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21. 05. 2022 20:55

Alcatraz sold-out per Coez: «Il club, la mia dimensione»

Giovedì arriva il Volare Tour, mentre il 21 maggio sarà tra i protagonisti di Radio Italia Live in piazza Duomo

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Dopo due anni di pausa, Coez è uno dei primi artisti a riprendere a piena capienza il tour riprogrammato in seguito all’emergenza sanitaria. Il suo Volare Tour tocca Milano con due sold-out: dopo i Magazzini Generali sarà il turno – giovedì – dell’Alcatraz.

Coez torna all’Alcatraz

Sono due le venue scelte per ogni grande città, un club piccolo e un club grande, un modo per ritornare agli inizi di gavetta, ma anche per permettere ai lavoratori del settore di tornare a lavorare a pieno regime. «Fermarsi in questi due anni non è stato facile – racconta il cantautore a Mi-Tomorrow –, ma il feeling ritrovato negli ultimi giorni in sala prove e nelle prime tappe è stato rincuorante. Stare sul palco è come andare in bicicletta, non si scorda mai come si fa».

coezIl Volare Tour segna 14 sold-out sulle 20 date programmate. La risposta del pubblico c’è.
«Tornare ai live è una boccata d’aria fresca dopo mesi di apnea, mi sento carico a mille, più del solito, ma anche con un po’ di ansia, quella buona, quella di tornare a sentire il calore delle persone. Spesso mi faccio delle domande su che pubblico mi troverò davanti, su quali siano effettivamente i dubbi, leciti, che possano avere le persone dinanzi a questo “liberi tutti”. Nonostante tutto, l’importante è partire. Poi vedremo come andrà».

Perché questi dubbi?
«Lasciare alle spalle quello che abbiamo vissuto è la speranza di tutti, certo, ma non credo che sia così facile. Riprendere le abitudini di prima – come andare ad un concerto, ad esempio – può aiutare: le persone si aspettano di tornare esattamente come si stava prima della pandemia, è questa la verità. Noi ci proveremo a farlo, pronti con un click a svuotare il cestino dei ricordi con uno o cento concerti, non importa. Il pubblico vuole questo».

Nel 2020 si viveva nel pieno della scena indie italiana, che del live faceva il pieno sostentamento. Cosa credi che sia cambiato oggi?
«Non catalogherei l’indie italiano in un’unica matassa. Di certo lo stop è arrivato in un momento di forte exploit per la scena, ma non è detto che tutti i nomi avrebbero trovato modo di funzionare con, o senza, pandemia in corso. Nell’ambiente indie gli artisti possono ritenersi a galla quando maturano una certa esperienza live, il nostro mondo si regge su quello, a differenza del rap ad esempio. Tutti siamo cresciuti nei piccoli club. Qualcuno tirerà su ancora qualche palazzetto, ma non tutti».

Tu hai scelto i club per tornare ad esibirti. Perché?
«Ho sempre amato questa dimensione: il pubblico in faccia, il sudore di un ambiente piccolo, la vicinanza delle persone tra di loro e con te che sei sul palco. Lo preferisco perché è un po’ come mantenere fedeltà alle mie origini. Qui si respira un mood diverso rispetto al palazzetto».

Alle spalle hai tre sold out all’Alcatraz nel 2017 e un doppio al Forum di Assago nel 2019. Si sa chi hai preferito, dunque.
«Senza dubbio radunare più di 10.000 paganti in un palazzetto fa bene non solo agli occhi, ma anche al cuore, perché regala un tipo di emozione particolare per il grande impatto visivo che ti regalano migliaia di voci che cantano insieme ed altrettanti telefonini accesi da coreografia. Non tutti in carriera si possono permettere un lusso del genere. Ma il club, per me, rimane la mia dimensione».

Campano di nascita, romano di adozione. In quale punto del tuo percorso arriva Milano?
«Arriva nel 2013 quando pubblico il secondo disco Non erano fiori, con l’etichetta discografica – qui insieme ad Undamento – che mi avrebbe, poi, accompagnato negli anni successivi, la Carosello Records. È stata la prima che ha creduto in me in assoluto. Ricordo che mi contattarono per proseguire l’onda rap/hip hop, ma io volevo iniziare un nuovo percorso, più vicino a quello che sentivo mio. Capirono questa mia necessità ed Ali sporche fu subito apprezzata, infatti».

E oggi ritrovi Carosello con Volare, il tuo ultimo disco.
«Mi hanno accolto che ero piccolo e con meno esperienza di oggi, hanno continuato a credere in me anche dopo la parentesi di Faccio un casino, che ho autoprodotto nel 2017. Sono tornato qui con È sempre bello e Volare perché mi trovo bene con gli autori e il feeling musicale è quello giusto».

Hai mai abitato a Milano?
«Si, per diversi anni in zona Lotto, vicino alla vecchia sede del Sole 24 Ore in via Monte Rosa. Avevo scelto di abitare lì per essere vicino ad alcuni amici. Pur non essendo in centro, ho riconosciuto subito in Milano il fatto di essere meno dispersiva e più concentrica rispetto a Roma. Tutto si raggiunge più facilmente, che sia in Enjoy, in taxi o a piedi. Qui puoi abitare ovunque, ti senti al centro del ritmo veloce della città. Ovunque».

Anche a livello professionale?
«Qui sono riuscito a sviluppare meglio il mio percorso artistico, non dal punto di vista sociale perché ho sempre lavorato con artisti romani, ma sul versante organizzativo: ho trovato le strutture predisposte per questo lavoro. Insomma, è stato facile diventare quello che sono oggi».

Giovedì alle 21.00
Alcatraz
Via Valtellina, 21/27
Biglietti: sold-out presso i canali di vendita ufficiali

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