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28. 09. 2021 10:23

I ristoratori scrivono una lettera al viceministro Castelli: «Siamo diventati intolleranti a questi scivoloni mediatici»

I ristoratori inviano una lunga lettera sottoscritta da 50.000 persone al vice ministro Castelli in seguito alle sue dichiarazioni rilasciate nella giornata di ieri

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Nella giornata di ieri Laura Castelli, vice ministro dell’Economia aveva affermato : «È cambiato il modo di vivere. Se una persona decide di non andare più al ristorante, bisogna aiutare il ristoratore a cambiare attività». La frase ha scatenato l’ira dei ristoratori che hanno inviato una lettera sottoscritta da circa 50.000 persone.

La lettera: «Promesse su promesse non mantenute»

«Se si sbagliano i tempi ed i modi si fa danno – è l’incipit della lettera -Per noi il commento del viceministro al servizio mandato in onda dal TG2 è BOCCIATO.Non siamo più disposti a scusare, a capire o giustificare.Siamo diventati intolleranti a questi scivoloni televisivi che mettono alla gogna mediatica un intero comparto».

Il comparto della ristorazione rappresenta il 13% del Pil dell’intero paese e la crisi post lockdown ha messo in ginocchio l’intero settore. «Abbiamo chiesto aiuti concreti e sufficienti a salvaguardare le nostre attività -scrivono i ristoratori -, disposti a farci carico di ulteriori indebitamenti non voluti e non previsti che toglieranno altri anni nostra volontà di crescita, sviluppo ed innovazione. Ci siamo solo ritrovati con un pacchetto di promesse su promesse ancora non mantenute».

La tecnologia non è una soluzione

Nonostante tutto non demordono. «Con il coraggio e lo spirito di sacrificio che sempre contraddistingue la nostra categoria abbiano scelto di voler continuare a regalare una serranda alzata in città – si legge ancora nella lettera -, di voler essere vicini ai nostri collaboratori, per sopperire ad uno stato che ha lascito nell’incertezza centinaia di migliaia di lavoratori del settore.Nonostante tutto troviamo la positività e la dignità di non mollare e tentare di preservare occupazione e conservare la tradizione enogastronomica, elemento trainante del Made in Italy».

I ristoratori puntano il dito contro l’innovazione tecnologica, tacciandola di non essere la soluzione utile a risollevare le sorti delle proprie attività. «Da quando è cominciata l’era dell’impresa 4.0 avete propinato alle aziende digitalizzazione, robotica, e-commerce, app tecnologiche, ecologia, monopattini, delivery e tanto altro, ma nulla di tutto questo rappresenta l’essenza dei principi fondamentali della ristorazione fatto di ospitalità, accoglienza e relazione.Ci volete vedere mangiare tutti davanti al PC in smartworkig?
Così siete liberi di ingabbiarci a casa e negli uffici e lasciare le città in balia del degrado e delle attività clandestine.Senza lavoratori, senza studenti, senza turisti migliaia di alberghi, musei e pubblici esercizi a breve abbasseranno le proprie serrande per non rialzarle più».

Più che parole, i ristoratori chiedono un ritorno alla normalità. «In questo momento non abbiamo bisogno di sentirci dire nulla di tutto questo, abbiamo bisogno che turismo e mobilità torni a vivere nelle nostre vie».

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