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23. 07. 2021 23:06

Boss Doms, da Lauro a cultore della techno per tutti: «A Milano ho capito che avrei spaccato»

È qui che Boss Doms è diventato il fenomeno che conosciamo oggi:a tu per tu con il nuovo punto di riferimento della techno alla portata di tutt

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Quella del dj producer è una figura che, nel panorama europeo e mondiale, gode di molto rispetto. E che in Italia, un po’ alla volta, sta prendendo piede. Boss Doms la sta portando avanti in ogni modo possibile: collaborazioni e remix sono tutti finalizzati alla continua ricerca di suoni che sono per lui un vero e proprio cruccio.

Questa sua spinta “naturale” non gli fa dimenticare che il successo è arrivato grazie ad Achille Lauro, con il quale tra qualche giorno tornerà a condividere il palco del Festival di Sanremo. In un’edizione senza precedenti. Intanto ecco Pretty Face, l’ultimo lavoro di Doms – al secondo Edoardo Manozzi – il cui video sarà fuori proprio domani.

Dopo Elderbook, dove avevi collaborato con dei cultori della techno come il collettivo NHB, ora Kyle Pearce. Com’è nato il tutto?
«Dopo aver scritto il pezzo, sono entrato in contatto con questa upline stupenda di Kyle: ci stava alla perfezione. Poi ho cantato il ritornello e ho pensato: cosa c’è di più internazionale di un ritornello senza parole e solo con i cori?”. Sarebbe stata “cantabile” per tutti».

La versione definitiva del remix di Elderbook fu la sedicesima, in questo caso?
«La prima. Ci ho lavorato per mesi, ma alla fine è rimasta la stesura del primo giorno, delle prime due ore di lavoro. Avevo solo una strofa, poi ci siamo confrontati con Kyle Pearce, l’ho fatto ricantare e abbiamo aggiunto le parole della seconda strofa. Il tempo che abbiamo “perso” è stato quello della rifinitura: fra mix e master, ad esempio, ho cambiato dieci volte la batteria e dieci volte il kick. E alla fine sono tornato a quello del primo giorno».

L’ultimo Superbowl ha portato 20mila persone allo stadio, settimana prossima sarai al primo Sanremo senza pubblico della storia. Tu da che parte stai?
«Non vedo l’ora possa tornare il pubblico, la situazione è molto complicata e io conosco persone che hanno avuto pesanti lutti in famiglia, gente che se n’è andata in due settimane. Non mi sento di sentenziare, è una situazione troppo delicata. Non riesco a capire effettivamente quanto la situazione sia grave, non abbiamo le idee totalmente chiare su ciò che stia accadendo».

Insieme a Mk3, di cui sei consulente artistico dei progetti, avete firmato un protocollo per due borse di studio destinate ad artisti emergenti di Matera.
«Da sempre con Lauro, Angelo Calculli e Mk3 crediamo nei pischelli, perché lo siamo stati anche noi. Non avevamo una lira e volevamo fare questo lavoro a tutti i costi: magari avevamo talento ma non le disponibilità, abbiamo fatto i salti mortali per arrivare qui. D’altra parte, avere la possibilità di fare certe cose in età più giovane ti fa vedere il mondo da un altro punto di vista, partendo subito dal fatto che puoi trasformare il tuo sogno in un lavoro. C’è chi diventa milionario come The Weeknd, ma c’è anche chi vive di musica in maniera più serena e tranquilla. Queste borse sono un incentivo al fare. E, se si può fare, ci si può sentire gratificati».

Adesso è il momento di Clubhouse, il social della parola. Pensi possa essere un ritorno alla sostanza rispetto alla forma di altri social network?
«Credo che alla fine la sostanza la trovi ovunque. Certo, la devi cercare bene. Clubhouse non lo vedo molto per i giovani, mi ispira più Tik Tok. Ma la sostanza, ripeto, la trovi ovunque: devi solo affidarti alle persone giuste».

Credi di poter contribuire nel rilancio assoluto della techno, rendendola più affine ai gusti del grande pubblico?
«Non voglio cambiare il gusto della gente, non ho la presunzione di fare una cosa del genere. Voglio solo offrire qualcosa di diverso rispetto a quello che già c’è, qualcosa di unico. E non “unico” perché l’ho fatto io e non te. Bisogna portare qualcosa di diverso, spremere le meningi e produrre contenuti interessanti, originali. Si può pensare intelligentemente anche a dei crossoverati».

Isola una fascia di ascoltatori che non si ferma all’apparenza e “va oltre”: a quale target pensi di poter mirare più facilmente?
«Io faccio sempre un’osservazione: non devi fare musica per un target, devi trovare un target per la tua musica. Per ora mi rendo conto che, tra i miei ascoltatori, ci sono persone alla ricerca di qualcosa di nuovo, successivamente fidelizzati da quel che propongo. Sembra che non abbia hater».

I tuoi “bro”.
«Esatto. Sono tosti e mi seguono in quello che faccio. Sono la mia famiglia allargata. Non sono ascoltato dal comune fruitore di musica, ma per fortuna il mondo è grande. Se ti sposti in Olanda ci sono ragazze che qui ascolterebbero la musica da fighetti, mentre lì vanno a sentire l’Hard Style ai rave a 150 bpm con le casse distorte. E ti dirò: personalmente sono abituato al deliro, ma non riesco a farmi una serata hard style».

Qual è il bello di maturare?
«Che domanda filosofica (ride, ndr). C’è il bello e il brutto, tante cose sono belle quando non le conosci, poi dopo diventano “la ricerca di qualcosa di meglio”. Quando maturi, invece, ti senti più sicuro su alcune cose. Hai più esperienza. Questo è il bello di maturare: l’essere più grande, anche più complesso».

Un tuo errore madornale?
«Credo tutto succeda nel momento in cui deve, non penso di aver fatto errori madornali. Ho fatto cazzate che, poi, hanno portato a qualcosa di magnifico che non ci sarebbe mai stato se prima non avessi fatto quell’errore. Poi ne faccio talmente tanti durante il giorno… Si dice che il successo sia una collezione di insuccessi. Quindi viva le cazzate madornali, viva gli sbagli».

Qualche tempo fa, hai provato a risvegliare Milano dalla Terrazza Martini. Cosa apprezzi particolarmente di questa città?
«Il suo dinamismo, la mentalità sul lavoro molto pragmatica e risolutiva, poi l’attenzione verso i giovani, la creatività, lo spazio alle startup. Milano mi attira, mi stimola. Mi ricordo il giorno in cui arrivai qui: avevo 26 anni e vedevo pischelletti di diciannove che già avevano un lavoro super impostato, che guadagnavano bene, molto più di quanto guadagnassi io a diciott’anni. A Roma soffrivo questa cosa perché ho sempre lavorato come un pazzo. Avevo tre impieghi in contemporanea: facevo le buste paga, il cameriere e la sera mi mettevo a suonare».

Che ricordi hai di Edoardo bambino?
«Mi allenavo e andavo in palestra, facevo due giorni uno sport, tre giorni l’altro… Il sabato e la domenica andavo a fare attività in giro: allo Stadio Olimpico c’erano i ragazzini che andavano sullo skate, quelli che breakavano. Ho sempre preso tutto con tanto agonismo. E quando sono arrivato a Milano e ho visto che anche i giovanissimi stavano davanti a me perché erano abituati a trottare di più, mi sono gasato. Ho capito che, se mi fossi fatto il mazzo, avrei ottenuto qualche risultato. Ed eccomi qui».

Domani fuori il video di Pretty Face

Pretty Face, fuori dal 19 febbraio, è una provocazione, un invito a riflettere sull’importanza che ciascuno ricopre all’interno di una società sempre più distanziata, che costringe a coprire i volti e induce all’omologazione. L’estro artistico di Boss Doms, unito al featuring con Kyle Pearce, dà vita a un brano che celebra l’importanza di essere se stessi e di liberarsi dalle sovrastrutture, dai ruoli e dagli stereotipi che vengono imposti dall’esterno o che spesso ci si autoimpone per compiacere gli altri, affinché si possa ritrovare e accettare con orgoglio la propria inestimabile autenticità. Domani è il giorno del video, fuori su tutti i canali digitali.

4 curiosità su Boss Doms

  1. La moglie di Boss Doms è Valentina Pegorer, che ha conosciuto quando ha partecipato a Pechino Express
  2. A novembre si è esibito con un inedito dj set live in streaming dalla Terrazza Martini di Milano, per dare un messaggio di speranza ai lavoratori dello spettacolo
  3. La figlia di Boss Doms e Valentina Pegorer si chiama Mina, in onore alla regina della musica italiana
  4. Ai messaggi degli haters che non condividono il look di Doms, Valentina risponde sempre: «È un buon padre e gli schemi sono solo nelle menti di chi se li prefissa: siate sinceri con la vostra natura».

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