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05. 03. 2021 12:11

Zona rossa in Lombardia, si abbreviano i tempi? Speranza smentisce: «Non faccio accordi»

Sale l'attesa per la sentenza del Tar sul ricorso presentato da Fontana sulla zona rossa, ma Speranza...

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Si attendono con ansia gli esiti del ricorso al Tar presentato dal governatore Attilio Fontana. La Lombardia resterà in zona rossa fino al 31 gennaio oppure avrà uno “sconto”? Da questa mattina circolano alcune voci di corridoio che parlano della possibilità di un’intesa tra Regione e Governo per rivedere i dati ed abbreviare i tempi.

Smentita. A smentire categoricamente la possibilità è il ministro della Salute Roberto Speranza: «Non faccio accordi. Le misure sono su base di documenti tecnici e scientifici». Secondo il ministro le fasce di rischio devono obbligatoriamente durare due settimane: solo dopo questo lasso di tempo potranno essere ridiscusse e rivalutate.

Non è dello stesso avviso l’entourage del Pirellone, che ha appunto presentato ricorso al Tar. Nei giorni scorsi l’assessore al Welfare Letizia Moratti aveva chiesto che la situazione epidemiologica della Lombardia fosse valutata sui dati del monitoraggio di martedì 19 gennnaio.

Nella giornata di ieri inoltre, il bollettino regionale ha mostrato un ulteriore miglioramento dei valori. I contagi in Regioni sono stati meno di mille ed il tasso di positività si è ancora una volta dimezzato scendendo al 3,8%, dato che non si riscontrava da mesi.

Partendo proprio da queste valutazioni è partito il ricorso voluto da Fontana. Sono sostanzialmente tre i punti contestati nei documenti presentati davanti ai giudici del Tribunale amministrativo. Il primo punto di scontro è il famoso indice Rt che secondo il Pirellone è stato stimato al 30 dicembre e non al 4-10 gennaio, settimana in cui il trend dei casi è sceso e si è stabilizzato.

Il secondo è la valutazione dell’incidenza dei casi settimanali che vede la Lombardia addirittura sotto la media nazionale, mentre altre 10 regioni la superano di gran lunga, ma hanno ottenuto lo status di zona arancione o addirittura di zona gialla.

L’ultimo punto invece è il calcolo, a detta di Fontana «viziato», sulla saturazione delle unità di terapia intensiva. Tutto sommato i dati non sembrano lasciar spazio a troppi dubbi: al momento sono occupati 425 letti in terapia intensiva, mentre la soglia critica è fissata a quota mille, dato raggiunto lo scorso novembre.

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