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14. 07. 2024 01:07

Fino al blackout, il ritorno di Baby K: «Non chiamatemi (solo) reginetta dell’estate»

La cantante racconta il suo nuovo lavoro discografico e la sua "vicinanza" con Milano

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Baby K firma testo, musica e coproduzione del nuovo singolo Fino al blackout (Sony Music/Columbia), un brano che interpreta la costante ricerca sonora della cantautrice e che sposa la necessità di raccontarla come donna e come artista.

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Quale parte di te, inedita, svela?
«Quella Claudia che vuole tornare all’essenza delle cose, che vuole essere combattiva e allontanarsi dalle parole che si spendono, troppo spesso, per le cose inutili. Se da una parte può mostrare un lato di leggerezza, il brano si identifica nella parte più profonda di me, su cosa voglio veramente in questo momento: zero chiacchiere, zero opinioni degli altri, solo quello per cui vale la pena combattere».

Ogni estate il tuo è tra i singoli più attesi. Come vivi questo aspetto?
«Essere etichettata spesso come reginetta dell’estate, per me, rimane un complimento. Mi sento di casa in questa stagione, grazie alla mia musica che vedo arrivare al pubblico su più livelli e che continua ad avere alte aspettative ogni estate. Ripetere, però, all’infinito questo trend non è naturale: non sono mai stata un prodotto studiato a tavolino, la mia etichetta mi ha sempre lasciato libertà artistica, che oggi si dirige verso altre direzioni. È stato indubbiamente un periodo storico fortunato, non rinnego nulla».

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Un periodo che ha dato alla musica italiana un discreto potere, anche economico.
«Mi fa piacere che venga preso in considerazione questo aspetto. Nel 2015 Roma-Bangkok – ad oggi unico disco di diamante nella discografia italiana, ndr – ha rappresentato uno spartiacque, una evoluzione, una scintilla dalla quale sono nate, poi, tutte le altre correnti, fondatrici di un vero e proprio mercato».

Quando lo hai realizzato?
«Non subito, perché nel vortice degli avvenimenti sei distratto da altro. L’ho capito dopo, quando anche gli addetti ai lavori si sono resi conto di cosa avevamo fatto, inconsapevolmente. Ad oggi sono in pace con questo successo e queste aspettative, scrivere Fino al blackout mi ha aiutato a rimettere me stessa come pilastro della mia vita: per ricominciare bisogna sapersi amare, nel verso “non c’è fine, è solo un altro inizio” c’è tutto».

Quale inizio è stato, per te, scegliere Milano?
«Sono nata a Singapore, cresciuta a Londra e poi Roma. Milano ha provato a far parte della mia vita già nel 2009, ma non ero pronta o non lo era lei per me. Nel 2017 ci tornai e trovai una dimensione di città perfetta per me, più verde, sorridente, viva, soprattutto adatta per il mio lavoro. Dopo l’Expo ho visto cambiamenti importanti e non l’ho più lasciata».

In quale zona vivi?
«Vicino Chinatown. Qui ho trovato quella dimensione esotica che soddisfa pienamente le mie origini. Una zona che corre, come me, ma anche attenta alle tradizioni».

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