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06. 12. 2021 13:06

La musica di Chadia Rodriguez contro le violenze domestiche: «Nessuno ci può giudicare»

Tre storie contro la violenza sulle donne e il body shaming: Chadia Rodriguez convince pubblico e critica con Bella così

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In cima alle classifiche di Spotify e alle tendenze di YouTube, Chadia Rodriguez alza la voce con il singolo Bella così (feat. Federica Carta), nato come progetto più ampio contro la violenza sulle donne, il cyberbullismo e il body shaming. Per la rapper nata in Spagna da genitori marocchini – ora residente in zona Centrale a Milano – si consolida così un posto nella trap italiana, già conquistata con oltre centro milioni di stream.

 

A tu per tu con Chadia Rodriguez

Chadia, sei sorpresa del successo di questo brano?
«Non mi sarei mai aspettata un riscontro così positivo. Ma più che a livello personale, sono contenta per tutte quelle ragazze che si stanno esponendo in questo momento storico delicato. Non è facile parlarne, ho deciso di dare voce direttamente a loro, pubblicando su Instagram tre racconti di donne, ognuna vittima di violenza fisica o psicologica».

Come sei venuta a contatto con queste storie?
«In maniera diversa: Stefania la conosco da tempo, Greta è una mia fan, mentre Melissa è una ragazza che lavora con noi. Vederle unite alle mie amiche nella realizzazione del videoclip è stato motivo di grande orgoglio per me».

C’è un messaggio ancora più profondo di quello che già veicoli?
«Credo che nessuno possa giudicare la tua vita sulla base di preconcetti, che fanno solo male. Ognuno di noi deve prendere atto di quello che è e che vorrà essere, senza paura. Bella così tratta proprio di questo».

Durante il lockdown, molte donne sono state obbligate a convivere con le proprie problematiche casalinghe.
«Anche per questo mi sono sentita in dovere di essere vicina a queste donne, per il massimo che ho potuto. Non sono un medico o uno psicologo, ma è importante far sapere loro, anche attraverso la musica, che c’è sempre qualcuno disposto ad ascoltarle».

Cosa pensi dei social?
«Il loro utilizzo, oggi, è totalmente sbagliato: i miei colleghi li usano come una patina che li separa dalla realtà. Andrebbero interpretati proprio per il contrario, per avvicinare le persone».

«Ho fatto una corazza, un’armatura che mi protegge dalla gente, dalla paura». Ti sei sentita accettata in una città cosmopolita come Milano?
«In realtà non mi sono mai sentita in dovere di lasciarmi influenzare dal giudizio di chi mi vedeva diversa solo per il mio aspetto o per le mie origini. Se non mi conoscono, non possono giudicarmi e se non possono giudicarmi, non possono nemmeno condizionarmi».

Sei nata nel 1998. Cosa ti senti di dire alla tua generazione?
«Di non dimenticarsi quanto siano in grado di cambiare il mondo. Siamo noi gli adulti del domani: le decisioni che prendiamo oggi cambieranno il nostro futuro».

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