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13. 05. 2021 00:04

Ai Navigli troppi “furbetti dell’asporto”: «C’è chi approfitta della confusione. Servono controlli più duri»

Tanti locali aperti dopo le 18: monta la protesta da parte di chi rispetta le regole

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Si conclude il primo weekend di zona gialla, non senza polemiche. Come immaginabile, a Milano la zona che ancora una volta fa parlar di sé, è quella dei Navigli. Sono tanti i gestori dei locali della movida a denunciare i cosiddetti “furbetti dell’asporto”.

La situazione. Le regole parlano chiaro. I locali hanno l’obbligo di chiusura alle 18 e possono continuare l’asporto alimentare, e non di alcolici, fino alle 22 solo se hanno a disposizione una cucina. Ecco che così si crea una zona d’ombra nelle 4 ore antecedenti lo scoccare del coprifuoco, in cui molti gestori ne approfittano per vendere un toast e altri 100 gin tonic illegalmente agevolando la formazione di assembramenti di giovani nostalgici dei bei giorni della movida.

«Invochiamo controlli più duri: le voci tra di noi girano e nessuno racconta di aver preso multe. Per questo molti accettano il rischio — dice al Corriere Michele Berteramo , che oltre a gestire il Movida sul naviglio Pavese, è il referente di Epam della zona —. Molti fanno asporto senza averne la licenza e questo non è successo solo nel weekend, ma accadeva anche nelle ultime settimane in zona arancione».

Per molti locali la zona gialla sta rappresentando una prova di sopravvivenza. I bar dei Navigli sono “programmati” per la notte e riuscire a recuperare qualche incasso chiudendo quando solitamente aprivano, è una prova durissima. Le spese sono alte ed i ricavi minimi. Anche per questo motivo monta ancor di più la rabbia di chi ha sempre rispettato le regole.

«C’è chi approfitta della confusione delle regole sui confini della definizione di asporto — aggiunge Gianni Genco, che gestisce il Manhattan, all’inizio della Ripa —. Noi quello che possiamo fare, in termini di sicurezza lo facciamo, per questo si deve punire chi sbaglia. E pensare a prolungare l’orario per tutti, che sarebbe un modo per contenere anche la frenesia dei ragazzini che invadono i locali alle 18».

 

 

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