auto inquinanti
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Ci sono Paesi del mondo che hanno deciso di dire basta alle auto inquinanti. Ben noto il caso di Copenaghen, capitale danese, che da quest’anno non ammette l’ingresso entro i confini comunali di auto a gasolio, cioè diesel. Paesi da molti ritenuti coraggiosi, “smart”, all’avanguardia, vivibili. Ce ne sono altri invece che, sempre a detta di un gran numero di persone, fanno una specie di passo indietro, aprendo le aree pedonali e le Ztl, cioè le Zone a traffico limitato, ai veicoli ibridi ed elettrici.

E’ il caso della nostra cara Penisola: nella Legge di stabilità appena approvata, il Governo attuale ha inserito una modifica pericolosa al Codice della Strada. Il comma 103 dell’articolo 1 della nuova Manovra finanziaria prevede un’aggiunta all’articolo 7 del Codice della Strada che in pratica consente «in ogni caso», l’accesso libero a tali zone ai veicoli a propulsione elettrica o ibrida. Una norma contro cui molti hanno puntato il dito, anche a Milano.

TUTTI CONTRO • «Immaginate piazza del Duomo a Milano, percorsa incessantemente da autovetture. Pensate ai centri storici medievali, protetti da Ztl già a maglie troppo larghe, invasi dal traffico e parcheggio selvaggio di altre migliaia di macchine in più», si legge in un lungo comunicato firmato da una serie di associazioni ambientaliste e legate al mondo della mobilità sostenibile e delle due ruote.

«A nostro parere, questo intervento è una mostruosità che riporta indietro il Paese di almeno 50 anni, cancellando con due righe improvvisate i risultati raggiunti in decenni su mobilità sostenibile e tutela di piazze e strade delle città italiane, a danno di abitanti, commercianti, turisti e monumenti, alla faccia anche della sicurezza delle persone», dicono in coro i portavoce di Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta), Legambiente, Bike Italia e molte altre.

PARLA L’ASSESSORE • «Significa fare entrare migliaia di auto nelle piazze centrali dei centri storici delle nostre città in mezzo ai tavolini delle piazze, ai turisti, o sotto i principali monumenti, solo perché ibride. Noi vogliamo incentivare l’elettrico e lo stiamo facendo con le colonnine di ricarica, le facilitazioni per la sosta, l’accesso a quelle zone dove vietiamo i veicoli inquinanti. Auspichiamo pertanto che rapidamente l’Anci nazionale apra un confronto con il Governo per lavorare il prima possibile ad un correzione del testo», le parole di Marco Granelli, assessore alla Mobilità del Comune di Milano.

LA RETROMARCIA • Una norma che spaventa molti e che per diventare effettiva necessita di una modifica del Codice. Intanto però Michele Dell’Orco, sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, in quota al Movimento 5 Stelle, ha promesso una retromarcia via Twitter, assicurando che tale decisione verrà rivista al primo provvedimento utile, aprendo per altro una discussione con i colleghi della Lega. Milano attende.

TRE PARERI

Guia Biscàro
Presidente Fiab Ciclobby Milano
«Questa ipotesi è un ritorno al passato per la città di Milano, un passo indietro che noi riteniamo inaccettabile e insostenibile. Tutte le città che si definiscono smart e vivibili stanno facendo il contrario, Milano ci sta provando: questa norma sarebbe un grave danno. Contiamo sul fatto che l’assessore Granelli ha chiesto un confronto col Governo».

Alberto Fiorillo
Presidente Legambiente
«Bisogna imboccare la strada diametralmente opposta, cioè sollecitare, con un provvedimento nazionale, i Comuni affinché estendano le aree pedonali e le Zone a traffico limitato, incentivando chi si sposta a piedi, in bici o con i mezzi pubblici. Abbiamo bisogno di città con più spazi dove camminare liberamente. Questa norma ci spaventa, speriamo in un ripensamento perché sarebbe dannosa».

Marco Mazzei
Founder di Milano Bicycle Coalition
«In Italia abbiamo un drammatico problema di occupazione di spazio pubblico da parte delle automobili, con un tasso di motorizzazione incompatibile con città a misura di persone. Solo a Milano abbiamo più di 50 auto per 100 abitanti: le norme che tendono a favorire la crescita indiscriminata della mobilità individuale, anche di quella elettrica, ci allontanano da un percorso virtuoso e ci condannano a città-parcheggio».