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12. 05. 2021 18:50

Sanremo 2021: i giudizi e le pagelle delle 26 canzoni in gara

Brillano Colapesce Dimartino e Ghemon, truppa “pop” un po’ fiacca. Dardust re degli arrangiamenti: presenza record

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Sanremo 2021 ha “svelato” le sue 26 canzoni come da tradizione nei preascolti Rai in che, per l’occasione, si sono tenuti allo studio M2 di via Mecenate per mantenete maggiormente le distanze di sicurezza.

«Non vedevo l’ora di farvi sentire le canzoni», il consueto mantra di Amadeus che non dà molti dettagli in più sulle cinque serate all’Ariston di quelli svelati ieri in conferenza stampa. Di certo sappiamo che le canzoni prescelte «erano trenta, poi mi sono guardato allo specchio e ho capito che avrei dovuto tagliarne almeno altre quattro».

Ricordiamo, come ogni anno, che i giudizi sono calibrati su un unico ascolto della versione incisa, spesso e volentieri migliorata (ma anche, perché no, peggiorata) dalla resa live sul palco dell’Ariston. Cameo telefonico di Fiorello, mentre il direttore di Raiuno, Stefano Coletta, era in collegamento da Roma con un preascolto differito organizzato appositamente per i giornalisti impossibilitati a raggiungere Milano.

I giudizi sulle 26 Canzoni di Sanremo 2021

Ora
Aiello
Voto: 7

Quella notte io e te
sesso ibuprofene
avevo il cuore malato
ma tu non lo vedevi

Interessante l’esordio sanremese di Aiello, che non perde la sua cifra sanguigna raccontando lo spaccato di un incontro, fra sesso e suggestioni. Bell’incedere, incalzante. Entra subito dentro.

Dieci
Annalisa
Voto: 5.5

Ma l’ultima volta è sacra
fa freddo tornare a casa
ma non è così amara
questa notte si impara

Sensazione di “già ascoltato”, ma supportata come sempre da un’ottima voce. Siamo lì, ancora una volta davanti a un brano pensato per Sanremo: la canzone è (sarà) all’altezza della sua interprete?

Potevi fare di più
Arisa
Voto: 6.5

A che serve un cammino senza avere una meta
Dare colpa al destino che ci taglia la strada
Non importa se sono vestita o son nuda
Se da sopra il divano più niente ti schioda

Storia di quello che poteva essere, che a tratti è anche stato, ma che oggi e domani non sarà più. Bel testo di Gigi D’Alessio. Per Arisa le parole si sprecano: si adatta a tanti di quei registri, modulandosi sempre alla perfezione, come pochi altri.

Ti piaci così
Malika Ayane
Voto: 6

È ora che ti vedi
non era non sarà
ci pensi
e ti piace com’è
lo senti che cedi
come lo sguardo al fulmine

Un brano che “scivola via” senza intoppi, dall’idea precisa. Forse un po’ “retrò”, senz’altro radiofonica. La voce di Malika non si discute, forse – dati i precedenti – c’era attesa per qualcosa di più strutturato.

Quando ti sei innamorato
Orietta Berti
Voto: 6

Quando ti sei innamorato, perduto
da allora niente è cambiato.
Quando mi hai detto “ti amo”, confuso
dicesti non vado lontano, io resto con te.

Coraggiosa, la Berti, nel Festival più avanguardista a livello musicale che si ricordi. Eppure non sfigura, rimanendo fedele ad una storia – privata e professionale – unica.

E invece sì
Bugo
Voto: 6

Voglio immaginare che non ho sbagliato
e che il paradiso è il mio supermercato
con la birra in saldo e il poster di Celentano
È meglio così

Canzone “ammiccante” per il ritorno (in solitaria) di Bugo sul palco dell’Ariston. Tanti riferimenti – da Celentano a Ronaldo – che la rendono familiare dal primo ascolto. Quasi una lettera, a pieno ritmo, rivolta a se stesso. Un po’ troppo, forse.

Musica leggerissima
Colapesce Dimartino
Voto: 8

Metti un po’ di musica leggera
perché ho voglia di niente
anzi leggerissima
parole senza mistero
allegre ma non troppo

Atmosfere anni Settanta per un brano che prova ad “alleggerire” l’animo. E non solo per modo di dire: l’obiettivo, ottimamente reso, è quello di servirsi della musica per dimenticare la pesantezza che vivono i nostri tempi. Bel tentativo. Gradevolissima.

Fiamme negli occhi
Coma_Cose
Voto: 5.5

Resta qui e bruciami piano
come il basilico al sole
sopra un balcone italiano

Molto “figli dei fiori”, canzone apparentemente senza troppe pretese, quasi in contrasto con un titolo che faceva presagire ben altro. Serve riascoltarla per capire se possa realmente lasciare il segno.

Bianca luce nera
Extraliscio feat Davide Toffolo
Voto: 6.5

Ora che conosci le carte
ora che conosci il destino
dimmi che c’è un treno che parte

Piacevolmente inattesa. Ricorda qualche atmosfera dei film di Ozpetek, con un adagio fatto di tanti bassi e un testo semplice e impattante. Ossimori all’ordine del giorno, a partire dal titolo.

Parlami
Fasma
Voto: 6

E quindi parlami parlami
dai ti prego tu parlami
Perché dentro i tuoi occhi già vedo come mi immagini

Grande attesa per questo ragazzo, per molti vincitore morale tra i Giovani dello scorso anno. Il sound c’è, fresco e coinvolgente. Chiaramente nelle corde di un pubblico molto giovane, anche solo per il suo testo fitto e senza pause.

Santa Marinella
Fulminacci
Voto: 6.5

Voglio solamente diventare deficiente e farmi male
citofonare e poi scappare
Voglio che mi guardi e poi mi dici che domani è tutto a posto
Quanto vuoi per tutto questo?

Una buona canzone sanremese. C’è tutto, nel modo più classico possibile. Una voce delicata, una storia che grida la sua voglia di libertà. Si fa ascoltare, leggera e quasi “balneare”.

Cuore amaro
Gaia
Voto: 6

Ritorna da me
ma il mio cuore
È amaro
un disordine raro
Ma il mio cuore amaro
Ora ci vedo chiaro
Ora ci vedo chiaro

La vincitrice dell’ultimo Amici trasla anche in un brano in italiano le sue atmosfere portoghesi che tanto le hanno fatto bene con Chega. Si trova bene in questi panni. Arduo credere che basteranno per piazzarsi.

Momento perfetto
Ghemon
Voto: 7.5

Ho aspettato in silenzio e con calma
Ma ora mi è venuta voglia di urlare
Sono convinto che questa sia
l’ora mia, il momento perfetto per me

Qualcosa di diverso, sì. Ghemon sfrutta al massimo la sua vocalità per questo blues che è una botta d’autostima per chi lo ascolta. E probabilmente anche per lui. Il pulcino del precedente Sanremo è uscito dall’uovo.

Arnica
Gio Evan
Voto: 6.5

E volo con la testa tra le nuvole
ma vedessi il cuore quanto va più in alto
e non voglio dimenticare niente
però fa male ricordarsi tutto quanto

Un titolo che spiega tutto. E racconta tutte le volte in cui Gio Evan si è fatto male, aspettando che si formassero le cicatrici. Un crescendo interessante, sostenuto da una voce molto particolare. Si fa piacere.

La genesi del tuo colore
Irama
Voto: 6

Mai smetterai canterai
Perderai la voce
Andrai, piangerai, ballerai
Scoppierà il colore
Scorderai il dolore

Un po’ techno, un po’ dance, Irama prova a riproporre uno schema analogo all’estiva Mediterranea con un po’ più di groove, ma con la stessa matrice radiofonica. Che sembra il suo habitat ideale.

Amare
La rappresentante di lista
Voto: 7

Amare senza avere tanto
urlare dopo avere pianto
parlare senza dire niente
Come il sole, mi consolerà

Uno degli arrangiamenti migliori tra quelli marchiati Dardust in questo Sanremo. Piace, subito. Un testo pulito, a tratti un po’ debole, ma trainato da una musica dall’anima “radiofonica” che è il vero plus.

Combat pop
Lo Stato Sociale
Voto: 6.5

Ma… Ma che senso ha?
Volere sempre troppo,
pagare tutto il doppio
e godere la metà?

Quell’Alberto Camerini che non guasta, tra atmosfere marcatamente Ottanta e la voglia di ballare sul posto come nelle “peggiori” feste in discoteca. Effetto mascotte garantito. Sempre che sia anche quello l’obiettivo…

Voce
Madame
Voto: 7

Non so se ti ricordi di me
quanto è bello abbracciarti
per sentirti un po’ a casa
sarà bello abbracciarti
dirti mi sei mancata

Anche qui consueta componente electro garantita da Dardust. Testo non banale (finalmente), che sulla Voce – il nome del brano – lavora senza sosta per mantenere l’hype. Un bell’hype.

Zitti e buoni
Maneskin
Voto: 7

Sono fuori di testa ma diverso da loro
E tu sei fuori di testa ma diversa da loro
Siamo fuori di testa ma diversi da loro
Siamo fuori di testa ma diversi da loro

Bella graffiante, ruvida, quasi arrabbiata con un Damiano in grande spolvero. L’esordio dei Maneskin a Sanremo farà ballare tutti, fino ad andare «fuori di testa». Di testo e di fatto.

Il farmacista
Max Gazzè e la Trifluoperazina
Voto: 6.5

È quel miracolo
che non ho visto mai
in nessun’altra
se non te dopo la cura

Fuori dal coro, eccolo qui: Max Gazzé va dritto per la sua strada, fuori dallo spazio e dal tempo, regalando un piccolo gioiello che – probabilmente – si perderà nel post Sanremo. Ma non è tutto radiofonico quello che luccica, no?

Un milione di cose da dirti
Ermal Meta
Voto: 6.5

In un mare di giorni felici annega la mia mente
Ed ho un milione di cose da dirti
ma non dico niente
ma non dico niente

“Classicone”, ricorda un po’ gli ultimi successi di Ultimo. Una musica e un refrain che sono un evidente mix tra canoni sanremesi e quel sempiterno senso di “amarezza” che emerge dalla voce di Meta. Da riascoltare.

Chiamami per nome
Francesca Michielin e Fedez
Voto: 5.5

Chiamami per nome
Perché in fondo qui sull’erba siamo mille, mille
Sento tutto sulla pelle, pelle
Ma vedo solo te baby
Te baby

Occorre scindere, mai come in questo caso, fra canzone e cantanti. Va detto, senza il rischio di risultare ipocriti, che con altri interpreti meno patinati questo brano sarebbe passato quasi inosservato, per lo meno al primo ascolto. Sette autori per il testo, tra cui Mahmood.

Glicine
Noemi
Voto: 7

Ricordo ancora
quella sera guardavamo
le code delle navi dalla spiaggia sparire
vedi che sono qui che tremo
parla parla parla
parla con me

Un po’ eterea e un po’ rock. La verità è che Noemi sa bene quello che canta, tutto risulta sempre essere perfettamente nelle sue corde. E di bel canto c’è sempre bisogno. Brava.

Torno a te
Random
Voto: 5.5

Quando giri intorno a me
Sai non mi sembra vero
E forse non lo sei
Forse è la testa mia

Un po’ ripetitiva nel testo, un po’ “goccia nel mare” delle 26 canzoni in gara. Ad un primo ascolto, non sembra lasciare particolarmente il segno. Ma ha tutto il tempo per rifarsi.

Francesco Renga
Quando trovo te
Voto: 6

Come sempre mi dimentico
dimentico di te
sempre mi dimentico
ma poi io ti ritrovo

Prova ad osare, Francesco Renga, fra qualche vocalizzo e un adagio che di norma non gli è proprio. Immagini non particolarmente ricercate, ma piacerà certamente ai suoi fan. Alle sue fan.

Willie Peyote
Mai dire mai (la locura)
Voto: 7.5

Siamo giovani affamati, siamo schiavi dell’hype
Non si vendono più i dischi tanto c’è Spotify
Riapriamo gli stadi ma non teatri né live
Magari faccio 2 palleggi, mai direi mai

In extremis, un testo connesso alla realtà che siamo vivendo. Raffrontato al 2020, Willie Peyote rappresenta un po’ la “quota Junior Cally”. Chiaro che, con un anno di pandemia alle spalle, questa canzone assume tutt’altre connotazioni.

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