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23. 10. 2021 21:03

Caso camici, accordo Regione-Dama. Una chat porta all’ipotesi di frode preordinata

Andrea Dini nel mirino dei pm: è coinvolto in un accordo preordinato? Ecco gli aggiornamenti sul caso camici

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Nella perquisizione eseguita dalla Guardia di Finanza nella sede di Dama spa, società amministrata da Andrea Dini (cognato del governatore Fontana, la cui moglie detiene il 10% dell’azienda) sono stati ritrovati ed acquisiti non solo i 25mila camici mai consegnati alla Regione, ma anche i telefoni cellulari dello stesso Dini. I pm hanno trovato un dettaglio incriminate in una chat di Whatsapp. Nello specifico di tratta di un messaggio inviato da Dini il 20 maggio alle 9 del mattino, in anticipo di due ore rispetto alla parziale trasformazione della fornitura di camici in donazione.

«Ciao, abbiamo ricevuto una bella partita di tessuto per camici. Li vendiamo a 9 euro, e poi ogni 1000 venduti ne posso donare 100»

Sospetto. Il messaggio ha portato i pm di Milano al sospetto di un preordinato inadempimento contrattuale per effetto di un accordo retrostante tra la Regione Lombardia e lo stesso Dini nella vicenda dei 75mila camici inizialmente affidata direttamente alla Dama spa.

Onlus. Come riportato dal Corriere della Sera, il messaggio inviato da Dini alla responsabile di una Onlus di Varese è stato mandato due ore prima di formulare, per la prima volta, l’offerta alla Regione di trasformare la fornitura di camici in parziale donazione con una contestuale riduzione della restante fornitura.
Secondo l’accusa, quindi, Dini stava già offrendo in vendita all’interlocutrice i camici non consegnati ad Aria spa. Il 18 giugno la rappresentante della Onlus, sentita dai pm, avrebbe rafforzato questa loro interpretazione, aggiungendo che in aprile Dini le aveva detto di dover vendere i camici alla Regione in forza di un contratto in via esclusiva.

I reati. Sono due i reati ipotizzati dai pm: turbata libertà nella scelta del contraente e frode in pubbliche forniture.
La prima valutazione coinvolge solo Dini (Dama) e Bongiovanni (Aria). In particolare viene specificata l’assenza del patto di integrità da parte di Dama, dichiarazione in cui si afferma di non avere legami con apparati politici dell’Ente. Lo stesso Fontana ha ribadito di non essere stato messo subito al corrente del contratto, anche se le indagini dicono fosse già stato avvisato dal suo assessore Raffaele Cattaneo. Il secondo reato coinvolge anche il governatore lombardo in quanto avrebbe cercato di tamponare e nascondere il problema, orientando Dini su una donazione al posto di un contratto di fornitura.

Violazione. La ricostruzione dei fatti mette in luce che verso le 11 del mattino Dini aveva inviato una email a Bongiovanni nella quale riportava il desiderio di donare 75mila camici (consegnati solo 49mila). Alle 9 dello stesso giorno, tuttavia, Dini aveva già inviato un messaggio WhatsApp per segnalare alla Onlus varesina di essere in possesso di una partita di tessuto per camici. Tessuto che gli inquirenti fanno, al momento, coincidere con i 25mila camici mai consegnati alla Regione. L’ipotesi è dunque quella che Dini avesse già maturato l’intenzione di violare le regole contrattuali decise, anche se poi la fornitura è stata trasformata in donazione.

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