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29. 11. 2021 10:27

Scuola per ciechi di via Vivaio, il presidente dell’Istituto al Comune: «Troviamo una soluzione»

Sulla spinosa questione della scuola per ciechi di via VIvaio è intervenuto anche il presidente dell'Istituto Rodolfo Masto: la nuova proposta al Comune

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La scuola per ciechi di via Vivaio è a rischio chiusura. Qualche giorno fa i giovani studenti della scuola media hanno sfilato con la loro banda musicale fino in piazza della Scala per consegnare una lettera al sindaco Sala per chiedere che le loro classi non vengano trasferite.

Scuola per ciechi di via Vivaio: la situazione

La scuola per ciechi di via Vivaio è situata ormai da 45 anni nei locali dell’Istituto per Ciechi. Il Comune di Milano provvede a pagare il canone d’affitto all’istituto stesso per il mantenimento della scuola. Tuttavia, il contratto d’affitto è in scadenza e l’Istituto ha deciso di aumentarlo a circa 750mila euro. Una cifra ritenuta da Palazzo Marino insostenibile e che, a detta del sindaco Sala, potrebbe causare problemi con la Corte dei Conti. Così il Comune ha deciso di accorpare per il prossimo anno la scuola per ciechi di via Vivaio con un altro istituto in una sede diversa da quella attuale.

Sulla spinosa questione è voluto intervenire anche il presidente dell’istituto dei Ciechi, Rodolfo Masto, lanciando una controproposta al Comune. «Nel prossimo cda valuteremo la proposta di confermare l’attuale affitto – ha dichiarato al Corriere -. È di 650mila euro per 2.500 metri quadrati . Il valore di mercato sarebbe più alto di 200 mila euro ma non cerchiamo certo un inquilino nel quadrilatero della moda, anche se saremmo meno in affanno».

Il presidente però lancia anche una frecciatina a Palazzo Marino, ricordando le difficoltà affrontate durante il periodo della pandemia. «Gli enti locali finanziano dietro prestazione e in pandemia sono stati in parte sospesi – ha sottolineato Masto -. Forniamo assistenti alla comunicazione, pedagogisti, materiali in braille. Abbiamo un centro diurno per 24 disabili e una casa di riposo con 25 posti. C’è la beneficenza, ma non basta».

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