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07. 05. 2021 17:41

Milano si “rigode” la vita in arancione: negozi aperti, ma quanti danni

Milano si gode la riapertura dei negozi, ma il conto è molto salato: «Con quattro settimane in rosso abbiamo perso oltre un miliardo di euro»

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Il passaggio dal rosso all’arancione è una prima pezza sull’economia di Milano, ma anche per le famiglie visto che si riparte con almeno il 50% di lezioni in presenza nelle scuole superiori. Il regime arancione resterà in vigore almeno fino al 25 aprile, salvo peggioramenti.

Per quanto riguarda, invece, eventuali allentamenti verso il giallo, tutto dipenderà dalla valutazione dei dati epidemiologici da parte del Governo che per la prossima settimana ha promesso una revisione per possibili riaperture.

Attività. Nel frattempo, sono ripartiti tutti i negozi, ma anche parrucchieri e centri estetici, compresi quelli all’interno dei centri commerciali (che dovranno poi chiudere nei fine settimana, ad eccezione degli alimentari).

Via anche le autocertificazioni per spostarsi in città, a patto che tutto avvenga al di fuori degli orari del coprifuoco dalle 22.00 alle 5.00. Tuttavia, il mondo del commercio milanese esce con le ossa ancora più rotte dalle quattro settimane vissute in zona rossa. Secondo l’Ufficio Studi di Confcommercio Milano, le perdite ammontano a 1 miliardo e 160 milioni di euro.

L’incremento potenziale dei ricavi, col passaggio in arancione, è stato calcolato in 440,5 milioni di euro al mese, grazie al riavvio di 17.661 attività commerciali tra la città e la provincia. Ad ogni modo, l’arancione significa per i negozianti uno standard al di sotto del 28,6% rispetto ad una quotidianità senza Covid.

«E’ stato uno stop disastroso che gli operatori commerciali faticano sempre più a comprendere – afferma Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza –. Dopo oltre un anno di Covid siamo lontanissimi dall’auspicata normalità: ci sono almeno altri 720 milioni di euro di fatturato mensile da recuperare e, nel 2020, a Milano il terziario ha perso quasi 40 miliardi di euro».

Nodi irrisolti. Restano nodi irrisolti: turismo fermo, pubblici esercizi ancora costretti solo all’asporto e al delivery e attività dei servizi, dell’intrattenimento, della cultura che aspettano di poter ripartire. «L’incertezza generata dal continuo cambio di colori – scrive l’associazione dei commercianti – impedisce in generale alle imprese qualunque programmazione attendibile. Serve un deciso cambio di passo: con un piano graduale per riaprire in sicurezza tutte le attività. I protocolli per operare ci sono».

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