

I frigoriferi Smog, l’arte di strada, la libertà. Biancoshock si racconta: «Non istituzionalizzateci»

Per questo le sue opere fanno sempre parlare, aprono la mente, mettono a nudo i buchi neri della società contemporanea e cercano di contribuire alla loro risoluzione attraverso spunti costanti e mai banali. Come quello dei recentissimi frigoriferi Smog, centraline elettriche opportunamente trasformate nelle strade più inquinate della città.

Ma la spinta green è solo uno dei collettori artistici di questo under 40 milanese che oggi, in un clima cittadino molto ben disposto nei confronti dell’arte di strada, teme che «si possa perdere la spontaneità».

L’intervista a Biancoshock

Biancoshock, perché questa paura?
«Perché vedo tante iniziative un po’ troppo istituzionalizzate. Milano è pioniera nell’arte di strada, ma se devo pensare agli ultimi anni quello che vedo in città sono occasioni molto ben organizzate e molto poco spontanee. Io per quindici anni ho lavorato di tasca mia. Anche oggi resto sulle mie, ma mi rendo conto che il percorso da indipendente sia anche più difficilmente sostenibile».

Il vostro lavoro è tale, insomma, se resta fuori dall’influenza delle alte sfere.
«Diciamo che se hai quell’entrata dal Comune o da un altro ente è più facile, ma resti anche più vincolato. Io ricordo bene quando, per combattere il problema dei graffiti, il Comune pensò alla polizia anti-graffiti. Poi hanno messo cento muri liberi a Milano tra i più decadenti della città. È questa scarsità di analisi che lascia un po’ di amarezza. È come se il nostro movimento, la nostra arte, venga banalizzata. Analogamente, se crei le supermostre con nessuna figura competente, che senso ha?».

Perché Biancoshock e Milano?
«Perché è la città dove vivo, dove sono cresciuto e che conosco bene. Sono ormai sedici anni che faccio questo mestiere con tecniche sempre diverse, ma con la stessa esigenza: intervenire nello spazio pubblico».

Come nascono i frigoriferi Smog?
«Sono la concretizzazione, in tre interventi, di un lavoro già fatto nel 2015. Mi piace lavorare su strumenti del genere, grigi, grezzi, estremamente asettici come i cabinotti elettrici. Ho sentito dire in questi mesi che, grazie al confinamento, avremmo ereditato meno inquinamento. Su questa spinta si contestualizza il gioco di associare un brand famoso, tra l’altro italiano».

Una grande espansione e ora il rischio implosione dovuto alla pandemia: come credi stia Milano?
«Negli ultimi cinque anni è cambiata molto. È cambiata molto anche la sua percezione mediatica a livello globale. In questa percezione si innesta il capitolo green dietro cui, spesso e volentieri, si nasconde un concetto piuttosto abusato di “eco”».

In che senso?
«Nel senso che, se si fanno grattacieli ecosostenibili, si tratta pur sempre di grattacieli. Chi abita a Milano si sposta con mezzi propri più di quanto non si pensi. E alla fine si creano dei controsensi. Pero vorrei chiarire un punto».

Prego.
«Il mio obiettivo è sempre quello di sfruttare la chiave ironica per far emergere quelli che credo siano i reali problemi delle città. Sollevo riflessioni. Poi ognuno dà la propria visione, naturalmente».

Una tua opera milanese che pensi abbia fatto particolarmente centro?
«Non è il lavoro a cui tengo di più, ma ha avuto un’ottima risonanza in quei giorni: nel 2012 avevo installato nelle fermate degli autobus delle postazioni antistress. Affrontando sempre in chiave ironica il tema dello stress quotidiano, avevo posizionato un paletto alle pensiline con attaccati pezzi di pluriball di diversa grandezza. Ai minuti di attesa per l’arrivo dei pullman, corrispondeva un foglio di grandezza diversa da schiacciare per bene. È un ricordo particolare perché è stato uno dei primi lavori che aveva fatto il giro del mondo in pochissimo tempo».

Peccato che i frigoriferi Smog siano rimasti intatti per poco…
«Faccio installazioni site specific, quindi gli interventi durano poco nello spazio fisico perché sono senza autorizzazioni, ma l’importante è l’impatto che riescono a generare. Quando termino l’opera, mi fermo lì per un po’ di documentazione fotografica e vedo qual è la reazione del mio pubblico».

Qualcosa di site specific legato allo “show” di ciclabili a cui stiamo assistendo?
«Non ci ho mai pensato… Probabilmente mi concentrerei sul dare visibilità a quello che c’è di “alternativo” nel collegamento di una ciclabile: creerei delle scie che permettano di raggiungere punti d’interesse non convenzionali. Delle paraciclabili turistico-culturali, diciamo».

Ma cosa pensi dell’attuale moltiplicazione dei cantieri per le ciclabili a Milano?
«Penso che certe tipologie di progetti debbano avere un pensiero di fondo molto ragionato, altrimenti ci si fa prendere dalla foga. Che non porta mai a nulla. Se ci pensiamo, la pista ciclabile è un sistema che funziona come un’infrastruttura, come le tangenziali e le strade extraurbane. Non va buttata lì».

L’opera non tua che preferisci in città?
«Per il rispetto che nutro per l’artista, dico sicuramente L.O.V.E., il dito di Cattelan in piazza Affari. Quando ancora non sapevo che direzione prendere, la sua arte è stata importante e mi ha fatto capire chi sarei voluto essere».

biancoshock

biancoshock

Orticanoodles, non finisce con la Madonnina

È solo l’inizio in via Pitteri

di Federica Ghizzardi

Il centro in periferia. È questa l’ultima idea creativa di Orticanoodles, il collettivo che sta riscrivendo la storia dei muri dell’Ortica. In via Pitteri, nello storico quartiere operaio milanese sono visibili due murales, dipinti su due facciate poste una di fronte all’altra: la navata del Duomo terminata a fine giugno e la Madonnina, fresca di realizzazione (la più grande del mondo in versione murale).

Terzo muro. «La novità – svela a Mi-Tomorrow Walter Contipelli, deus ex machina del collettivo artistico – è che abbiamo appena iniziato a dipingere un terzo muro affrescato con le guglie della nostra cattedrale. Vogliamo trasformare via Pitteri in una specie di grande spazio espositivo personale. Una galleria a cielo aperto con una sola tematica e un unico messaggio: portare un pezzo del centro in periferia, più precisamente il suo tesoro artistico più iconico, il Duomo».

Ortica. Un obiettivo che rientra perfettamente nel progetto di riqualificazione della periferia Or.Me. Ortica Memoria, che prevede street art tour nel quartiere. Un’idea che sta avendo successo, con circa 300 accessi mensili. «Una volta concluso Or.Me. – continua Contipelli –, mi piacerebbe uscire da Milano e proseguire il progetto fuori dai confini della città, chiamandolo Oltre. La modalità sarebbe la stessa: trovare un finanziatore non commerciale che ci dia la possibilità di lasciare il murale nella sfera emotiva, senza alcuna finalità di business».

Madonnina - Orticanoodles
Madonnina – Orticanoodles

Un pieno d’arte nel weekend, si chiude Milano Art week 2020

di Piero Cressoni

Fino a domenica è in corso un’edizione speciale di Milano Art week 2020 che, dalla sua originaria collocazione primaverile, a causa dell’emergenza Covid è slittata a settembre.

Miart. Anche quest’anno il Comune promuove e coordina un palinsesto di mostre, inaugurazioni e iniziative dedicate al mondo dell’arte contemporanea, molte delle quali fruibili in presenza, in collaborazione con Miart, la fiera internazionale e di arte moderna e contemporanea organizzata da Fiera Milano che per questa edizione è realizzata in versione digitale (miart.it), in attesa della prossima già programmata per l’aprile 2021.

Generali. Tra le iniziative del weekend, domani Banca Generali offrirà al pubblico il biglietto gratuito al Museo del Novecento (l’ingresso è contingentato ed è consigliata la prenotazione su museicivicimilano.vivaticket.it), oltre ad arricchire il calendario di iniziative digitali della Milano Art week con una mostra fotografica virtuale a scopo benefico sulla Venezia del lockdown ritratta da Michele Alassio (sul sito ourdarkesthour.it).

E ancora. Il Museo della scienza e tecnologia propone la mostra fotografica Milano Città aperta e La voce dei metalli, monografica di Roberto Ciaccio, mentre Casa degli artisti ospita l’intervento Casa delle artiste degli artisti del collettivo Gina X, realizzata ad hoc per Milano Art week 2020.

Da visitare. Fondazione Prada, Pirelli Hangar Bicocca, La Triennale, Gallerie d’Italia, Fondazione Stelline, Museo Diocesano e Casa Testori propongono le proprie collezioni ed esposizioni temporanee d’arte moderna e contemporanea. Giornate a ingresso gratuito, contenuti video speciali, dirette streaming e altro ancora sono in calendario consultabile sul sito milanoartweek.it.

milano art week
milano art week

In breve

Le cartoline di Natale dei ragazzi dello Ied per essere diversamente “positivi”

Dare una nuova e ulteriore accezione alla parola positivo, ovvero essere contagiosi ma in modo diverso rispetto a quanto...

Le cartoline di Natale dei ragazzi dello Ied per essere diversamente “positivi”

Dare una nuova e ulteriore accezione alla parola positivo, ovvero essere contagiosi ma in modo diverso rispetto a quanto abbiamo sperimentato da nove mesi...

“Aquile randagie”, un documentario per ricordare il gruppo ribelle di scout milanesi

Nel gennaio 1927 Mussolini decretò lo scioglimento dei reparti scout, affidando la disciplina muscolare dei giovani italiani all'Opera Barilla. Un gruppo di scout tutto...

Milano, senza pendolari i treni regionali diventano terra di nessuno: ubriachi e senza mascherina. Il video

La situazione di degrado sui treni regionali è preoccupante. Senza impiegati e studenti costretti a casa dalle restrizioni dell'ultimo Dpcm, i vagoni si sono...

Milano, Sant’Ambrogio rivive sui muri della città

Tra pochi giorni si celebrerà il santo patrono di Milano, Sant'Ambrogio. La città ha voluto omaggiarlo con un grande murales in fase di completamente...

Potrebbe interessarti