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07. 05. 2021 18:35

Terremoto Salone del Mobile, tutti contro l’annullamento

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Si moltiplicano gli appelli affinché il Salone del Mobile, previsto a Milano dal 5 settembre, non salti anche quest’anno dopo l’annullamento del 2020 a causa della pandemia. «L’annullamento avrebbe conseguenze molto gravi per il comparto alberghiero in forte sofferenza – spiega Maurizio Naro, presidente di Federalberghi Milano -. Nonostante il Governo abbia dato la tanta attesa notizia del ritorno delle fiere e dei congressi in presenza gli imprenditori dell’arredo italiano – cui la pandemia non ha creato gli stessi gravi danni subiti invece dal comparto turistico ma, anzi, ha consentito loro di ottenere risultati economici in linea con il passato – pensano che l’investimento, sicuramente importante, per partecipare al prossimo Salone, non sia indispensabile per i propri bilanci».

Commercio. «In questa fase delicata della ripartenza è fondamentale evitare passi falsi. Mettere in discussione il Salone del Mobile è un gravissimo errore – commenta il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli -. La campagna vaccinale che procede rapida e i protocolli di sicurezza permettono di guardare con ragionevole ottimismo all’appuntamento fieristico del 5 settembre. Il Salone del Mobile è una delle manifestazioni più importanti di Milano, coinvolge migliaia di imprese e produce un indotto di oltre 200 milioni di euro. Dopo lo stop dello scorso anno, la ripartenza della manifestazione ha un forte valore anche simbolico. La nostra città e il Paese hanno assoluto bisogno di segnali di fiducia per rimettersi in cammino e recuperare al più presto il terreno perduto».

Terremoto. Intanto, il presidente del Salone del Mobile, Claudio Luti, si è dimesso. di fronte alla volontà da parte delle aziende di rinunciare a partecipare all’appuntamento di settembre: «Lasciare la Presidenza del Salone in un momento così delicato e complesso è una scelta dolorosa e sofferta mi sono impegnato in questi anni per affermare la Manifestazione quale raffigurazione del sistema a livello internazionale, ma non ci sono più le condizioni per perseguire una mia visione di compattezza del Settore per il bene comune». E ancora: «Rispetto le decisioni di tutti ma non condivido la volontà di non fare squadra in un momento così delicato e di rinunciare almeno a provare a definire un percorso concreto per fare quello che potrebbe essere il Salone simbolo della ripresa del Paese. Certamente riconosco le difficoltà e anche le incognite che ci impediscono ora di chiarire tutte le incertezze date dallo scenario pandemico ancora incombente. Ma quello che conta per me è la comune volontà di intenti, che è venuta a mancare».

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