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23. 09. 2021 04:43

Milano, il presidente Lamberto Bertolè: «Servono più giovani e stranieri in Consiglio comunale»

Il bilancio del presidente uscente dell’aula, Lamberto Bertolè

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Quella che va a concludersi è stata una della consiliature più difficili della storia: il Covid ha stravolto le modalità di lavoro costringendo i consiglieri all’impegno da casa. E’ un elemento fondamentale del bilancio di questi cinque anni che Lamberto Bertolè, presidente del Consiglio comunale, illustra a Mi-Tomorrow.

Lamberto Bertolé: «Covid, momento duro. C’è un problema di rappresentanza nel futuro»

Come la pandemia ha cambiato l’attività di Palazzo Marino?
«Il primo problema è stato come salvaguardare il lavoro delle commissioni: abbiamo optato per la modalità a distanza. Poi abbiamo fatto la stessa scelta per il consiglio al fine di assicurare la continuità dei lavori e la sicurezza dei consiglieri, non è stato facile, lo sforzo organizzativo è stato notevole».

Qual è la differenza con le sedute in aula?
«Non è la stessa cosa, l’aula ha un valore simbolico che permea il modo di confrontarsi».

Come avete affrontato la sfida del Covid che ha messo in ginocchio la città?
«Intanto devo dire che tutta la città ha fatto la sua parte. Il Comune ha svolto un lavoro importante per mettere in rete le energie della città che altrimenti non lo sarebbero state: ci siamo occupati non solo della distribuzione di cibo ma siamo stati anche vicini alle persone».

Quali misure avete adottato?
«Di sostegno al reddito rafforzando quelle stabilite dal governo».

Quanto 49 consiglieri sono rappresentativi della città?
«C’è un problema di rappresentanza nel futuro, le giovani generazioni non sono rappresentate. Un altro problema riguarda gli stranieri, è inaccettabile che persone che vivono da tempo a Milano, pagano le tasse, non possano partecipare».

C’è il rischio che il consiglio comunale non riesca a seguire i cambiamenti della comunità?
«Questo è un problema della politica in generale, la società è molto avanti su tanti temi: a volte bisogna aspettare le sentenze della magistratura perché vengano sanciti i diritti».

Cosa manca alla politica per stare al passo?
«Dovrebbe avere più coraggio, sviluppare più capacità di comprensione».

Quali sono state le sedute di maggiore livello?
«A volte i confronti sono di dettaglio, a volte di prospettiva: questi ultimi sono quelli più validi, è quando alziamo lo sguardo e non ci perdiamo nelle questioni di dettaglio».

Qual è il dibattito più importante?
«La sfida di oggi per Milano è la sostenibilità, il consiglio deve esprimere la sia voce e decidere senza perdere tempo. Aggiungo che la pandemia non dev’essere un alibi per tergiversare sul cambiamento ma anzi uno stimolo ad accelerare».

Cosa intende per sostenibilità?
«E’ un tema trasversale, non riguarda solo l’ambiente ma il lavoro, la salute, le relazioni sociali».

Un dibattito che ha diviso il consiglio anche in forme trasversali è quello sul nuovo stadio.
«Il consiglio ha dato un indirizzo preciso: la tutela e la garanzia dell’interesse pubblico. Ora arriveranno le risposte».

Di cosa c’è bisogno per migliorare i lavori del Consiglio?
«Abbiamo già realizzato un cambiamento importante che riguarda la programmazione e che ha consentito uno svolgimento dei lavori più efficiente. E’ importante che nell’assemblea siano rappresentate tutte le voci e che la maggioranza possa esprimersi, non è facile tenere insieme queste esigenze. Ad ogni modo non sono tanto i regolamenti che migliorano la qualità delle sedute».

Cosa le migliora?
«La buona politica».

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