olimpiadi dei sordi
olimpiadi dei sordi

Molto prima di Milano Cortina 2026, i Giochi invernali in Lombardia saranno quelli in Valchiavenna e Valtellina. Le Winter Deaflympics, edizione numero 19 delle Olimpiadi dei sordi, partiranno il 12 dicembre e si chiuderanno il 22. Milano sarà la sede della presentazione, domani a Palazzo della Regione Lombardia ed è anche la città natale di una delle atlete di punta della squadra azzurra.

 

Erica Dugnani
Erica Dugnani

Erica Dugnani, snowboarder, quattro anni fa partecipò alla rassegna a cinque cerchi in Russia con ben poca fortuna: alla prima gara si ruppe il bacino e fu costretta in ospedale per tre mesi prima di recuperare completamente. Parallelo gigante, parallelo slalom e snowboard cross saranno le gare in cui andrà a caccia di un risultato di prestigio.

Come ti senti in vista di queste Olimpiadi?
«In forma, preparata ed allenata. Devo ammettere però che più si avvicina il grande giorno, più le emozioni aumentano. E ogni tanto devo cercare di non lasciarmi influenzare da esse. Quello che è accaduto in Russia a volte mi tiene sveglia la notte, ma tutto sommato devo dire che sono serena. Quando si fa qualcosa che si ama, si è solo felici».

Che ruolo ha avuto lo sport nella tua vita?
«Permette di recuperare le proprie capacità ridotte e di sentirsi uguali agli altri. Soprattutto l’outdoor, quello che pratico principalmente, mi fa sentire viva e me stessa. È un concetto di sfida personale. Un continuo conoscersi sotto diversi punti di vista».

Obiettivo medaglia?
«Ovviamente sì, credo che risponderebbero tutti così. Un altro, forse più importante, è riuscire a dimostrare che dopo una caduta ci si può sempre rialzare. Certo non senza fatica, dolori e sacrifici, ma se non ci si arrende, ci si rialza sempre».

Come mai hai scelto le discipline invernali?
«Lo sci è una passione che mi è stata trasmessa dai miei genitori ed era stata trasmessa loro dai miei nonni. In famiglia siamo tutti sciatori e infatti io continuo a sciare, ma all’età di 16 anni ho provato lo snowboard e da allora non l’ho più abbandonato. Amo la montagna a 360 gradi, ho fatto arrampicata per tanti anni e provato anche il telemark e lo sci alpinismo».

Hai lasciato l’Italia a 7 anni e sei tornata dal Belgio dopo la maturità. Cosa ha comportato questo cambiamento?
«Il Belgio è un bellissimo Paese, ma non ci sono le montagne. Detto questo, non è stato semplice perché ho dovuto lasciare i miei amici, la scuola, tanto verde e trasferirmi a Milano. Una città che amo moltissimo e che mi dà tante possibilità, anche se all’inizio non conoscevo bene la lingua».


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