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18. 05. 2021 22:32

A Milano il tampone sospeso: la solidarietà della Brigata Sanitaria Soccorso Rosso

Da dicembre ogni weekend medici e infermieri volontari effettuano tamponi rapidi gratuiti a chiunque si presenti al tendone di piazzale Baiamonti

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La zona arancione scuro è scattata venerdì scorso, ma la Brigata Sanitaria Soccorso Rosso era già in allarme da alcune settimane. Da dicembre ogni weekend medici e infermieri volontari effettuano tamponi rapidi gratuiti a chiunque si presenti al tendone di piazzale Baiamonti.

In un’ora eseguono circa 40 tamponi e nell’ultimo periodo il tasso di positività si è alzato in modo preoccupante. Abbiamo conosciuto Vito Raspanti durante l’occupazione dell’ex cinema Arti da parte di studenti e operatori dello spettacolo. Con la sua tuta protettiva e l’unità mobile della Brigata Sanitaria, un’ambulanza, sottoponeva i ragazzi al tampone rapido prima che si riunissero all’interno del cinema.

«Sono infermiere nel reparto di pneumologia Covid all’ospedale Maggiore di Crema – racconta -. E’ dura, ma non rinuncio a far parte della Brigata Sanitaria a Milano, dove tre mesi fa abbiamo inaugurato la postazione del tampone sospeso, aperta alla domenica dalle 16.00 alle 20.00. Al sabato con l’ambulanza ci spostiamo invece nei quartieri periferici».

Vito è uno dei dei cinquanta volontari, fra infermieri, medici e operatori sanitari della Brigata Sanitaria, che si dedica al tracciamento dei positivi che non riescono ad accedere alle strutture pubbliche e private. Riccardo Germani, operatore socio-sanitario, è l’ideatore dell’iniziativa, alla quale si dedica a tempo pieno.

Come avete iniziato?
«Dopo aver raccolto adesioni dei volontari attraverso il sindacato ADL Cobas e l’associazione Medicina Solidale abbiamo chiesto e ottenuto l’autorizzazione al Comune per installare un tendone in piazza Baiamonti e siamo partiti il 12 dicembre».

A chi è rivolto il tampone sospeso?
«All’inizio facevamo test alla comunità cinese della zona e in generale alle persone che non potevano permettersi di pagare un tampone rapido (che costa intorno ai 30 euro), come immigrati o riders. Visto che il tracciamento dei contagi da parte di Ats si è inceppato, hanno cominciato a venire anche persone senza difficoltà economiche, ma che non possono attendere i lunghi tempi della sanità, anche perché per il nostro tampone sospeso non è necessario prenotare».

In caso di positività fate anche i tamponi molecolari?
«No, ma abbiamo una convenzione con un centro privato, al quale inviamo subito i test positivi. Il giorno successivo il laboratorio effettua gratuitamente i tamponi molecolari. All’inizio è stato complicato avere tutte le autorizzazioni, ma grazie ai nostri medici abbiamo poi ottenuto il via libera dall’Ats».

Com’è nata la postazione mobile?
«Ci siamo accorti che molte persone provenivano dalla periferia. Così, grazie alle donazioni ricevute, abbiamo acquistato un’ambulanza. Ogni sabato, in base alle richieste dei cittadini e delle associazioni, ci spostiamo in zone diverse: siamo stati alla Barona, ad Affori, in via Padova, all’ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini. Questa settimana saremo al Giambellino, in via Odazio. Nei quartieri dove decidiamo di andare, qualche giorno prima affiggiamo dei cartelli per avvisare del nostro arrivo. Ogni sabato eseguiamo fino a 200 tamponi. In tutto fino ad ora abbiamo fatto 2.500 test».

Come vi finanziate?
«Attraverso il crowdfunding su tamponesospeso.it. Inoltre chi vuole può fare una donazione quando viene a sottoporsi al tampone nelle nostre postazioni. Al momento siamo in pareggio, ma fino a dieci giorni fa rischiavamo di chiudere. Per fortuna sono intervenute Medicina solidale e ADL Cobas. Grazie al loro contributo abbiamo potuto acquistare nuovi tamponi e ora possiamo proseguire la nostra attività. Non abbiamo finanziamenti pubblici e dobbiamo pagare al Comune la tassa di occupazione di suolo pubblico, a differenza dei bar che hanno potuto mettere fuori tavolini gratuitamente. Anche per questo abbiamo dovuto rinunciare ad allestire il tendone di piazzale Baiamonti anche al sabato, come facevamo all’inizio».

Per quale motivo?
«Invece di considerare la nostra attività socialmente utile, purtroppo ci viene chiesto di pagare questa tassa. In tutto abbiamo trovato un centinaio di persone positive, interrompendo così quelle catene di contagio».

Come affrontate la terza ondata?
«Siamo preoccupati. E’ la dimostrazione che non c’è stata nessuna forma di prevenzione: se il tampone antigenico rapido fosse stato disponibile in ogni quartiere, in ogni luogo di lavoro, nelle scuole, il numero dei contagi sarebbe stato di certo inferiore e, specialmente in Lombardia, si sarebbero salvate molte più vite. La prevenzione avrebbe permesso ai ragazzini di non infettare i nonni, invece tutte le energie si sono concentrate sulle ospedalizzazioni. Ci sono persone, molto coscienti, che vengono da noi tutte le settimane. Se devono ad esempio far visita a una persona anziana prima fanno il tampone e, se risultano negativi, vanno a trovarla, altrimenti si mettono in quarantena».

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