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25. 09. 2020 15:56

Mobility Manager, una nuova figura professionale ai tempi del Covid

Il Decreto Rilancio ha previsto l'introduzione del Mobility Manager, una figura preposta alla gestione della mobilità aziendale

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Il coronavirus ha cambiato il modo di viaggiare. Negli ultimi mesi abbiamo fatto i conti con una mobilità ridotta per poter contenere il virus, e probabilmente le precauzioni prese dureranno ancora per un pò di tempo. Così, con la riapertura delle attività produttive sorge la necessità di un Mobility Manager, una figura preposta alla gestione degli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti.

Di cosa si tratta? Il Mobility Manager non è un’intuizione dell’epoca Covid: nel 1998 la figura venne introdotta in Italia dal Decreto Ronchi. Attualmente il Governo sta cercando di definirla al meglio.

Il Decreto Rilancio ne ha già previsto l’obbligo in tutte le aziende o enti pubblici con oltre 100 dipendenti situate nei capoluoghi di Regione e Provincia (con oltre 50 mila abitanti), e nelle città metropolitane. Entro il 31 dicembre di ogni anno ogni azienda dovrà delineare il piano di spostamenti casa-lavoro e nominare il responsabile della mobilità aziendale.

Parola all’esperto. Federico Parolotto è il fondatore di Mobility in Chain, azienda specializzata nella pianificazione urbana con sede a Milano, Mosca e New York. «Il primo rischio da evitare – racconta Parolotto – è che il minore uso del trasporto pubblico causato dalla crisi Covid-19 si traduca in un massiccio utilizzo dell’auto privata. Una volta superata l’emergenza, infatti, dovremo comunque continuare a puntare sul trasporto pubblico, che resta la soluzione preferibile per favorire i processi di decarbonizzazione».

Affinché tale processo si agevoli, il Mobility Manager dovrà compiere delle azioni mirate. «L’implementazione dello smart working – spiega ancora Parolotto -, che riduce la domanda di spostamento trasferendo in digitale una quota parte del tempo lavorativo e la differenziazione degli orari di ingresso in ufficio dei dipendenti per evitare i picchi dell’ora di punta e ottimizzare l’uso delle infrastrutture esistenti, sia su ferro sia su strada».

 

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