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03. 12. 2021 18:18

Milano, maggio 2020: fotoracconto della ripartenza

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Lunedì 18 maggio è un giorno atteso, la Regione Lombardia ha disposto importanti riaperture: musei, ristoranti, bar, parrucchieri, estetiste, restano ancora chiuse palestre e piscine. Nessun cambiamento per le misure di sicurezza, si deve circolare con la mascherina, per entrare in molti negozi occorre inumidire le mani con il gel mentre per andare in metro bisogna indossare i guanti.

Riaprono le chiese con le stesse regole previste per i luoghi chiusi cui si aggiungono alcune ad hoc: è bandito il segno della pace, si resta a al banco per ricevere la comunione che viene portata dal sacerdote, le offerte si fanno direttamente all’offertorio. È comunque un notevole passo avanti dopo due mesi di confino coatto nelle proprie abitazioni.

Il giorno prima, di domenica, il sindaco sale sul Duomo per invocare la Madonna. È un gesto di rottura senza precedenti: di fronte alla scienza che non sa offrire risposte, agli amministratori che sembrano non reggere un compito immane, alla società civile smarrita, il ritorno al sacro diventa una strada quasi obbligatoria anche nella città più secolarizzata d’Italia. «Riapriamo in negozi, riacquistiamo i nostri spazi, riprendiamo il senso della nostra comunità, il significato del nostro futuro – afferma Beppe Sala –, ma tutto può essere ancora molto fragile nonostante la nostra volontà di un nuovo inizio». Prima di scendere dal tetto della cattedrale, affida il suo popolo alla Madonnina: «Tu non farci mai mancare il tuo sguardo».

Come sempre accade quando ci si rivolge ai santi o – come in questo caso – alla Madonna, ognuno vede a modo suo queste iniziative e l’impatto che possono provocare. Resta il fatto che dopo quella preghiera le cose cominciano a girare per il verso giusto. I problemi non mancano, non si sa ancora bene come riattivare un motore per troppo tempo fermo, molte aziende non possono garantire la riapertura o comunque il reintegro per tutti, legare il pranzo con la cena è un problema non di pochi, eppure arrivano i primi segnali che dimostrano come forse la rinascita sia ossibile. I Navigli, diventati l’emblema della ribellione alle regole anti-Covid subito all’avvio della Fase 2, sembrano più autodisciplinati, si riprende confidenza con i ristoranti, i negozi ricevono i primi clienti, i mercati rionali ritornano solo con i banchi per i beni alimentari. È tutto più difficile, si entra uno alla volta e ci si deve sottoporre alla misurazione della temperatura, ma tutti lo fanno.

Si sente riparlare anche dei grandi progetti, quelli che hanno reso Milano internazionale e attrattiva come nessuna città italiana e come poche altre in Europa. Si stringono i tempi per Milano Hub, il polo della finanza che vedrà al via il primo nucleo questa estate. Bankitalia e Palazzo Marino hanno individuato in piazza Cordusio la sede dell’innovazione dei servizi finanziari sviluppati intorno alle tecnologie digitali.

Perché la Banca D’Italia abbia scelto Milano era una cosa quasi ovvia prima dell’era Covid-19, bastavano i numeri a ricordare che le startup del settore nate in città hanno raccolto il 69% del totale dei fondi nazionali. Il fatto che il progetto non abbia subito modifiche sui tempi è quasi una manna dal cielo per una città in questo momento affamata di attestazioni positive: è proprio Sala, nel consueto messaggio mattutino su Facebook, a citare il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che aveva nnunciato l’intenzione di valorizzare la principale piazza finanziaria del Paese, quella di Milano, quale centro di innovazione digitale.

«Queste parole – afferma il sindaco con il giusto orgoglio – ci dicono che la Banca d’Italia intende fare di Milano la sede della trasformazione digitale del sistema finanziario. Ciò vuol dire più funzionari in città, in particolare nel palazzo di piazza Cordusio. È una buona notizia per Milano, per il Paese e anche per l’Europa».

Se la conferma di capitale della finanza rientra nella tradizione, c’è un altro tema molto più recente che è diventato l’emblema della modernità: i grattacieli. Da sempre città bassa, con la Madonnina a segnare il limite massimo da non oltrepassare per ogni edificio, nel giro di pochi anni sono emersi palazzi giganteschi che hanno disegnato uno skyline talmente imponente da cancellare le voci critiche che pure non sono mancate, tra cui quella di Celentano, che hanno osato dire di no a tanta magnificenza.

Le immagini di Porta Nuova, Citylife, il Bosco Verticale valgono da sole più di tanti sofisticati storytelling. È Sala è il primo a saperlo. Ecco perché, appena il morbo si attenua, si precipita a rassicurare i milanesi che la corsa verso il cielo ha solo subito una pausa e che tutto è pronto per riprendere il cammino: c’è la Unipol che ha annunciato che entro luglio inaugurerà la nuova torre Galfa, la terza torre Citylife è quasi alla fine e Torre Milano dell’impresa Rusconi, situata tra Maggiolina e Isola, salirà fino a 80 metri.

E siccome non basta che i progetti siano futuribili ed esteticamente intriganti, Sala aggiunge che queste realizzazioni avverranno nel segno della sostenibilità, un concetto che negli ultimi mesi era quasi caduto nel dimenticatoio per tanti. Ma non per lui. Affermare che lo sviluppo debba andare di pari passo con il rispetto dell’ambiente è cosa bella da dire, ma assai più difficile da combinare: per Sala, così come per il suo predecessore Pisapia, su questo tema non ci sono ostacoli insormontabili, ogni nuova opera deve avere il marchio della sostenibilità.

E così si riprende con le piste ciclabili, in modo particolare con quella di corso Buenos Aires che sta provocando lo scompiglio tra i commercianti, lesti a segnalare l’inopportunità dei cantieri proprio quando si stanno tirando su le saracinesche. Il sindaco tira dritto e risponde ricordando che ben seimila ciclisti ogni giorno passano sulla nuova pista. L’altro tassello fondamentale del trasporto sostenibile si chiama “metropolitana”.

La M4 ha accusato solo una breve pausa e adesso corre per rispettare il cronoprogramma che vede per l’anno prossimo l’inaugurazione delle prime tre fermate, ma il Comune sta tenendo d’occhio altre due infrastrutture – per ora solo sulla carta – come il prolungamento di M5 e M1 a Monza e sempre della M1 a Baggio.

Tanti progetti che si ripresentano sul tavolo del Comune sono possibili solo perché dal fronte Coronavirus arrivano dati sempre più confortanti. Il 31 maggio si arriva in città a “soli” 13 contagi, quanto basta per fare dire ad Alberto Zangrillo, primario del San Raffaele, che «il virus clinicamente non esiste più». Non tutta la comunità dei virologi fa propria questa affermazione, anzi più d’uno manifesta perplessità. Nell’opinione pubblica non mancano le voci di chi ricorda che Zangrillo, da medico personale di Berlusconi, si rese protagonista di diagnosi sorprendenti sul suo assistito.

La maggior parte ci crede, o meglio, vuole crederci: prima ancora di sentire il primario, ai Navigli si è registrato un nuovo assembramento al punto che il sindaco ha pure vietato la vendita delle bibite da asporto. Alla strigliata di Sala, succede un ripristino della legalità ma ormai è evidente che, complice anche l’arrivo della stagione estiva, la voglia di vivere ha la meglio sulle paure.

L’ultimo step è del 3 giugno: viene meno il divieto di trasferimento da una regione all’altra che vigeva da tre mesi. In Lombardia restano alcune regole, tra cui l’obbligo su tutto il territorio regionale di portare la mascherina o altri indumenti utili a coprire le vie respiratorie anche all’aperto, resta obbligatoria anche la misurazione della temperatura per il datore di lavoro e per i dipendenti e la stessa misura continua a valere anche per i clienti dei ristoranti. Permane il blocco delle slot machines nei locali pubblici. Via libera, dunque, in tutte le regioni d’Italia.

Anche se non tutte sembrano gradire il possibile arrivo di turisti milanesi. Sicilia e Sardegna annunciano una sorta di carta sanitaria per chi arriva dal mare o dall’aria a tutela della popolazione locale. Sala la prende male, la ritiene fatta su misura per chi si muove dal “Gran Milan” e arriva a minacciare il presidente della Sardegna, Christian Solinas, di promuovere un boicottaggio del turismo meneghino. Poi capisce che l’ha sparata un po’ grossa e si scusa: alla fine è solo una polemica buona per i giornali, ma offre l’idea di come tre mesi di epidemia possano suscitare nervosismo anche in un uomo temprato come il primo cittadino.

In città Area C resta sospesa fino al 14 giugno, Area B fino a data da stabilirsi. Assieme alla mobilità su strada riparte quella su rotaia. Trenord torna ad offrire il 100% dei posti del periodo pre-Covid, nei giorni feriali ci sono circa 1 milione di sedili ma, secondo le disposizioni sul distanziamento, se ne può occupare solo la metà. Non siamo a pieno regime, ma è già importante il ripristino di un servizio molto importante per Milano.

Mancano all’appello cinema e teatro, bisogna attendere ancora fino al 15 giugno per frequentarli. Gli spettacoli riprenderanno con precise norme di sicurezza: un massimo di 200 spettatori al chiuso, 1.000 all’aperto, mascherine obbligatorie per il pubblico e per gli operatori delle strutture. Non è il massimo per i lavoratori del settore e neppure per gli appassionati, ma si può considerare un buon traguardo che l’attività teatrale e i cinema cittadini, che hanno subito un colpo durissimo, possano fare di nuovo cultura, proporre di nuovo spettacoli.

È una ripartenza con non pochi limiti. Valga solo l’esempio dei centri estivi per gli studenti che verranno tarati sulle normative di sicurezza anti-Covid: pensare ai bambini che non possono giocare liberamente fa capire che la normalità è un obiettivo ancora da conquistare. Sempre che sia davvero possibile ritornare a quello stile di vita che imperava solo quattro mesi fa: le aziende stanno ripensando i tempi di lavoro e gli impieghi dei dipendenti, lo smart working prenderà sempre più piede con la conseguenza che gli uffici saranno sempre meno affollati e i mezzi di trasporto pubblico sempre meno frequentati.

Cambierà anche il tempo libero: secondo il presidente della Triennale Stefano Boeri che ha ideato un Decamerone con spettacoli in streaming da viale Alemagna, non sarà possibile mettere da parte queste iniziative digitali che, anzi, avranno stabilmente un posto nella nostra vita. Persino il design, che ha dovuto subire l’annullamento del Salone del Mobile di aprile, si ripropone con vesti diverse con il Fuorisalone Digital: la Design Week, dal 15 al 21 giugno, si baserà su una piattaforma che prevede l’introduzione di due nuovi strumenti (Fuorisalone Tv e Fuorisalone Meets) e la possibilità di distribuire i contenuti su due nuovi canali (Fuorisalone Japan e Fuorisalone China).

Le idee per ripartire, insomma, non mancano. Per farle lievitare serve un nuovo slancio, dosi massicce di ottimismo e la forza di rispettare il virus senza temerlo come prima. Come ha spiegato a Mi-Tomorrow il presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici, «in giro c’è tanta voglia di fare, vedo venditori di fiori per strada che resistono anche se non vendono niente: per rivedere la Milano che conosciamo ci sarà davvero tanto da fare». Questa è la sfida, che la città sicuramente saprà raccogliere. Tempo al tempo.

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