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18. 09. 2021 00:28

La fase due di Bikeitalia.it: «Realizziamo piste ciclabili d’emergenza»

La proposta nasce per migliorare i flussi durante la pandemia, Paolo Pinzuti: «Occasione d’oro per sperimentare»

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Specialisti di Wuhan e Singapore per gestire la fase due, la più delicata, in particolare sul fronte dei trasporti. L’ipotesi più accreditata al momento è che i dipendenti Atm si posizioneranno ai tornelli dei mezzanini contando il numero dei passeggeri e, una volta raggiunto il limite stabilito, bloccando l’accesso fino al treno successivo. Un sistema che garantirà tutele in materia sanitaria, ma che avrà ripercussioni su tutto il sistema di mobilità cittadino. In questo contesto si inserisce la proposta di Bikeitalia.it di «creare delle corsie ciclabili funzionali all’emergenza, per consentire a tutti di muoversi in sicurezza, rapidamente e a tutela dell’ambiente», come spiega a Mi-Tomorrow Paolo Pinzuti.

 

 

Bikeitalia. it, l’intervista a Paolo Pinzuti

paolo pinzuti
paolo pinzuti

Da cosa nasce questa proposta?
«Partiamo da un presupposto. Quando alla fine dell’anno scorso a Parigi si sono verificati lunghi scioperi del trasporto pubblico la città non è andata in crisi perché ha una rete di itinerari ciclabili che è stata capace di sopperire alle mancanze. Adesso, a Milano, si presenta uno scenario simile a causa del coronavirus: non tutti avranno accesso ai mezzi pubblici».

Da qui, l’idea di di Bikeitalia.it di una rete ciclabile emergenziale.
«Esatto. Corsie ciclabili sicure, ma ricavate in modo emergenziale ricorrendo a strumenti di urbanistica tattica come coni, transenne, fioriere, pallet e new jersey. Il tutto da realizzare in pochissimo tempo e a basso costo. La nostra proposta risale ufficialmente al 19 marzo, una settimana circa dopo il lockdown».

Avete già pensato a qualche itinerario?
«Noi proponiamo di agire in modo lineare, andando a creare direttrici che colleghino i poli attrattori: stazioni e tutti gli assi principali del pendolarismo, tra cui i parcheggi di interscambio. Bisogna farne una questione di metodo: quali sono gli interventi plausibili? Si può intervenire sulla viabilità principale riducendo le corsie di marcia o su quella secondaria declassandola ulteriormente a strade con esclusivo accesso ai residenti e per il resto ciclabile».

Ma, una volta realizzate, cosa ne sarà a fine emergenza?
«Il materiale rimovibile può naturalmente essere modificato in corso d’opera. Valuteremo gli effetti e correggeremo il tiro, se necessario. È un’occasione d’oro per l’amministrazione di sperimentare».

Il timore è che ancora più gente, di fronte a una Milano già trafficata, si riverserà in auto.
«E noi allora dobbiamo parlare chiaramente. Non torneremo alla normalità, perché la normalità è il problema. Ci sono studi scientifici che testimoniano il rapporto tra la concentrazione di inquinanti e la mortalità del coronavirus. La stessa Arpa ha confermato, con una dichiarazione stupefacente, che il blocco del traffico ha migliorato la qualità dell’aria. Dopo la crisi sanitaria ci sarà quella economica: bisogna liberare reddito e non si può pensare che ogni famiglia spenda una cospicua parte dello stipendio al mantenimento di un’automobile. È un’occasione d’oro per trasformare il modello sociale».

Senza considerare che una popolazione sana grava in misura minore sul sistema sanitario nazionale.
«Certo, è un altro tema. Tagliamo i malati, agiamo a monte, rendiamo attiva la popolazione con minor insorgenza di patologie come diabete, tumori al colon e malattie cardiovascolari dovute alla sedentarietà. Il tempo per i cambiamenti graduali non c’è più, dobbiamo essere repentini: noi abbiamo accettato di lavorare da casa e di stare ore in coda per fare la spesa, dovremo accettare anche che ci sarà più spazio per le bici e meno per le auto».

Avete indirizzato una lettera aperta al ministro della Salute Speranza.
«Ippocrate, il padre della medicina, già 2.500 anni fa diceva che la malattia vola via dal corpo che si mantiene attivo. Facciamo in modo che i medici prescrivano l’attività fisica come forma di prevenzione. Affianchiamo ai medici dei laureati in scienze motorie e creiamo dei protocolli per modificare il nostro stile di vita. Il 98% dei deceduti per coronavirus presenta una o più patologie croniche: riflettiamo».

Quattro anni di giunta Sala. Un voto sul fronte della mobilità ciclabile?
«A gennaio avrei risposto in un modo, ma in un momento come questo non mi sento di dire nulla contro l’amministrazione. Bisogna essere propositivi e dare supporto a chi ha responsabilità. Non è il momento di fare analisi, ma di stare a testa bassa e pedalare».

Bikeitalia.it
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