Pinketts
Pinketts

Venerdì, ad un anno da quel funesto 20 dicembre che se lo portò via, ci sarà una vera e propria chiamata a raccolta per quanti hanno amato, anzi, amano e stimano Andrea G. Pinketts. E vogliono continuare a ricordarlo. Dove? A Le Trottoir a la Darsena, la sua seconda casa, «dopo quella di mamma Mirella», sottolinea Michelle Vasseur, direttrice artistica del “Trot” e amica di Andrea: «E quindi noi apriamo la nostra porta a tutti i suoi amici e quanti vorranno ricordarlo.

 

È un contributo d’amore a chi ha dato tanto e soprattutto ha lasciato tanto: Andrea ha seminato dei semi universali che piano piano cresceranno e verranno sempre più capiti. Anche dalle nuove generazioni che non hanno potuto conoscerlo. Una serata di festa, perché Andrea voleva la festa, voleva il bar e voleva gli amici. Voleva la vita».

Milanese doc, Andrea G. (Genio) Pinketts è lo pseudonimo del giallista Andrea Pinchetti, nato a Milano il 12 agosto 1960 autore di romanzi in bilico tra noir e grottesco il cui protagonista Lazzaro Santandrea, suo alter ego, vive bizzarre avventure nella Milano contemporanea. Personaggio poliedrico (è stato pugile, maestro d’arti marziali, fotomodello, opinionista, giornalista investigativo e inviato in diverse trasmissioni televisive) ha vinto numerosi premi e ricevuto riconoscimenti internazionali. Ora riposa al Cimitero Monumentale. Nel novembre 2018 fu capace di organizzare un flash mob letterario in occasione di Book City nell’ospedale dov’era ricoverato.

Da vero leone, non aveva nessuna intenzione di cedere il passo al cancro che se lo è portato via esattamente un anno fa lasciando la sua Milano orfana di uno dei suoi figli migliori, Andrea G. Pinketts, un uomo, apparentemente burbero, ma in verità timido, toccato dal talento della scrittura fino a divenirne interprete e creatore tanto da ricevere in vita grandi riconoscimenti, uno tra tutti quello riservatogli dal regista Claude Chabrol uno dei padri fondatori della nouvelle vague che avrebbe voluto trasformare in un film il suo romanzo Il conto dell’ultima cena. Un artista affermatosi dopo tanta gavetta e che per questo si impegnò a sostenere i giovani talenti: era il suo modo per restituire quanto ricevuto.

Venerdì, dalle 19.00 a mezzanotte, chi vorrà avrà a disposizione due minuti per rendere omaggio al Pinketts in qualsiasi forma artistica (letture, poesie, musica); Alice De Andrè leggerà alcuni brani tratti dai suoi racconti e alla fine verrà assegnato anche il Pink Noir, il premio del concorso dedicato a corti noir di cui per cinque anni Pinketts fu presidente e che da quest’anno gli sarà dedicato.

Mirella Pinketts
Mirella Pinketts

«Un desiderio di Andrea»
Mamma Mirella: «Sarà un inchino alla sua genialità»

Tutti al Trottoir dove Andrea G. Pinketts ha passato una vita. E non mancherà nemmeno mamma Mirella che ha scelto di raccontare a Mi-Tomorrow aneddoti del figlio scomparso un anno fa, stroncato da un male incurabile.

Andrà al Trottoir?
«Penso sia un desiderio di Andrea, che lui voglia tornare là dove ha vissuto buona parte della sua vita. Una poesia di D’annunzio dice “consolazione, torna il diletto figlio alla sua casa”. Ecco perché nonostante le mie riluttanze iniziali andrò; e perché sarà una rimembranza, un inchino, un omaggio alla sua genialità. Non una commemorazione».

Che uomo è suo figlio?
«Essenzialmente un artista e gli artisti, si sa, hanno qualcosa in più, molto in più, ma anche in meno. Per dire, l’osservanza delle regole; atteggiamenti estemporanei, ma a volte dettati dalla timidezza. Andrea era un po’ timido e forse faceva il bauscia recitando una parte che non era la sua. Invece è un uomo tenerissimo, dolce, sensibile».

Innamorato di Milano. Ma l’Ambrogino non gli è stato assegnato…
«Me l’aspettavo. Conosco i giochi politici. Andrea era un liberale e oggi è la sinistra che vince, no? In questo momento almeno. Però era stato nominato e una nomination è già qualcosa».

Quindi non è delusa?
«Mi ha delusa il modo. Ecco perché ho scritto immediatamente una lettera alla nostra amata Nanda (Pivano) che è indubbiamente scontenta. Con lei avevamo un rapporto molto stretto; mi faceva una carezza e mi diceva “sii fiera”. Lei sapeva che vivere con un genio è faticoso».

Cosa scrive nella lettera?
«Parlo di come Andrea adorava Milano; di come l’aveva annusata camminando nelle strade, nei vicoli, nelle piazze, nelle periferie. Era la sua Milano! Quindi affermo categoricamente che l’Ambrogino gli era dovuto di diritto. La leggerò a tutti perché sono irruente, un fiume in piena come Andrea. Ma ripeto, non ce l’ho con nessuno. Dò solo un consiglio: leggete».

Forse chi era in commissione non ha letto i libri di Andrea…
«Evidentemente. I premi che Andrea ha vinto erano un tributo alla sua intelligenza, alla sua creatività, alla sua immensa cultura che il Corriere della Sera ha definito enciclopedica».

Cos’è l’Associazione Andrea G. Pinketts?
«Al funerale gli dissi non ti dirò mai addio. L’Associazione ha questo scopo: portare avanti quello che era il suo pane quotidiano, la sua arte. Insieme con gli amici che ho avuto la fortuna di ereditare da lui».


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