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05. 08. 2021 10:37

Irrompe Na.Pa, il distretto urbano gastronomico di Milano. Lo chef Sadler: «Facciamo rete, ma ora fateci riaprire»

Tra riqualificazione e confini fluidi, il nuovo distretto che non ha paura della pandemia

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Beppe Sala l’ha tenuto idealmente a battesimo lo scorso 28 marzo, ma Na.Pa, il distretto urbano milanese all’interno del Municipio 5, è ormai una realtà. In epoca di acronimi Na.Pa, alias Naviglio Pavese, è una zona dai confini fluidi, ma indicativamente delimitata a nord dalla circonvallazione di Viale Liguria-Tibaldi, a sud supera la Conca Fallata, ad est si spinge al Parco del Ticinello e ad ovest ingloba tutto il nuovo quartiere verde sorto sulle ceneri dell’ex cartiera Binda.

Un’area in piena riqualificazione, che ha chiamato in zona numerosi locali e ristoratori, ma ha saputo mantenere note green e slow date dall’adiacenza con il Parco Agricolo Sud Milano e con la nuova ciclabile in costruzione sull’Alzaia Naviglio Pavese, che lungo il canale porta sino a Pavia.

Distretto Urbano Gastronomico

«Na.Pa nasce da un gruppo di operatori della ristorazione, perché questa zona è ormai diventata un distretto gastronomico molto interessante – spiega Fabio Vergottini, segretario promotore di Na.Pa –. Per me che sono nato qui è molto divertente vedere questa trasformazione, perché un tempo c’erano solo trattorie, che ora si sono trasformate in ristoranti, guidati spesso da giovani chef che hanno mantenuto il rapporto col territorio e la qualità del cibo: un territorio molto verde che sfocia nel parco sud, ma che è anche vicino al centro. Il Naviglio Pavese, questa parte in particolare, è quella meno nota e abbiamo pensato di valorizzarla con il fil rouge che ci teneva uniti, ovvero il cibo come cultura. Ma non volevamo essere una semplice associazione di commercianti, bensì aprirci alle associazioni culturali e ai cittadini per fare distretto, con l’obiettivo di creare il Naviglio Slow».

Chi lo compone

Se i soci fondatori di Na.Pa sono 14 – l’agenzia di comunicazione Altavia, Antica Osteria del Mare, Aromi, Cantina Urbana, Carlotta Cafe, DistrEat, Erba Brusca, Farm65, I Frantoi, Llama Maki, Motelombroso, Osteria della Conca Fallata, Osteria Grand Hotel, Sadler Ristorante – ad essi si sono aggiunti soggetti privati, associazioni e istituzioni come la Biblioteca di Chiesa Rossa, la NABA (Nuova Accademia delle Belle Arti), l’Acquedotto e il Teatro Pacta.

Quattro domande a Claudio Sadler: «Così facciamo rete, ma ora fateci riaprire»

Fra i ristoratori di Na.Pa spicca Claudio Sadler, una stella Michelin e un Ambrogino d’Oro, che su Via Ascanio Sforza già nel 2007 ha aperto il ristorante stellato e il bistrot Chic’n Quick e che nel lockdown di marzo ha aderito per primo all’idea di realizzare i delivery a marchio Na.Pa.: box gastronomiche di 4 portate realizzate a 4 mani da due ristoranti per volta, con una bottiglia di Cantina Urbana – prima cantina di produzione vini in città – per far conoscere i volti e i gusti della gastronomia che si affaccia sul Naviglio Pavese.

Chef, perché aprire qui?
«Prima in questa zona c’era poco e niente, ma a me piace stare lontano dal caos e poi amo molto il territorio dell’Oltrepò, i suoi cibi e i suoi vini e questa è una zona che tende in quella direzione. Dopo di me piano piano sono arrivati altri come Cantina Urbana, Cracco, Motelombroso, Perdomo, Distreat».

Cos’è Na.Pa per lei?
«Un modo per fare rete insieme, per realizzare un distretto gastronomico e per raccontare un territorio che va oltre il cibo, affrontando anche insieme questo periodo disastroso delle chiusure dei ristoranti».

Il delivery aiuta?
«È un modo per andare avanti, anche se rappresenta una goccia nel mare. I ristori, per quanto mi riguarda, hanno coperto il 5% del mio fatturato annuo. Ho una ventina di dipendenti, la metà sono in cassa integrazione, gli altri li faccio ruotare un po’, soprattutto i camerieri vengono reimpiegati a turno anche nelle consegne».

Un appello al Governo?
«Ho pubblicato sui miei social un video appello a Draghi che è girato molto, ma nel concreto non è successo nulla. La proposta è una sola: fateci lavorare, con gli opportuni distanziamenti e i necessari controlli, con la riduzione dei coperti, con il credito d’imposta sull’affitto e la riduzione della Tari. Ma fateci lavorare, perché così moriamo»

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