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07. 05. 2021 06:26

Se serve, ci siamo: storie di solidarietà in una Milano che non dimentica (mai) il cuore

Tante storie di solidarietà, non solo legate alla pandemia, rimettono sugli scudi il cuore grande di Milano. Ecco perché, davanti alle difficoltà altrui, non ci tiriamo mai indietro

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C’è una frase in pole position tra quelle pronunciate più spesso da chi si è trasferito a Milano di recente: «Qui non so nemmeno che faccia c’ha il mio vicino di casa». Seguito da: «La gente tira dritto e nessuno ti guarda in faccia», oppure «Siamo solo vita frenetica e zero rapporti umani».

Luogo comune? Forse. Ma c’è un fatto: se, quanto a vita frenetica, siamo campioni italiani, di fronte alle necessità altrui tiriamo fuori gli artigli. E altro che tirar dritto: non ci ferma più nessuno.

Magari non sappiamo come si chiama quel nostro vicino di casa, ma sappiamo benissimo se è in difficoltà. E allora ci facciamo in quattro, anche in otto. Firmiamo petizioni, lanciamo appelli e sosteniamo campagne di crowdfunding. E spostiamo le montagne.

Lo stiamo facendo in tempi di Covid, sentendoci un tutt’uno con quei ristoratori che hanno dovuto abbassare la saracinesca quattro volte in un anno. Ma lo facevamo ancora prima. Quando ci siamo schierati per salvare le botteghe storiche e per mantenere in vita il negozio più antico di Milano, la Ditta Guenzati, salvata dallo sfratto anche grazie alle migliaia di firme raccolte.

Ora, com’era accaduto due anni fa all’azienda di stoffe e tessuti tartan, altri locali, luoghi, enti o cittadini si sono ritrovati in difficoltà. Ognuno con la sua storia, ognuno con le sue motivazioni. E ognuno con il suo esito, con il suo finale più o meno lieto. Ma in loro soccorso, sono arrivati centinaia di migliaia di cittadini agguerriti. E hanno schierato l’artiglieria pesante: la solidarietà.

La rete del ricordo, la rete del conforto

Milano ha mille storie da raccontare. C’è la storia di Francesca, la travel blogger nota come Fraintesa, scomparsa per un tumore al seno. La storia di Andrea, che sarebbe diventato padre di lì a qualche mese ma è precipitato da una balaustra che ha improvvisamente ceduto, sul Naviglio della Martesana. Sono storie tragiche, maledette, ma a cui i milanesi continuano a dar voce grazie alla rete delle solidarietà.

Travolti dalla partecipazione

In memoria di Fraintesa e della sua battaglia, infatti, gli amici hanno avviato una raccolta fondi da destinare ad Airc, fondazione per la ricerca sul cancro. Centinaia di persone hanno aderito alla campagna e in pochi giorni sono stati raccolti quasi 150.000 euro.

Per Andrea Elifani, invece, in seguito al tragico incidente di qualche giorno fa all’inizio della Martesana, è stato lanciato l’appello su gofundme.com, in aiuto della moglie e del bambino che nascerà in estate. E anche qui, sono bastati pochi giorni per arrivare a 20.000 euro raccolti. C’è anche la storia di Valeria Coletta e Fabrizio Marchi, 35 e 40 anni, precipitati nel vuoto davanti agli occhi della figlia di 5 anni, durante una gita sul Monte Vareno.

Per la bimba rimasta orfana, la piccola Martina, sono stati raccolti su Gofundme 365.000 euro. Gli amici che avevano avviato la raccolta, nel giro di un mese, sono stati letteralmente travolti dalla beneficenza di una città intera.

Per la medicina e lo sviluppo

Spesso, poi, le campagne di crowdfunding vanno di pari passo con medicina e sviluppo. Fino al 19 aprile, ad esempio, resta attiva la raccolta fondi per finanziare il nuovo centro Tog, un polo per la disabilità infantile a Milano.

Per continuare a sostenere la riabilitazione neuro-cognitiva offerta ai piccoli pazienti colpiti da lesioni al sistema nervoso centrale, il polo ha avviato una raccolta tramite sms solidale, al numero 45583.

Ha preso il via anche la raccolta legata a un grande appuntamento meneghino: la Milano Marathon. Quest’anno la celebre staffetta assumerà una forma differente dal consueto. Ma la campagna di crowdfunding – che resterà attiva ancora un mese su retedeldono.it – rimane invariata. La donazione serve a sostenere lo sport e i progetti educativi. In particolare, chi parteciperà alla gara di solidarietà lo farà per i bambini di Sport Senza Frontiere.

L’obiettivo è contrastare il gap emotivo-motorio, cognitivo e relazionale conseguente al periodo di domiciliarità forzata. «Con la nostra corsa stiamo aiutando dei bambini in difficoltà e anche le loro famiglie a superare questi tempi difficili», spiegano gli organizzatori. Attraverso la donazione, sarà possibile sostenere Joy, il progetto educativo estivo di Sport Senza Frontiere che comprende il camp estivo residenziale (Joy Summer Camp), i laboratori educativi-creativi e quelli digitali (Joy Lab) e i centri estivi-sportivi (Joy-Point). Al momento hanno aderito oltre 200 donatori e sono stati raccolti circa 11.000 euro.

Quel campanilismo di resistenza che da solo non può bastare

La solidarietà tocca anche i luoghi iconici di Milano, soprattutto in tempo di pandemia. La crisi economica dovuta all’emergenza sanitaria ha messo in ginocchio tanti locali. Alcuni si sono salvati, altri no. Ma, in più di un caso, i cittadini ce l’hanno messa tutta e hanno provato a far sentire la propria vicinanza attraverso diverse forme di solidarietà.

Lieto fine. Uno dei casi che ha fatto più scalpore nelle scorse settimane è stato quello della Sala Venezia, storica balera di via Cadamosto che rischiava lo sfratto. Ma dopo una maxi mobilitazione tutta milanese è stata salvata, almeno per i prossimi 12 mesi.

Nato come Circolo Combattenti e Reduci, il locale è diventato uno dei luoghi più rappresentativi della storia e della cultura di Milano, e punto di aggregazione nel quartiere di Porta Venezia. La Sala aveva ricevuto dall’Agenzia del Demanio una notifica di sfratto: il suo destino era la trasformazione in un archivio. Ma l’appello mediatico è stato raccolto a gran voce dai milanesi.

Sulla piattaforma Change.org, un messaggio inequivocabile: «Milano non può perdere un luogo così prezioso per la città e i suoi abitanti”». Per questo motivo, gli organizzatori chiedevano l’aiuto dei cittadini, proprio per sensibilizzare le istituzioni, tra cui «la Questura di Milano nella persona del questore Giuseppe Petronzi, la Regione Lombardia nella persona del Presidente Attilio Fontana e il Comune di Milano nella persona del sindaco Beppe Sala».

In poco tempo hanno firmato oltre 17.000 persone e, a sostegno del locale, si sono levate anche le voci di vip e artisti famosi, da Victoria Cabello ad Arisa, passando per Syria.

Senza lieto fine. Nessuna buona notizia, invece, per lo Spazio Ligera. A causa dei ripetuti lockdown, dovrà chiudere definitivamente i battenti il locale di via Padova, altro punto di riferimento per gli eventi di musica e di cultura dal vivo.

Il locale ha sempre potuto contare sul sostegno dei milanesi. Tanto che, per ringraziare la comunità, i gestori hanno voluto organizzare un addio speciale, realizzando un libro e un documentario con interviste e contenuti esclusivi che ripercorrono l’epopea underground dello Spazio.

Per realizzare il progetto è stata lanciata una campagna di raccolta fondi su produzionidalbasso.com: grazie ai fondi raccolti sarà possibile realizzare il volume Adios Amigos! L’incredibile epopea underground dello Spazio Ligera e l’omonimo documentario, creato in collaborazione con la casa di produzione Insolito Cinema.

Per chi contribuirà alla campagna di raccolta fondi sono state messe in palio ricompense speciali, come l’invio di una copia del libro e del documentario, ma anche la possibilità di vedere il proprio nome scritto sul Muro dei Ringraziamenti allestito all’interno del camerino dello Spazio Ligera.

Il 21 aprile live. Per sostenere locali e liveclub messi a dura prova dai lockdown, sono scesi in campo anche i Tre allegri ragazzi morti. L’idea del gruppo musicale è stata quella di realizzare il docu-live A casa tua per supportare i locali italiani in attesa della riapertura.

Il documentario, diretto da Davide Toffolo, verrà trasmesso in streaming esclusivo su Bandcamp il 21 aprile. Il costo del biglietto – 15 euro – andrà per metà a copertura dei costi di produzione del doc stesso e per metà al locale aderente all’iniziativa, al quale gli spettatori sceglieranno di donare il proprio contributo.

Tra questi, c’è anche il club milanese C.S.O.A. Cox18 di via Conchetta. Per acquistare il proprio biglietto, basta collegarsi qui: bit.ly/tarm-docu-live. Il documentario verrà trasmesso su tarm.bandcamp.com.

Una valigia piena di vita
di Federica Ghizzardi

Solare e piena di vita. Queste le parole più usate per descrivere Francesca Barbieri, Fraintesa, la travel blogger trentottenne morta di cancro il 2 aprile scorso. E anche noi la ricordiamo così, dopo averla incontrata nel giugno 2019.

Ph. Lucia Ceriani

All’epoca Francesca era reduce da sei mesi di chemioterapia e stava finendo il ciclo di radio. I primissimi cicli di una lunga serie: ne ha fatti cinque, prima di cedere alla malattia. Il suo lascito è immenso: l’amore delle persone per la sua caparbia voglia di comunicare quanto siano importanti la prevenzione e la ricerca è sfociato nella raccolta fondi di Airc #grazieFraintesa che sfiora i 146.000 euro (donazioneinmemoria.airc.it/eventi/graziefraintesa) e una borsa di studio che permetterà a ricercatori e ricercatrici di studiare due anni all’estero in laboratori di eccellenza in campo oncologico.

Solo sei mesi dopo. Una tipa tosta che, tre giorni dopo la diagnosi di cancro al seno molto aggressivo avvenuta l’8 ottobre 2018, è volata a Barbados per seguire il Festival del rum.

Ci ha raccontato che non voleva preoccupare i suoi follower e, solo sei mesi dopo, ha reso note le sue condizioni: «Ho immaginato che si sarebbero preoccupati molto e avrei dovuto rispondere a migliaia di messaggi per dare mie notizie e tranquillizzarli. In quel periodo, però, non ne avevo la forza: ci sono stati giorni in cui avevo bisogno di aiuto per alzarmi dal letto, oppure per tagliarmi il cibo nel piatto».

«Le mie pazzie». Questo, però, non le ha impedito di viaggiare: «Partivo per i miei viaggi fra un ciclo e l’altro. Ho fatto tratte di breve durata: Sicilia, Venezia, Monaco di Baviera. Ho fatto anche una pazzia. Sono partita per Abu Dhabi venti ore dopo un trattamento e sono tornata appena in tempo per quello successivo. Ma ho anche rinunciato a vedere la Thailandia, per via di un ricovero».

Ph. Lucia Ceriani

Quel giorno ci ha parlato dell’obiettivo successivo che nulla aveva a che vedere con la sua salute quanto, piuttosto, con la prevenzione e la ricerca: «Sto organizzando un viaggio intorno al mondo. Vorrei dimostrare che, se anche ho avuto un tumore al seno, posso fare la valigia e attraversare quattro continenti per tre mesi consecutivi».

Fino all’ultimo. Grazie a una campagna su Gofundme Francesca raccoglie quasi 20.000 euro, metà dei quali donati alla ricerca. Con l’altra metà parte per il giro del mondo che prevede tappe e incontri per la sensibilizzazione sulla lotta al cancro: in Sudamerica si arrende e torna in Italia per curarsi, fra le mille difficoltà causate della pandemia.

Lei, però, fino all’ultimo non ha mai smesso di fare le valigie e scoprire posti nuovi, fra un ciclo e l’altro. Sempre con leggerezza. Sempre con il sorriso.

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