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24. 06. 2021 04:40

Tendenza boxe, Alessandro Cherchi: «Noi, principi al Principe»

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Non sempre i numeri sono il ritratto perfetto della realtà, ma aiutano a capire bene la dimensione e la forza di un progetto. L’European Boxing Union ha premiato la milanese Opi Since 82 di Salvatore Cherchi – e dei figli Alessandro e Christian – insieme al partner Matchroom Boxing di Eddie Hearn, come “promoter dell’anno” 2019. Un riconoscimento straordinario, arrivato anche grazie ai cinque campionati europei organizzati lo scorso anno.

Alessandro, fino al lockdown è stata un’ascesa continua.
«Siamo passati da marzo 2019, dove abbiamo avuto 1.000 spettatori al Superstudio di via Tortona, ai 1.700 del 28 giugno, coinciso con il primo evento nel nuovo PalaLido, fino allo scorso 25 ottobre con 2.500 persone, sempre al PalaLido. Invece per il 28 febbraio, a cinque giorni dall’evento, avevamo già staccato 3.000 biglietti per l’Allianz Cloud. In meno di un anno c’è stata una crescita esponenziale nei numeri».

E non è il primo riconoscimento.
«La Opi era già stata premiata come organizzatore dell’anno dall’European Boxing Union anche nel 2002, 2007, 2012, 2013, 2014 e 2015. Siamo molto contenti e ci tengo a ringraziare Matchroom di Eddie Hearn, oltre a Dazn, che ci hanno dato la possibilità di organizzare eventi di pugilato di un certo spessore».

Che cosa ha fatto rinascere il pugilato in Italia?
«La rinascita non è iniziata da un giorno all’altro, c’è dietro un progetto che va avanti da diverse stagioni. Alla fine del 2014 abbiamo riaperto il Teatro Principe. Lì abbiamo fatto un lavoro di ricostruzione con gli atleti e il pubblico: abbiamo riportato gli appassionati a vedere dal vivo i match di pugilato. Tutto questo è servito per ricostruire la base».

La nobile arte in Italia, dopo la vittoria del Mondiale di Fragomeni nel vecchio PalaLido nel 2008, è caduta nell’anonimato: perché la famiglia Cherchi ha continuato a crederci?
«È soprattutto passione. Insieme a due miei amici, Gianluca Bracca e Alberto Canuzzi, nel settembre 2011 abbiamo lanciato la palestra Opi Gym. All’epoca, aprire un’attività commerciale in tempi di crisi sembrava un azzardo. E poi puntare fortemente sul pugilato poteva sembrare una scommessa. Invece la palestra è andata subito a regime. Da lì, è venuta l’idea di unire le sinergie con la Opi Since 82, dove già erano impegnati mio padre Salvatore e mio fratello Christian. La conclusione naturale di questo percorso ha portato, nel dicembre 2014, alla riapertura del Teatro Principe».

Quindi ai milanesi piace la boxe?
«Il pugilato ha una sua storicità ed è sempre stato uno sport molto importante per l’Italia. Una serie di fattori gli hanno tolto i riflettori. Innanzitutto la nascita di molte tv, in questi ultimi anni, ha spento l’appeal. Poi dopo Tyson, e per noi italiani nomi come Parisi o Fragomeni, sono venuti a mancare un po’ di personaggi a questo mondo. Considerando che qui esiste solo il calcio nell’immaginario collettivo, le altre discipline hanno bisogno di campionissimi per far parlare di sé».

In questo senso Daniele Scardina, “King Toretto”, può aiutarvi nel rilancio?
«È fondamentale per tutti gli sport avere dei punti di riferimento. Ora Daniele sta costruendo il suo futuro da pugile. Nell’epoca in cui viviamo è giusto sponsorizzarsi non solo come atleta, ma anche come personaggio al di fuori del ring. E lo sta facendo molto bene».

Non può passare inosservata la sua liaison con Diletta Leotta, ad esempio.
«Tutto può aiutare: Daniele sta con la soubrette più glamour d’Italia e si è fatto conoscere anche nel mondo patinato. Nei nostri eventi ci sono pugili e tutti aiutano a far vendere biglietti ma, indubbiamente, Scardina attira anche utenti nuovi che magari non avevano mai seguito la boxe».

Alla fine del 2018, prima di tutti questi riflettori, cosa vi spinse a puntare su Scardina?
«Già dal 2016, dove tra America e Santo Domingo aveva combattuto i suoi primi sei match da professionista, voleva esordire in Italia di fronte ad amici e tifosi. Gli abbiamo dato questa possibilità il 21 luglio, quando ha battuto Christian Bozzoni in un Principe tutto esaurito. Da lì siamo sempre rimasti in contatto, abbiamo continuato ad osservarlo e, alla fine, è entrato nella nostra scuderia. Per far capire la sua professionalità, durante il lockdown Daniele ha continuato ad allenarsi a casa di Diletta. In più, entrato in Fase 2, ha ripreso regolarmente la preparazione in palestra sebbene al momento non ci siano ancora date certe per tornare a combattere».

Adesso è il momento giusto per?
«Per fare il salto di qualità definitivo. Con il blocco dell’attività può sembrare un momento poco positivo per il nostro movimento. Ma abituiamoci a guardare il rovescio della medaglia: se riparte il calcio, anche noi potremmo organizzare un evento qui, sempre a porte chiuse. A Milano spero di fidelizzare il rapporto con il nostro partner televisivo. In un momento in cui tutto il mondo ha rallentato, avremo la possibilità di farci vedere e notare di più rispetto a prima, portando il pubblico ad apprezzare uno sport cardine. Parlo da appassionato, ma credo che la nostra disciplina abbia quel qualcosa in più che, non a caso, la rende la “nobile arte” per antonomasia».

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