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27. 01. 2021 07:27

Smart working, tutti contro Sala: le risposte dal mondo del lavoro

Dopo la lettera di Sala inviata al Corriere sono giunte le prime risposte alle sue dichiarazioni dai rappresentanti del mondo del lavoro

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Il dibattito sulle potenzialità dello smart working non sembra attenuarsi. Nella giornata di oggi si sono susseguite diverse dichiarazioni provenienti dai rappresentanti del mondo del lavoro lombardo in risposta alla lettera di Sala inviata al Corriere.

Timori e smart working. In uno dei passaggi della lettera di questa mattina, Sala scriveva che lo smart working senza un’adeguata regolamentazione avrebbe potuto lasciare i lavoratori in balia delle «regole di mercato». Detto in parole semplici, la preoccupazione del sindaco era quella che molte aziende approfittassero della nuova modalità di lavoro per tagliare i costi.

Dalla Camera del Lavoro di Milano non è tardata una secca risposta. «A noi non risulta – hanno fatto sapere dalla sede milanese -. Nel suo intervento pubblicato oggi sul Corriere il sindaco Sala sembra cercare sponde a sinistra ventilando una relazione negativa tra smartworking e occupazione».

Anche la Confindustria milanese non condivide le posizioni del primo cittadino. «Lo smart working fa emergere il lavoro “in purezza” slegato dal tempo e dallo spazio – ha dichiarato Pierangelo Albini, responsabile dell’area Lavoro e Welfare -; in pratica risulta evidente chi è utile per davvero e chi invece non lo è. Finora poche organizzazioni hanno misurato la quantità e la qualità del lavoro svolto, bastava la presenza in ufficio, ora invece questo avverrà di più. E cambierà il modo di lavorare anche all’interno della nuova fabbrica digitalizzata».

Futuro. Come cambierà il mondo del lavoro alla fine della pandemia? Non è ancora dato saperlo, ma le supposizioni sono varie. «Di certo l’esperienza del lockdown ha fatto scoprire lo smartworking a tante aziende che prima non lo avevano preso in considerazione – ha commentato Massimo Bottelli, direttore del settore Lavoro di Assolombarda -. Di certo nel nostro territorio aumenterà anche quando la fase Covid sarà superata. La normativa oggi in vigore funziona, non va ingessata con regole che rischiano di irrigidire e snaturare questa forma di lavoro».

 

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