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16. 05. 2021 08:08

Il ritorno di Alessio Bernabei: «Più Peter Parker che SpiderMan»

Alessio Bernabei racconta di sé e di Milano in occasione dell'uscita di Everest

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Giù la maschera: Alessio Bernabei si riaffaccia sulla scena musicale con una rinnovata e conquistata consapevolezza. Everest è il brano che segna il suo ritorno, in un ritratto ricco di sfumature inedite.

A che tappa del tuo percorso senti di essere arrivato?
«Mi sento ancora ai piedi della montagna, anche perché la vita è una scalata continua, c’è sempre qualcosa da imparare. Affronto tutto questo con filosofia e cerco di proseguire il viaggio, curioso di scoprire dove mi porterà».

Scrivere un pezzo come questo ti ha aiutato a liberarti di qualche zavorra?
«Sicuramente. Molte volte tendiamo a nascondere i nostri pensieri, tenendoci tutto dentro per non far preoccupare le persone care. Con questo brano mi sono aperto al 100%, maturando una nuova consapevolezza che, spero, porterà a raccontarmi in maniera sempre più trasparente».

Credi di aver raggiunto il giusto equilibrio tra chi sei e chi vorresti essere?
«Probabilmente ho raggiunto un equilibrio maggiore rispetto al passato, ogni esperienza è stata utile per ottenere una concezione migliore di me. Dai Dear Jack ai due dischi da solista Noi siamo infinito e Senza filtri, tutto è servito e mi ha arricchito. Oggi mi sento più Peter Parker che SpiderMan».

In questo ti è stato utile anche il trasferimento a Milano?
«È stato necessario per crescere. Calcavo palchi importanti, poi tornavo a casa da mamma e venivo accudito come un bambino. Ho voluto dare un taglio a questo cordone ombelicale, mi è servito per gettare le basi della mia indipendenza».

Come sei stato accolto qui?
«Rispetto a Tarquinia è come vivere in un’altra dimensione: il tempo passa più velocemente. Ho dovuto rimboccarmi le maniche, adeguarmi alle dinamiche di una città che ti offre mille spunti e opportunità, ma ti mangia se resti fermo. In ambito musicale, Milano mi ha dato la spinta e gli stimoli giusti per creare».

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